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La sanità ai tempi della crisi

di Lucia Pavolucci

Pubblicato il

La crisi economica che sta attanagliando l’Europa ha inevitabili ripercussioni sui servizi ai cittadini europei: il settore sanitario, che dovrebbe tutelare uno tra i più importanti diritti dell’uomo, sta infatti attraversando una fase di mutamento radicale. Specialmente l’efficienza del sistema sanitario italiano, considerato da lungo tempo un fiore all’occhiello fra le istituzioni del nostro Paese, sta mano a mano cedendo il passo ad altre realtà europee.

Ma quali sono gli aspetti più significativi di questo cambiamento? L’Health Consumer Powerhouse, un istituto di monitorraggio che analizza la qualità dei sistemi sanitari di diversi Stati, ha recentemente elaborato un report dove vengono mostrati alcuni indicatori di performance in materia di efficienza sanitaria. I dati sono ottenuti dalla valutazione dei sistemi sanitari dei 27 Paesi Ue e di altri 7 Stati europei non appartenenti all’Unione. Qual’è la situazione italiana rispetto agli altri paesi?

Sulla base dell’indicatore “diritti del paziente e informazione”, l’Italia si colloca al 10° posto a pari merito con Finlandia e Lituania, mentre Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito guidano la classifica. Per quanto riguarda l’accessibilità alle cure (prendendo come riferimento i tempi di attesa per una Tc, una terapia oncologica, un intervento chirurgico in elezione, una visita da un medico generale o specialista) l’Italia si posiziona al 22° posto assieme Bulgaria, Croazia, Finlandia, Slovenia e Regno Unito.

Nella categoria “outcomes” (insieme dei risultati ottenuti dai diversi programmi terapeutici sulle singole menomazioni e disabilità) l’Italia è all’11° posto, preceduta da Rebubblica Ceca, Irlanda e Lussemburgo. Analizzando invece l’indicatore “prevenzione: livello e distribuzione dei servizi erogati” il nostro Paese si colloca al 26° posto dopo Lituania, Polonia, Estonia e Grecia. Nello specifico questa categoria valuta la qualità delle campagne informative contro il fumo, il tasso di mammografie, la cure dentarie offerte dalla sanità pubblica e l’equità dei sistemi di cura.

Ranking Health Consumer Powerhouse 2012 Per quanto riguarda la “farmaceutica” (sviluppo di nuovi farmaci contro i tumori, accesso a nuove cure farmacologiche, utilizzo di farmaci contro la malattia di Alzheimer e schizofrenia) l’Italia è al 22° posto dopo Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Croazia e Grecia. Considerando tutte le categorie sopracitate l’Italia occupa la 21° posizione; i vincitori di questa classifica sono invece i Paesi Bassi, la Danimarca e l’Islanda. La Germania si assesta al 14° posto, la Francia all’8°, la Spagna al 24° e il Regno Unito al 12°.

Ma come vengono utilizzate le risorse economiche sanitarie a disposizione di ciascuno Stato europeo? La risposta viene dal calcolo di un particolare parametro, il “Bang-for-the-Buck score: questo indice considera la spesa pro-capite, la spesa parificata sulla base del potere di acquisto e la qualità dei servizi di cura. In sintesi l’indicatore testimonia il grado di ottimizzazione della spesa sanitaria: più alto è, più le risorse vengono utilizzate in maniera efficiente. Ciò significa che non è scontato che gli Stati europei più ricchi siano quelli in grado di utilizzare al meglio le proprie risorse.

Anzi il grafico in questione mostra una situazione ben diversa da quella che ci si potrebbe aspettare. Tralasciando i dati relativi alla Macedonia e Albania, non considerati affidabili per la esigua spesa sanitaria, appare evidente come paesi insospettabili siano ai primi posti della classifica. Estonia, Repubblica Ceca e Croazia occupano il podio, seguiti da Paesi Bassi, Islanda, Slovacchia e Danimarca. Tab BFBLa Francia si trova al 12° posto, la Germania al 21°, mentre l’Italia si trova al 26°. Bulgaria, Serbia, Malta e Spagna chiudono la classifica.

Questi risultati sono interpretabili in diversi modi: innazitutto la crisi economica ha obbligato molti Paesi europei a rivedere la gestione della spesa pubblica sanitaria con tagli mirati e ottimizzazione delle risorse a disposizione. Non a caso i Paesi vincitori non sono tra le grandi potenze economiche europee: il declino finanziario del vecchio continente ha gravato maggiormente sugli Stati minori, con conseguente necessità di fare il meglio con ciò che si ha a disposizione. Altra considerazione in merito è l’assenza di corruzione nei sistemi sanitari in cima alla classifica, con particolar merito della Repubblica Ceca, con conseguente beneficio sulla gestione economica sanitaria.

L’analisi dimostra che, nonostante la crisi economica, l’efficienza sanitaria in Europa – sia in termini di gestione sanitaria, che di prestazioni – sta migliorando, seppur con notevoli diversità tra i vari Stati europei. Infatti Paesi Bassi, Belgio, Finlandia e Lituania mantengono costante il loro grado di performance, mentre Austria, Italia, Spagna e Germania sperimentano un momento di difficoltà. Una lezione che si apprende da questo report è che chi punta sull’innovazione e la semplificazione ne ottiene benefici ragguardevoli. È il caso della Danimarca, che con l’introduzione delle-health  (insieme di risorse e tecnologie con supporto informatico sviluppate per la gestione delle pratiche sanitarie) ha ottenuto ottimi giudizi soprattutto per ciò che concerne i diritti  e corretta informazione del paziente.

Quali le note dolenti della situazione italiana? Rispetto ai dati del 2009, i tempi di attesa per l’accesso ad una visita specialistica sono aumentatitrend comune anche alla maggior parte dei Paesi analizzati – così come l’accesso ad un intervento di chirurgia non urgente (escludendo quindi la chirurgia in emergenza): il 90% dei pazienti attende più di 3 mesi per una simile prestazione rispetto al 20% dei cittadini svizzeri. Cattive notizie anche per quel che riguarda le infezioni ospedaliere: infatti oltre il 35% dei focolai infettivi causati dallo stafilococco aureo sono resistenti ai comuni antibiotici (Methicillin-resistant Staphylococcus aureus, Mrsa), con allungamento dei tempi di degenza, aumento delle complicazioni ospedaliere e necessità di utilizzare antibiotici più potenti e costosi. Anche il numero di parti cesarei è particolarmente elevato: costituisce ben il 35,7% delle nascite: solo Cipro e Grecia hanno percentuali maggiori.

Anche la gestione sociale e sanitaria degli anziani sul territorio italiano presenta limitazioni rispetto agli altri Stati. Grafico stato umoreInfatti la ricettività delle case di riposo e delle residenze protette destinate a questa fascia di età è ridotta:  solo 1.600 posti su 100.000 abitanti con età maggiore di 65 anni, rispetto gli 8.000 della Svezia. Ultimo dato non incoraggiante sul nostro Paese riguarda l’umore. Utilizzando uno speciale questionario sulla salute mentale, è risultato infatti che greci e italiani sono quelli che presentano maggior compromissione emotiva, mentre gli abitanti di Danimarca, Paesi Passi e Finlandia sono quelli con maggior benessere psicologico. Effetto collaterale della crisi?

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