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Transiberiana, il ponte tra due mondi

di Luca Rasponi

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Più che un viaggio è una filosofia di vita. La Transiberiana è la ferrovia più lunga del mondo: 9.288 chilometri di binari che collegano l’Europa all’Oriente da Mosca a Vladivostok, in pratica un ponte tra due mondi. Ma tutt’altro che un itinerario consueto, almeno da un punto di vista storico.

La ferrovia infatti è stata completata all’inizio del Novecento, dopo che per secoli le rotte commerciali avevano percorso altre strade, come ad esempio la Via della Seta. Perché? Semplice: con il suo clima ostile, la Siberia non è certo la regione più semplice da attraversare per chi voglia recarsi dall’Europa alla Cina. E in effetti i percorsi più antichi transitavano tutti al di sotto del mar Caspio, attraversando il Medio Oriente, gli odierni Iran, Afghanistan e Pakistan per poi arrivare in Estremo Oriente.

Tutti ad eccezione della Grande Via Siberiana, costruita con enorme fatica tra il 1730 e la metà dell’Ottocento. Una strada carrabile che univa Mosca alla Cina attraversando la parte meridionale della Siberia, e creando un collegamento di primaria importanza per l’Impero russo fino alla seconda metà del XIX secolo. Ma all’epoca del suo completamento la grande strada era già superata nei fatti dal progresso tecnologico: negli anni ’60 dell’Ottocento, infatti, negli Stati Uniti veniva costruita la Pacific Railroad, prima ferrovia transcontinentale americana.

Da qui dunque l’esigenza di una ferrovia in grado di collegare la Russia europea e l’Asia: sollecitata più volte dai governatori russi della regione pacifico-asiatica, l’idea era già stata concepita negli anni immediatamente successivi al 1850, ma rimase inattuata fino alla fine del secolo. Con l’avvento dello zar Alessandro III, nel 1880 si tornò a parlare della Transiberiana, un’opera che – a quei tempi – si configurava come una sfida estrema da numerosi punti di vista.

Primo tra tutti quello economico: dopo aver respinto le avances dei costruttori esteri interessati, nel 1891 lo zar affidò la realizzazione della ferrovia a un manipolo di ingegneri posti di fronte all’obbligo di realizzarla con un budget inadeguato e una manodopera ridotta all’osso. Come racconta Anthony Lambert sulle pagine del Telegraph, questo li costrinse a scelte problematiche come la costruzione di ponti in legno invece che in ferro o acciaio.

Gli operai impiegati per la realizzazione dei lavori – circa 90mila, tra cui soprattutto soldati e carcerati – venivano trasferiti da un cantiere all’altro lungo l’immenso tracciato della ferrovia per far fronte allo scarsa quantità di manodopera disponibile, dovendo fare i conti con il clima ostile della regione nello spostamento da un luogo all’altro.

La volontà di costruire un’opera di tale portata contenendo le spese mostrò tutti i suoi limiti già durante la guerra della Russia contro il Giappone (1904-05), quando la ferrovia appena completata non riuscì a sopportare senza danni l’uso intensivo richiesto dal conflitto, evidenziando lacune colmate solo negli anni ’20 (la rete elettrica, cominciata nel 1929, è stata ultimata niente meno che nel 2002).

Oggi la Transiberiana, con oltre un secolo di storia alla spalle, è un itinerario turistico leggendario e ambito da numerosi viaggiatori in tutto il mondo. Prima di tutto dai russi, come testimonia Gianni Perrelli nel suo reportage per L’Espresso: la ferrovia più lunga del pianeta è infatti vista come «il viaggio del mito da fare almeno una volta nella vita, prima ancora che un essenziale servizio per collegare le tante facce del Paese».

Già, perché la Transiberiana attraversa 8 fusi orari – un terzo del mondo – entro cui sono comprese 12 regioni, 86 città e 16 fiumi. Un percorso, racconta ancora Perrelli, che tocca gli scenari geografici più vari, dalla periferia moscovita fino alla regione montuosa del lago Baikal, attraversando i boschi della taiga siberiana, passando per il freddo secco della steppa e le nevi della tundra, dove la compagnia quasi costante della neve richiede l’assistenza di una locomotiva rompighiaccio. E toccando luoghi simbolici come il confine tra Europa e Asia, segnato da un obelisco in stile sovietico nei pressi di Novosibirsk.

Per i viaggiatori di tutto il mondo la Transiberiana è un’avventura tra storia e cultura russe, un percorso indietro nel tempo attraverso città e luoghi legati per i motivi più vari all’immaginario collettivo. Proprio in virtù di questo successo ormai consolidato, fioccano siti italiani e stranieri che offrono la possibilità di costruire il proprio itinerario e prenotare il viaggio, oltre naturalmente alle guide dedicate esclusivamente alla ferrovia più lunga del mondo.

Se si considera che parallelamente alle persone sulla la Transiberiana transitano 250mila container merci l’anno e il 30 per cento dell’export russo, diventa evidente l’importanza economica che la ferrovia riveste anche e soprattutto al giorno d’oggi per l’economia del Paese. Questo è il motivo per cui, non più tardi di due mesi fa, «il premier Medvedev si è impegnato a investire entro il 2017 altri 260 miliardi di rubli» (circa 6,5 miliardi di euro) per modernizzare le linee Mosca-Valdivostok e Baikal-Amur, che collegano la Siberia alla regione pacifico-asiatica. Un miglioramento che incrementerà la capacità di trasporto delle due linee fino a 40 milioni di tonnellate di merci all’anno.

La leggenda della Transiberiana continua: da impresa epica al momento della costruzione a risorsa economica oggi giorno, passando per lunghi decenni che hanno creato un vero e proprio mito mondiale, per i viaggiatori e non solo. Altri centoventi di questi anni, allora, e oltre!

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