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Uso e consumo

di Giada Magnani

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Il signor Uso è un uomo acqua e sapone biodegradabile, un insegnante idealista che la mattina ringrazia per l’invenzione del gas e che conserva il pollo avanzato dalla sera precedente per farsi un’insalata il giorno dopo. Ama circondarsi di amici e usa il proprio tempo per scrivere storie, per coltivare insalata in giardino e per discutere con grinta di politica e ipocrisie. Si chiede sempre se ciò che ha tra le mani sia necessario o soltanto un bisogno imposto a suon di manifesti e pubblicità e lotta ogni mattina per insegnare ai propri alunni che farsi domande è il primo passo per la libertà. Crede che il mondo sia come un grande albero che ci dona aria, cibo e linfa e che debba servire come riparo per tutti dalla pioggia. Non si può dire la stessa cosa del dottor Consumo, laureato in Economia dello Sfruttamento, appena ottenuta la laurea ha gettato quella carta straccia nell’aiuola della facoltà, evitando di centrare il bidone. Ha amici che chiama per capricci personali e coi quali si affogava di birra il sabato sera ridendo degli africani che bevono alcool per dimenticare ma poi non hanno soldi per pagarsi da mangiare. Mangia soltanto mele rosso-vernice, piatti pronti surgelati e acquista maglie cinesi perché convengono. Crede che il mondo sia una grande bibita da cui succhiare tutto quello che possa servire. Ma, come dice lui, è una bibita gassata perché deve dissetare ma anche essere un capriccio personale, da gettare una volta finito. Con il Natale a pochi passi, che ci saluta dalle vetrine ormai dal 1 ottobre, abbiamo sentito che il signor Uso e il dottor Consumo si sono candidati entrambi come sindaci di Sant’ Acquisto, un paesino calabrese vicino a Coscienza. Approfittiamo di questo evento per fare alcune riflessioni.

Se ci capita spesso di pensare alle creme per il viso e spalmabili sul panettone, alla macchina decappottabile, la casa delle bambole sull’albero, la televisione a quattro pollici e mille indici di ascolto, non sarebbe meglio domandarsi dove siano finiti i bauli pieni di scelte, di responsabilità e di credo che fan sì che i consumi, anche se necessari, non diventino un’arma di distruzione di massa e di coscienze? Potremmo immaginare di attaccare agli oggetti che consumiamo un’etichetta trasparente sulla quale scriviamo il significato che ha per noi, il perché e percome, il quanto davvero ci servano e se sia giusto che ne facciamo consumo e in che modo è bene usarli. In ogni etichetta che scegliamo di attaccare c’è una risposta a quello che siamo, a quello in cui crediamo e al mondo che vorremmo costruire intorno a noi. Cercando di non fare sconti alle nostre coscienze.

Possiamo imparare dal signor Uso ad informarci per farci sempre nuove domande, per tentare di  arrecare il minor danno possibile, per scegliere da che parte stare e  allenarci a fare buon uso di quello che ci viene presentato. Se dobbiamo sceglierci una mania, piuttosto che quella del fisico bestiale, la dieta all’ultimo grido, le sigarette al mentolo perché non scegliere la mania del consumo critico? E’ un ottimo modo per sviluppare un senso critico a favore del mondo e un ottimo modo di fare politica, perché occuparsi di uso e consumo, in fondo, è occuparsi del bene comune. Perciò se per caso vi sembra di scorgere Sant’Aquisto tra i paesaggi calabresi, magari potete suggerire a qualche abitante dove mettere la crocetta in cabina elettorale.

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