Magazine

Quanto pesa la mia spesa!

di Giada Magnani

Pubblicato il

È possibile cambiare il mondo facendo la spesa giusta? È vero che noi consumatori possiamo imporre le scelte e preferenze alle grandi aziende?
Il carrello della spesa è uno strumento potente quanto il voto ed è scegliendo un prodotto a discapito di un altro che arricchiamo un’azienda piuttosto che un’altra. Ne siamo consapevoli?
Le imprese sfruttano manodopera e scialacquano materie prime mentre noi consumatori siamo il loro braccio destro. Perciò non possiamo chiudere gli occhi davanti alle guerre fatte per il petrolio,  alle foreste abbattute per i nostri capricci, agli allevamenti intensivi di mucche da hamburgher che tolgono il grano alle persone affamate, allo sfruttamento dei mari, delle terre, alle emissioni di gas e ai rifiuti che lasciamo intorno a noi. Se scegliamo i prodotti da mettere nel carrello senza criterio, diventiamo complici dello sfruttamento.
Fare la spesa infatti non è soltanto rispondere ad un gusto personale, così come ci sentiamo dire ogni giorno, ma è un fatto che riguarda l’umanità. Come fermare le ingiustizie?
Attraverso il consumo critico e responsabile, lo strumento che ci consente di influenzare le aziende.
Appena ci svegliamo la mattina, con le pieghe del cuscino ancora sul viso, la prima cosa che facciamo è metter su il caffè. Ecco, tutte le mattine pensiamo a quel benedetto contadino che ci fa iniziare bene la giornata. Ci siamo mai chiesti come si chiama, come sta, dove abita, se riesce a sfamarsi con quello che guadagna e se viene trattato bene dall’azienza per cui lavora? La vita di quel contadino dipende da noi. Smettere di bere il caffè non serve; piuttosto, potremmo diventare attivi ed equi acquistando caffè da quelle aziende che trattano dignitosamente il nostro nuovo amico contadino. Possiamo diventare attori attivi senza limitarci a guardare lo spettacolo con indifferenza, ma operando scelte che rendano possibile la nostra idea di giustizia. Gandhi diceva “Diventa il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.

Altra questione che ci tocca affrontare almeno una volta a settimana: perché quando facciamo la spesa entriamo al supermercato con una lista tipo “Tre carote, ½ l di latte e 4 uova” e usciamo con un carrello tanto pieno da aver bisogno di qualcuno che ci dica dove mettere i piedi? Mettiamo pure il buono del 30% di spesa, il prendi 6 e paghi 4, il tutto a 99 cents etc, ma è davvero così? Dà soddisfazione tornare a casa convinti di essere astuti eroi del risparmio, ma la maggior parte delle volte abbiamo comprato troppo e speso altrettanto. Consumo critico significa perciò anche evitare gli eccessi: non ha senso comprare il pacco da 12 uova e poi buttarle la settimana dopo nel cestino. Evitare gli sprechi è una medicina per il portafoglio e l’ambiente.

A questo si aggiunga il seguente interrogativo: sappiamo scegliere i giusti prodotti di stagione e locali? Acquistare a chilometro zero significa preferire prodotti della zona per favorire i piccoli produttori e dire no all’inquinamento causato dai trasporti delle merci da una parte all’altra del globo. Sapere quali siano la frutta e la verdura di stagione significa non solo rispettare la natura ma anche il proprio corpo, seguendo quei ritmi naturali che andavano tanto di moda quando ancora non si potevano mangiare le fragole al cenone di Natale. Possiamo investire 30 secondi di tempo per leggere le etichette e cercare il luogo di produzione, oltre a scegliere prodotti che abbiano pochi incarti, e riciclabili. Ad esempio, non tutti quelli che scrutano il banco surgelati sanno che le scorie prodotte in un anno da un allevamento di 200mila salmoni sono pari ai liquami di una città di oltre 60mila persone. Riguardo al consumo critico di pesce, da tempo Slow Fish ha stilato e diffuso una serie di regole, che in sintesi sono: pesce di stagione, non di allevamento intensivo, nostrano e di giusta taglia; evitare salmone, tonno rosso, gamberi tropicali allevati, pesce spada, datteri di mare, bianchetti, e consumare con la massima moderazione cernia bruna e merluzzo.

Non consumare non è possibile ma si può farlo di meno e in maniera più consapevole. Un esempio sono i GAS (gruppi di acquisto solidale), gruppi famiglie che da tempo si sono riuniti per fare la spesa in maniera compatibile ed equa, acquistando prodotti provenienti da piccoli produttori locali per avere la possibilità di conoscerli direttamente e per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto. I GAS cercano prodotti biologici o ecologici che siano stati realizzati rispettando le condizioni dignitose di lavoro, cosicché la solidarietà diventa un mezzo per combattere molte ingiustizie e l’aggregazione per il rispetto e il risparmio. Ne esistono  circa un migliaio in Italia e sicuramente qualcuno è vicino a casa nostra.

Con più tempo e voglia di metterci in gioco, potremmo produrre in casa invece di acquistare, e riscoprire il gusto di una cucina che profuma di torta appena sfornata. Potremmo uscire dieci minuti prima e andare nei piccoli negozietti sotto casa per scegliere la carne dal macellaio con le braccia pelose e la battuta pronta che ci dà consigli di cucina, oppure bussare dalla fruttivendola acida-limone che ci dà notizie sui prodotti e su tutte le persone del quartiere.

Tutto questo può farci evitare cibi in scatola, merendine, bibite e altri prodotti di scarso valore nutrizionale oltre che migliorare la nostra autonomia e il nostro senso di appartenenza alla città. I più pazienti potrebbero coltivare un orto che offre cibo per il corpo ma anche lezioni di vita, mentre i più critici e indignati potrebbero cimentarsi nello scrivere lettere alle aziende spiegando quanto sia importante per noi acquistare prodotti che possano essere riciclati o chiedendo spiegazioni riguardo a comportamenti poco responsabili da parte loro.
L’importante è che, carrello dopo carrello, ci prendiamo a cuore il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo.

Libri consigliati:
Guida al consumo critico 2012- Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Libri di Andrea Segré
Guida alla spesa biologica- Rita Imwinkelried, Nicoletta Pennati

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: