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ITI Caffè: rinasce nella legalità l’azienda confiscata alla mafia

di Claudio Carminati

Pubblicato il

CaffèLa storia della ITI Caffè è una storia di speranza. È la storia di una rivincita: quella di 11 onesti lavoratori, ma anche di un’intera città, Palermo. È la storia della prima cooperativa di produzione e lavoro sorta sulle ceneri di un’azienda confiscata alla mafia. Una storia dai mille risvolti e dalle mille sfumature, mille come le difficoltà che ne hanno segnato il cammino dalla nascita, avvenuta nell’ottobre 2009, fino a oggi.

A raccontarla è la viva voce del presidente Giacomo Moscato, in un’intervista rilasciata per Legacoop Informazioni in occasione dell’ultimo Welcome Day, tenutosi a Genova lo scorso 21 settembre: «ITI Caffè è un’azienda impegnata in una sorta di riscatto sociale, fondamentale soprattutto nella nostra terra. Un impegno importante, realizzato grazie al sostegno di Legacoop Palermo e Legacoop Sicilia, fondamentale per trovare il coraggio e la forza per andare avanti».

“Il coraggio e la forza”. Perché non puoi non aspettarti ritorsioni, quando hai a che fare con una cosca potente e radicata sul territorio come quella dei fratelli Graviano di Brancaccio, già noti per l’uccisione di padre Puglisi. «Ci sono stati diversi atti intimidatori localizzati in azienda e poi due personali direttamente a me». Episodi che non hanno scalfito la determinazione di un gruppo motivato a insistere sulla strada della legalità: «La situazione è davvero pesante, però lo voglio sottolineare: Legacoop ha creato quella rete che spesso le istituzioni tardano ad attivare, e siamo riusciti sia ad avere accesso al credito, cosa che le banche difficilmente garantiscono, sia a ottenere  tutta una serie di autorizzazioni a livello burocratico. Piano piano si procede a un rilancio dell’azienda che si spera possa produrre presto i frutti sperati».

Artefice del “miracolo” a fianco degli 11 soci è stata la magistratura, che – accertate le responsabilità – ha dato via libera alla costituzione della nuova cooperativa, escludendo le persone che a vario titolo risultavano coinvolte nella vecchia gestione: «Una parte degli ex dipendenti non è stata autorizzata dal tribunale a costituire la cooperativa. Il marcio non poteva continuare a trattenersi nell’azienda confiscata: si è cercato di mantenere posti di lavoro, togliendolo di mezzo. Sarebbe stato molto più facile procedere alla liquidazione della società, ma gli ex dipendenti che erano estranei ai fatti contestati con ogni probabilità sarebbero diventati manovalanza per la mafia. È stato un passo importante che la magistratura ha permesso di fare».

Nelle parole e nello sguardo di Moscato c’è tutto l’orgoglio di chi è consapevole di aver affrontato con successo le tante insidie di un’avventura piena di incognite, e pure ancora non è soddisfatto dei traguardi raggiunti: «Sono stati tre anni di buon fatturato, il bilancio ora è in attivo, però le potenzialità sono enormi, quindi si deve crescere assolutamente».

Dietro questa fiducia ci sono i risultati ottenuti, più che lusinghieri. E soprattutto la sensazione che qualcosa a Palermo e in tutta l’isola stia davvero cambiando: «C’è una risposta da parte del cittadino palermitano e siciliano, che ora sta più attento nell’acquisto del nostro prodotto: preferisce sostenere un’azienda che ha fatto un percorso di legalità comprando un caffè che, oltre a essere di buona qualità, ha quel marchio in più che è quello caratterizzato dal riscatto sociale».

Arrivare a questo risultato, del resto, non è stato semplice. La reazione del mercato nel momento della costituzione della cooperativa è stata tutt’altro che positiva: «Quando l’azienda è rientrata in un contesto di legalità, molte commesse sono venute meno. Si è reso necessario un duro lavoro per recuperare commesse nuove, che andassero a colmare quel vuoto che si era venuto a creare con la perdita di clienti importanti che avevano scelto di non comprare il caffè dall’antimafia».

Grossi nomi, come quello del Gruppo Acqua Marcia, proprietario in Sicilia di sei rinomate dimore storiche trasformate in strutture alberghiere. «E anche il bar dell’Assemblea regionale, il Parlamento siciliano». Segnali preoccupanti. «Eppure siamo riusciti a stare sul mercato, cosa che non era così scontata». Questo nonostante un tentativo di sfratto da parte del proprietario dei locali dell’azienda, occupati dai Graviano per anni senza pagare: «Due giorni dopo la nostra costituzione ci viene intimato uno sfratto per morosità inesistente, mai sollecitata. Prima di andare a incardinare una procedura giudiziaria ci devono essere di diversi solleciti di pagamento, che mai erano arrivati: fastidi volti ovviamente a ostacolare l’attività produttiva della nuova cooperativa».

Tentativo non solo andato a vuoto, ma ora destinato a non riproporsi più: «Siamo riusciti a ottenere in gestione un immobile sequestrato alla mafia dove traslocare l’intera attività produttiva: a breve ci trasferiremo». Per crescere ancora, dare ancora più forza alla rivincita. E dimostrare che è davvero possibile credere in un futuro senza mafia.

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Un commento per “ITI Caffè: rinasce nella legalità l’azienda confiscata alla mafia

  • formicola francesco ha detto:

    Sono un commerciante e sto per rilevare un attivita’ BAR ed altro, in bella e centrale zona diPalermo sarei interessato al caffe’ITI se volete cotattarmi
    Francesco Formicola cell. 3203024270 )091 6682988
    email, francescoformicola@hotmail,it

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