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Girlfriend in a coma: le elezioni salveranno l’Italia dal declino?

di Silvia Bosio

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Girlfriend in a Coma locandina«There were times when I could have murdered her (but you know, I would hate anything to happened to her). No, I don’t want to see her. Do you really think she’ll pull through?». Così cantavano The Smiths nel brano Girlfriend in a Coma all’interno dell’album Strangeways (1987).

Proprio queste parole di odio-amore riflettono il contrastato sentimento di pessimista preoccupazione e recondita speranza che traspare dalle scene del film-documentario Girlfriend in a coma, diretto dalla giornalista Annalisa Piras con la collaborazione dell’ex direttore dell’Economist Bill Emmott.

Emmott, che nell’aprile 2011 titolava la copertina della nota rivista inglese Why Berlusconi is unfit to lead Italy?, economistha tratto la sceneggiatura del documentario dal suo ultimo libro Bad Italy, Good Italy con l’intenzione di raccontare il declino economico, politico e morale subito dall’Italia negli ultimi vent’anni. Il film non vorrebbe essere la solita sterile critica fatta di luoghi comuni, ma piuttosto sviscerare i problemi atavici che rendono il Bel Paese “la Mala Italia” e soffocano le energie vitali e propositive che potrebbero aiutare a superare una crisi che rischia di divenire irreversibile.

Nel documentario si affrontano, quindi, temi forti e “scomodi” quali la corruzione dilagante, il crimine organizzato, l’influenza della Chiesa sulla politica italiana, l’impoverimento culturale, la crescente grettezza e volgarità propugnata dai media (televisivi in particolare). Questo viaggio nell’Italia agonizzante, metaforicamente ritratta come la sagoma di una fanciulla in coma, viene effettuato attraverso la voce narrante dello stesso Emmott che visita luoghi significativi del paese e intervista rappresentanti di spicco del mondo politico, economico e culturale, tra i quali Umberto Eco, Roberto Saviano, Anna Camusso, Mario Monti, Sergio Marchionne, Nanni Moretti, Emma Bonino, Toni Servillo e tanti altri. Secondo l’Art Editor dell’Economist Fiammetta Rocco il punto di forza del documentario è la presenza di tante voci italiane, testimoni oculari di ciò che viene raccontato.

Alla prima del film, svoltasi il 26 novembre 2012 presso l’Institute of Contemporary Art di Londra, erano presenti molti registi, giornalisti, politici, diplomatici, ma anche cittadini italiani residenti all’estero. Da alcune interviste effettuate dopo la proiezione si comprende che il lungometraggio è riuscito a scuotere diverse corde interiori: non solo indignazione e sarcasmo di natura emotiva, ma anche una presa di coscienza sincera e risoluta sulla necessità di agire al più presto prima che la domanda “Se la caverà?” non trovi la risposta desiderata.

Lo stesso Bill Emmott ha dichiarato di temere che il film potesse offendere tutti: «Diamo un’occhiata alla corruzione istituzionalizzata, alla criminalità organizzata, al sistema politico cleptocratico, alla perniciosa influenza della Chiesa Cattolica e, ovviamente, a Mr Bunga Bunga, Silvio Berlusconi, che deve rispondere di una grande responsabilità in relazione all’accelerata decadenza dei costumi negli ultimi vent’anni».

La prima italiana di Girlfriend in a Coma era prevista per il 13 febbraio al MAXXI di Roma, ma poche settimane fa la direttrice Giovanna Melandri ha deciso di posticipare la proiezione dopo le elezioni politiche affermando che il MAXXI, in quanto istituzione pubblica nazionale vigilata dal Ministero dei Beni Culturali durante la campagna elettorale non può ospitare manifestazioni connotate di valenza politica. 67925_598559070170518_864890888_nChiaramente questo cambio di programma ha scatenato le proteste di Emmott, che ha parlato di censura e della dimostrazione concreta della tesi centrale del film, secondo la quale il declino italiano starebbe velocemente giungendo a un punto di non ritorno.

Èstata inoltre lanciata una raccolta firme per chiedere alla Melandri di tornare sui suoi passi. Ma l’esponente del PD non ha cambiato idea: durante una telefonata al programma Piazza Pulita di La7 si difende dall’accusa di censura, ribadendo che la sua intenzione è quella di garantire neutralità ad un’istituzione pubblica finanziata con il contributo dei cittadini. Aggiunge che dopo il 26 febbraio il MAXXI sarà ben lieto di accogliere il film e che, nel frattempo, nulla vieta una sua proiezione in sale private.

Infatti è proprio quello che sta accadendo. Di fronte al rifiuto dell’istituzione culturale, i registi hanno trovato dei canali alternativi per rendere visibile il film al pubblico in queste settimane. Va specificato, però, che si tratta di canali a pagamento o che richiedono una registrazione. Ad esempio, Sky Cinema Cult, in occasione della rassegna Cultpolitik, ha trasmesso il film in anteprima venerdì 15 febbraio alle ore 21. L’Espresso l’ha messo in vendita online fino al 13 marzo.

L’Università Ca’ Foscari di Venezia, in collaborazione con Adimer srl, invece, ha organizzato una proiezione del documentario presso l’Auditorium Santa Margherita mercoledì 20 febbraio alle 17:30. Ad essa è seguito un dibattito con gli autori, Emmott e Annalisa Piras, con Alberto Baban (presidente di Confindustria Veneto), Carlo Bagnoli (docente di strategia aziendale presso l’Università Ca’ Foscari) e Ardian Shima (Adimer srl).

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