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Fuck for forest: fate sesso e salverete il mondo

di Filippo Urbini

Pubblicato il

fuck-for-forest (1)Nel 2004, su iniziativa dei norvegesi Leona Johansson e Tommy Hol Ellingsen, nasce “Fuck for Forest” (FfF), la prima ONG eco-porn al mondo finalizzata a salvaguardare le foreste pluviali attraverso la vendita di video soft porn a sfondo ambientalistico.

Come ha spiegato Tommy Hol Ellingsen alla BBC «l’obiettivo dell’organizzazione è liberare le nostre menti, recuperare il contatto con la natura, con noi stessi, con il pianeta» sovrapponendo il concetto di pornografia a quello di ambientalismo, percependo la liberazione sessuale non tanto dissimile dalla liberazione dell’ambiente dalle varie minacce che lo assediano. Il primo sostenitore del movimento è stato proprio il governo norvegese che per sei mesi ha elargito sussidi pubblici a cui si sono aggiunti i finanziamenti privati raccolti attraverso la vendita (sul sito dell’ONG) di foto e video porno amatoriali girati dai vari volontari in svariate combinazioni sessuali.

Risulta alquanto complesso classificare questo movimento. Secondo gli attivisti di FfF «Il sesso è spesso utilizzato per farci acquistare tanti tipi di prodotti, di stronzate e di idee, quindi perché non utilizzarlo per una giusta causa?»

In poco tempo il riconoscimenti dell’organizzazione crebbe, tanto che nel 2006 il documentario Fuck (una raccolta dei migliori video amatoriali) partecipò al Festival del cinema di Cannes.

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Tuttavia i primi problemi non tardarono ad arrivare. Molti movimenti ambientalisti non condividevano che l’autofinanziamento avvenisse attraverso la vendita di video hard girati da stravaganti attivisti. I primi a defilarsi furono il WWF olandese e norvegese che non accettarono le donazioni di denaro fatte da FfF, così come l’associazione Arbofilia, operante in Costa Rica, che dopo aver portato avanti alcuni progetti di riforestazione con Fff decise di smettere la collaborazione per non compromettere la propria reputazione. Preso atto delle proprie difficoltà relazionali, l’ONG concentrò la propria attività quasi esclusivamente sugli indigeni del Costa Rica e delle foreste dell’Amazzonia.

Fuck_For_Forest_Dogwoof_Poster_800_600_85Nel 2012 il video maker polacco Michael Marczak, sensibile alle tematiche ambientali e incuriosito dalle iniziative di Fuck for Forest, decise di raccontare nel documentario “Fuck for forest – Have sex, save the world” l’attività del movimento, partendo dalla sede berlinese di FfF, vista con gli occhi di un ex fantino norvegese di 23 anni che rifiutò di partecipare alle Olimpiadi di Pechino del 2008 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul maltrattamento degli animali.

Nel documentario c’è tanto sesso e un lungo viaggio dalla Colombia fino all’Amazzonia, con l’obiettivo di salvare 800 ettari di foresta pluviale. Non vengono risparmiate critiche agli attivisti, dei quali viene enfatizzata la scarsa organizzazione e il difficile rapporto con le popolazioni indigene. Il regista, intervistato dal Guardian, rincara la dose sostenendo che a suo parere gli attivisti «stiano cercando di salvare le persone dall’altra parte del mondo, quando riescono a stento a aiutarsi l’uno con l’altro. Vivono in un piccolo paese delle meraviglie, seguendo le regole che loro stessi si sono dati. Non programmano mai niente, neppure quello che devono fare il giorno dopo. E poi i film che fanno sono davvero volgari».

Da parte di Fuck for forest non ha tardato ad arrivare la replica ai commenti di  Marczak, accusato di aver strumentalizzato la loro iniziativa per pubblicizzare il suo prodotto.
Ciò che resta è una certa perplessità su un’ONG che appare quantomeno bizzarra nelle sue modalità operative, e un dilemma: magari il sesso può davvero salvare qualcosa.

 

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Un commento per “Fuck for forest: fate sesso e salverete il mondo

  • Stefano Muratori ha detto:

    Che strano a leggerlo di prima battuta non si sa come classificarlo solidale, liberale? Boh?! Si potrebbe quasi dire, ma che male c’è, è a fin di bene! Gli stessi attivisti dicono “perché non utilizzarlo per una giusta causa”. Allora ci si chiede cosa sia giusto fare per la giustizia? Che equivale a cercare ciò che è bene fare. Se si può utilizzare una persona (o più nel caso del sesso) per un fine lodevole sarebbe per assurdo, ma neache più di tanto, torturare la figlia neonata di un terrorista per fargli rivelare il modo di sventare un attentato potenzialmente letale per più prsone? Fino a che punto è lecito utilizzare noi stessi e gli altri come mezzo e non come fine? Fino a che punto è lecito perseguire la massima utilità? Sono veramente moralmente diversi loro da quelli che magari le foreste le tagliano per massimizzare altri tipi di utile?

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