Magazine

Imola: ai confini della Romagna

di Lorenzo Sarti

Pubblicato il

Rocca di imolaNon sempre i confini politici coincidono con quelli territoriali e culturali; l’Emilia-Romagna può essere un esempio concreto di questa affermazione.

La storia di questa regione è attraversata da dominazioni spesso diverse; la sua parte orientale, la Romagna, dopo la caduta dell’impero romano e la fine dei comuni rimase costantemente sotto il potere papale, attraversando un periodo di forte stallo politico, non senza ribellioni e tumulti. La parte occidentale, l’Emilia, fu la patria dei ducati indipendenti – o almeno, così credevano di essere – influenzati politicamente e culturalmente da Lombardia ed Europa settentrionale. Ad oggi, questo confine così marcato non esiste più: la regione è unica, all’interno di uno stesso stato. Ma è divertente ogni tanto far emergere quel bonario campanilismo che contraddistingue la cultura italiana.

In questo momento della mia vita risiedo proprio ai “confini” della Romagna, a Imola; una cittadina di dimensioni modeste, con la fortuna di sorgere proprio lungo quello che dall’epoca dei romani fu uno dei principali assi di comunicazione e commercio del paese.
Le origini di quest’area hanno inizio principalmente quando i romani decisero di far proprie le regioni dei Galli e civilizzare l’area alla loro cultura, occupando in maniera costante queste zone attraverso la costruzione di castrum e infrastrutture come la via Emilia. Secondo questi principi nacque Forum Cornelii, l’antenata dell’odierna Imola.

Il nuovo centro presentava tutte le tipologie della classica città di fondazione latina: il centro sviluppato lungo cardo e decumano, rispettivamente oggi via Appia e via Emilia; un foro per il commercio; un anfiteatro con fondamenta in muratura e una struttura lignea come spalti per il pubblico.

Grazie alla posizione commercialmente strategica, nei pressi di uno dei più importanti assi di comunicazione dell’impero, Forum Cornelii divenne una delle città più ricche del nord est, con una popolazione che si aggirava attorno ai 5000 abitanti.

Non tardò ad arrivare anche il rovescio della medaglia: la facilità nel raggiungere l’antica Imola facilitò l’aggressione dei barbari durante le varie scorrerie all’interno dell’Impero; la città, non essendo luogo di confine, non possedeva una forte cinta muraria, e non era bellicosa nè preparata alle armi, in quanto dedita principalmente al commercio. Per questo, la caduta dell’Impero Romano segnò, come per molte altre aree della penisola, una forte crisi economica e sociale, portando la città quasi a scomparire. Venne ricostruita solo in epoca bizantina e successivamente longobarda, perdendo però il lustro avuto nei secoli precedenti e rimanendo quasi nell’anonimato rispetto ad altri centri limitrofi.

Il periodo medioevale fu caratterizzato da varie dominazioni, tra cui quella degli Sforza, che lasciarono alla città una splendida rocca ancora quinta scenica per concerti, matrimoni e rappresentazioni pubbliche; l’estetica stessa del complesso richiamò lo stesso castello sforzesco della città meneghina, come per altro nelle piccole rocche presenti nei centri confinanti con Imola.

L’epoca moderna fu caratterizzata da due scelte importanti che resero nota la città sia nel panorama nazionale che in quello mondiale: la nascita dei primi centri di cura psichiatrici della città (manicomi) sotto la gestione di importanti figure mediche dell’epoca, e la fondazione dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari.

Osservanzapiccola

Il primo ospedale psichiatrico venne aperto a metà dell’ Ottocento, ma fu il dottor Luigi Lolli a portare ad alti livelli la cura psichiatrica degli istituti imolesi; nella seconda metà del XIX secolo ultimò i lavori della costruzione del nuovo complesso denominato “Osservanza”. Il complesso rappresentava un esempio di costruzione all’avanguardia e moderna per l’epoca, nel panorama delle case di cura. Ad oggi il parco dell’Osservanza è una grande potenzialità per la città romagnola ed è stato presentato già un progetto per la riqualificazione con la partecipazione, in una prima parte, dell’arch. Gae Aulenti.

La passione per le moto di alcuni cittadini portò nella città diverse manifestazioni, giungendo alla volontà di fondare un circuito proprio; le prime gare, dal 1926 fino circa gli anni ’40, si svolsero all’interno della città, dove le strade erano asfaltate. Col passare del tempo e con la volontà carismatica di alcuni personaggi, tra cui Francesco Costa, si riuscì a costruire nei pressi del parco delle acque minerali l’autodromo cittadino; il circuito ospitò fino al 2006 il GP di formula uno, regalando diverse soddisfazioni alla cittadinanza per il forte flusso di turisti nei pressi della città. Il circuito fu anche oggetto anche di accese polemiche per la pericolosità del tracciato, al punto che è difficile dimenticare la morte di due piloti nello stesso fine settimana: Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. Oggi l’autodromo è ancora utilizzato principalmente per gare motociclistiche e in alcuni giorni della settimana, durante la bella stagione, viene aperto alla cittadinanza.

Infine: l’aspetto che caratterizza una città piccola e laboriosa come Imola è la forte presenza della cooperazione nel settore industriale e non solo; la maggior parte delle imprese che operano nella zona sono cooperative sociali e in alcuni casi, come la Sacmi o la Cooperativa Ceramiche Imola, sono esempi di forti industrie affermate nel panorama internazionale.

speciali_autodromo_imola_10_2012_07-450x300

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: