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Ultimatum allo scandalo delle carceri italiane

di Giada Magnani

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BARZELLETTA CARINISSIMA

imagesCA1ZZCZFOggi vi racconto una barzelletta. C’è un giudice che entra in un carcere italiano. Dopo aver attraversato tutto il corridoio e aver osservato gli uomini stipati dietro le sbarre, arriva all’ultima cella dove c’è un vecchio un po’ raggrinzito. Da dieci anni rinchiuso in 3 metri quadri di cella tra un materasso di fortuna, altri quattro letti occupati e un cesso per pisciare che non ha più una divisione col resto della stanza. Gli cigolano le ossa per l’acqua che scende dal soffitto quando fuori piove e l’artrite lo sta uccidendo, così come quell’epatite scoperta la scorsa settimana in infermeria. Non ha mai svolto un lavoro lì dentro,perché questo è un privilegio per pochi; trascorre quindi 20 ore al giorno in quel buco, sbattendo la testa contro il muro,abbracciandosi di nascosto sotto le coperte e a combattere contro gli scarafaggi e gli incubi, evitando il linguaggio violento dello spacciatore che lo molesta , bestemmiando contro Dio e contro l’ora d’aria che coincide con la doccia, pensando alla guardia che lo chiama morto vivente e che gli batte la mano sulle chiappe ogni volta che lo vede. Pensando alla vita che non ha più, che è un’ingiustizia quella che i più considerano giustizia. Il giudice allora lo guarda e gli fa:

 

“Articolo 27 comma 3 della Costituzione Italiana: ” Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

art.13 – Il trattamento penitenziario deve rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto. Nei confronti dei condannati e degli internati è predisposta l’osservazione scientifica della personalità per rilevare le carenze fisiopsichiche e le altre cause del disadattamento sociale. L’osservazione è compiuta all’inizio dell’esecuzione e proseguita nel corso di essa. […]

art.15 – Il trattamento del condannato e dell’internato è svolto avvalendosi principalmente dell’istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive e agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia […]

 

Carina vero?

Peccato che non sia una barzelletta ma un quadro delle carceri italiane, che appaiono a dir poco luoghi bestiali.

 

ULTIMATUM ALL’ITALIA

SOVRAFFOLAMENTO CARCERI FOTO DI ARCHIVIOIl 9 gennaio 2013 La Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato  l’Italia per  “trattamento inumano e degradante” di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza che avevano fatto ricorso. Nella sentenza la Corte invitava l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.
Poiché la Corte aveva già ricevuto più di 550 ricorsi da altri detenuti, i giudici hanno chiesto all’Italia di prevedere pene alternative al carcere e  a dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che permetta di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei propri diritti.

Siamo però a buon punto: seguendo le direttive europee, l’Italia ha imposto negli allevamenti di suini 6 metri quadri  per ogni animale mentre nelle carceri ogni detenuto trascorre 20 ore al giorno in 3 metri quadri nelle condizioni descritte nella barzelletta. Privilegiare i diritti dei maiali è infatti un atto ben giustificato perché del maiale non si butta via niente, mentre un condannato è solo buono da marcire.

 

L’Italia  oggi ha un grande primato nell’Unione Europea: il nostro tasso di affollamento è infatti del 142,5%  e cioè 140 detenuti ogni 100 posti.

UN PO’ DI NUMERI E DI STORIA

Il 13 gennaio 2010 veniva dichiarato lo stato di emergenza per il sovraffollamento carcerario; dopo questa data i provvedimenti presi erano la “legge svuota carceri” e il decreto per il “piano carceri”.407817

La “legge svuota carceri” ( legge n. 199 del 2010) prevedeva la possibilità di scontare l’ultimo anno di pena in detenzione domiciliare e nel dicembre 2011, con un decreto, si estendeva a 18 mesi. Ma si trattava di una legge troppo debole e poco estesa perché il  numero dei detenuti alla fine del 2009 era di 64.791 mentre a fine 2012 saliva a 66.685.

E il Piano Carceri? Sono trascorsi più di tre anni ma ad oggi nessun nuovo posto letto ha visto la luce. Subito dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nel 2010, il governo Berlusconi in pochi mesi metteva  in piedi un magnifico Piano Carceri che oggi è già un ricordo platonico: 675 milioni di euro per la realizzazione di 9.150 posti letto, ripartiti tra 11 nuovi istituti penitenziari e 20 padiglioni da costruire in carceri già esistenti.

379446Col Governo Monti la crisi economica ha stretto la cinghia e i decreti, e nel maggio del 2012 veniva presentata una versione ridotta e meno ambiziosa del Piano Carceri: degli undici nuovi istituti carcerari ne restavano quattro (Torino, Pordenone, Catania e Camerino). Il numero dei padiglioni, da venti, si riduceva a diciassette e si contavano 228 milioni di euro in meno rispetto a quelli previsti originariamente. Nella propaganda del governo c’era però la promessa di tantissimi nuovi posti letto che diventano 1.573. In realtà il numero si riferiva a carceri in via di costruzione da oltre un decennio, che con il Piano non hanno niente a che vedere.

Il piano di edilizia penitenziaria è finito nel settembre 2012. Soldi per nuove carceri non ce ne sono. E quelli che ci sono non bastano neanche per ultimare le costruzioni già avviate in anni passati.

 

CONCLUSIONI DEI VARI PROVVEDIMENTI

La legge “svuota carceri” (2010) e il decreto per il “piano carceri” non hanno quindi dato i risultati sperati. Le soluzioni al sovraffollamento carcerario erano orientate a ridurre i detenuti o ad aumentare i posti letto. Ma un dato su cui riflettere è che dietro le sbarre ritorna il 68,45% per recidiva e questo significa un fallimento della pena. Bisognerebbe quindi pensare al senso che ha la condanna: la prigione è soltanto un posto dove sbattere e untitledammassare chi riteniamo scomodamente colpevole o serve ad applicare la giustizia nel senso più umano del termine creando un luogo di educazione, di recupero e di comprensione? Secondo quanto riportato dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel corso dell’anno scolastico 2010/2011 meno di un quarto della popolazione carceraria ha frequentato corsi attivi presso gli istituti penitenziari e poco più di un decimo ha portato a termine con successo un percorso di studio.

CHI SONO I DETENUTI

Si tratta di una situazione complicata, mancano i soldi per sfamare le famiglie, occuparsi anche di delinquenti è chiedere troppo. Cesare Beccaria nel pieno del ‘700 scriveva <<Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa>>.  Abbiamo fatto dei grandi passi in avanti, soltanto sulla luna però.  Ma chi sono le persone che popolano le carceri italiane? Il 40,1% dei detenuti nelle carceri italiane si trova in cella non per scontare una condanna definitiva, ma in custodia cautelare. I detenuti sono soprattutto uomini mentre le donne rappresentano il 4,2% del totale, principalmente di nazionalità italiana. I reati  maggiormente diffusi tra i detenuti sono quelli contro il patrimonio seguiti da quelli per violazione della legge sulle droghe e quella sull’ immigrazione.

ALCUNE RIFLESSIONI

imagesCAYTUK4VPartiamo dal fatto che anche il più atroce criminale resta persona e come lui nessun altro condannato deve vedersi trattare come una bestia, anzi peggio. Nel film “Dead Man Walking”, suor Helen Prejean ad un certo punto dice: <<Ogni persona vale più della sua peggior azione>>. Se la legge tutela i diritti fondamentali ma lo Stato non ne garantisce il rispetto e non applica l’uguaglianza della pena, non ci resta che chiedere aiuto alla parte più umana di noi, quella che forse ci porterà davvero a considerarci uomini evoluti: proviamo a parlare di sentimenti condivisibili con chi è in carcere dimenticandoci per un secondo della loro colpa. Rabbia, rancore, senso di colpa, senso di vendetta,  malinconia, dolore, paura, spavento, stanchezza, afflizione, soffocamento, frustrazione, senso di abbandono, bisogno di sfogarsi, di camminare, di redimersi, di imparare, di perdonare, di urlare, di sdraiarsi, di esprimersi, di raccontare, giustificarsi, confessarsi. Noi cosa possiamo fare se la legge e lo stato non vi arrivano? Le storie delle persone sono tutt’altra cosa. Quanto siamo coinvolti in questo? Solo a pensarci fa paura.

ALTRI ORRORI IN CARCERE

Esistono spettacoli raccapriccianti all’interno di carceri che spesso sono teatri dell’orrore, con tanti attori e un pubblico che spesso pensa che non valga nemmeno la pena lanciare qualche ortaggio come protesta.

Ecco alcuni esempi.

1.VIOLENZE

stefano_cucchi_la_russauntitled3Sono passati più di 25 anni dall’entrata in vigore della convenzione Onu (1987) contro la tortura. Convenzione che l’Italia non ha mai applicato tanto che ancora oggi il codice penale italiano non prevede il reato di tortura. Questo significa che la Legge se ne frega di pestaggi  ingiustificati, digiuni forzati,  celle di isolamento invernali senza finestre ed estive con soli due buchi alle finestre per far filtrare l’aria afosa. Si sente parlare di violenze sessuali anche in carceri minorili e morti ingiustificate perse in qualche carta d’ufficio. E’ questa la giustizia?

2.SUICIDI

In carcere le persone si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere  e circa un terzo dei suicidi ha un’età compresa tra i 20 e i 30 anni. Si è occupato di questo l’Associazione Ristretti nel dossier “Morire di carcere” che vede nel suicidio la perdita di speranza in chi è rinchiuso in una scatola di mattoni, molti dei quali in seguito alla scoperta di una malattia (non ci sono abbastanza strutture e personale sanitari, spesso non sono  adatti e succede che un momento fragile come quello della malattia si trasformi in trascuratezza o in tragedia)

I suicidi sono infatti la prima causa di morte (518, 56%); seguono la malattia (183, 20%) imagesCAYDS0RTe una categoria ‘da accertare’, che raccoglie i casi per cui è in corso un’indagine giudiziaria (177, 19%). A questi si aggiungono 26 casi di overdose e 11 omicidi. In totale 915. (dati 2012).

3.OPG

Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari sono un altro grande capitolo: istituti che, a seguito della riforma dell’ordinamento penitenziario della metà degli anni settanta, sostituiscono i vecchi manicomi criminali. I reclusi sono delle persone che hanno commesso un reato, ma sono soprattutto dei malati di mente che, come tali, avrebbero bisogno di cure. In questi luoghi sono attualmente recluse circa 1.400 persone.imagesCA78Y3H2

Nel 2008 alcuni membri del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa visitarono questi centri, ritenendoli non in linea con gli standard di un paese civile. Nel 2010 la commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale, guidata da Ignazio Marino, effettuò ripetuti sopralluoghi a sorpresa nei 6 Opg, concludendo che in queste strutture si assisteva a “pratiche cliniche inadeguate e – in alcuni casi – lesive della dignità della persona” (vedi la puntata di Presa Diretta, di R. Iacona, Malati reclusi all’inferno).

SIAMO PER SEMPRE COINVOLTI

Come si fa a parlare di dignità umana? Siamo davvero nella grande epoca del progresso umano e dell’avanguardia? Siamo lontani anni luce dallo sviluppo se ci dimentichiamo che il rispetto per la vita ha il primo posto su tutto e se non ce ne sentiamo coinvolti. In quei pochi metri di cortile senza riparo, dove anche con la pioggia e la neve viene fatta l’ora d’aria, forse sentiremmo piovere sul bagnato anche queste parole di de André:

 

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiam deciso di imprigionarli
durante l’ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un’altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

 

Link ad alcune associazioni che si occupano della situazione nelle carceri italiane:

Associazione Antigone

Inside Carceri: persorso dentro le carceri italiane

 

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Un commento per “Ultimatum allo scandalo delle carceri italiane

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