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Motorshow a Bologna #2 – Il corpo perfetto è il tuo

di Lara Conte

Pubblicato il

L’immaginario che vede la figura femminile accostata e paragonata a macchine e motori di sorta è così datato che ha dato vita a un modo di dire: Donne e motori, gioie e dolori.
Un accostamento che nasce evidentemente da una prospettiva maschile, per un pubblico maschile.

Da cosa nasce questo accostamento?

Il richiamo alla sessualità (o sessualizzazione) è uno delle carte più utilizzate dal marketing per promuovere qualsiasi tipo di vendita a prescindere dal bene di consumo trattato. Il mercato automobilistico non sembra essere stato risparmiato da questa logica. Nei grandi eventi di pubblicizzazione, come ad esempio la grande vetrina del Motor Show, sembra emergere in modo più esplicito un’ottica puramente maschile volta a riprodurre un immaginario sottostante, che alcune/i non eviterebbero di definire sessista.

Ma oltre alle esigenze di mercato, ogni azione ha una sua conseguenza. Se il Motor Show si serve di un corpo, in questo caso femminile, per aumentare le vendite di un bene, in questo caso un’automobile, non si può certo tacciare la tale casa automobilistica di essere l’ideatrice di questa mercificazione a fini economici, ma certamente assume un ruolo di primo piano nel sostenere tale immaginario e confermare che la logica funziona e va sfruttata al massimo.

Di quali conseguenze sto parlando?
Accostando una persona a un bene di consumo si rischia di presentare lo stesso corpo come un oggetto di consumo con un relativo prezzo, specifiche prestazioni e una data di scadenza.

Ogni macchina ha le proprie caratteristiche vincenti per primeggiare sul mercato esattamente come la tipologia di corpo femminile scelto per presenziare in Fiera.
Le hostess hanno tutte le stesse caratteristiche: peso simile, altezza simile, modalità molto simili di curare la propria estetica. Queste ragazze rispondono a un determinato canone di bellezza considerato perfetto quindi vincente. Difficilmente vedremo mai una hostess del Motor Show oltre il suo peso forma e con il monociglio.

Caratteristiche estetiche che rientrano nell’immaginario socialmente accettato che abbiamo della Bellezza.

Chi guarda? Chi compra? Chi si riconosce?

L’8 dicembre L’Human Motor ha protestato anche per questo.
Hanno sfilato per il centro di Bologna il collettivo femminista Mujeres Libres e il collettivo politico-artistico Frangette Estreme organizzando per l’occasione un originale flash-mob all’interno della campagna Schifosa Pubblicità Sessista.

Attraverso le norme di bellezza le donne sono diventate degli utili di vendita e di  produzione” affermano le Mujeres Libres nel loro comunicato.

La Campagna nasce in Canada nel 2010, ideata dalla sezione femminista del collettivo studentesco ASSE-Solidaritè con lo scopo di “denunciare uno strumento attraverso cui il sessismo viene diffuso: la pubblicità.

Un’azione dimostrativa provocatoria che ha voluto unire la campagna alla protesta contro l’immaginario sessista promosso dal Motor Show. Le/i partecipanti erano vestite/i della propria nudità.

Al bando ogni artificio per opporsi alla tecnica del photoshopping, presentando la propria fisicità senza scelte estetiche quali la depilazione,lo scrub, la pulizia del viso, accentuando le proprie forme, le proprie peculiarità ed evidenziando il peso di ognuna/o, più o meno lontane/i da un peso forma ipotetico considerato adeguato per mostrare la propria nudità senza venir considerate oscene e/o inguardabili.

“La sovversione della perfezione corporea è la strada che adottiamo”.

Secondo il collettivo femminista “i canoni dominanti oltre ad essere troppo artificiosi sono anche pericolosi: i media offrono modelli di corpi pericolosi in quanto irraggiungibili e astratti. Vedersi in un corpo che non segue lo standard dettato dai mass media e dal marketing pubblicitario porta la donna a sentirsi frustrata e inadatta, in continua ricerca- attraverso diete,palestra, creme, interventi di chirurgia estetica e prodotti di bellezza – di una perfezione che in realtà la porta all’auto-distruzione”.

Una perfezione che esula dal contenuto ma va ad indicare un comportamento: la meticolosa emulazione del canone proposto/imposto.

“Durante la nostra autocoscienza sul corpo ci siamo trovate a riflettere su dove finisce il nostro gusto e dove inizia quello dettato dalla società”.

L’azione, a primo impatto volutamente provocatoria, aveva l’obbiettivo di invitare a un ragionamento critico le tante persone fermate nel centro di Bologna, incitandole a ripensarsi in maniera originale e personalizzata, facendo della differenza una ricchezza da salvaguardare e potenziare.

“Ma allora qual è il corpo perfetto? Il corpo perfetto è il tuo”.

 

 

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