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La nuova vita delle architetture

di Lorenzo Sarti

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Ogni edificio ha una sua “vita”. Al momento della sua creazione infatti gli viene dato un compito che gli darà vita propria. Come una persona, anche un’architettura ha la possibilità di evolversi e cambiare funzione. E non avendo coscienza, il suo cambio di sua vita è dovuto all’uomo e alle sue esigenze.

Innumerevoli sono gli edifici nati per contenere un determinato genere di attività, perciò creati per una specifica vita, che a un certo punto della loro esistenza, a causa del cambiamento spesso radicale della società, sono stati adoperatati per qualcosa che nulla aveva a che fare con la precedente funzione.

Per esempio, prendiamo in esame le bellissime basiliche di cui il nostro Paese è ricco. Il termine basilica deriva dalla lingua greca e descriveva il portico reale delle agorà elleniche; i romani poi fecero loro questa immagine del portico illuminato, rivisitandola all’interno di un grande edificio a pianta rettangolare. All’interno delle basiliche i romani svolgevano diverse attività: la vicinanza al foro cittadino principale le rendeva i luoghi perfetti dove chiudere gli affari economici; al suo interno poi un magistrato amministrava la giustizia risolvendo le controversie.

Con l’editto di Costantino del 313 d.C., i cristiani dovettero cercare luoghi dove poter finalmente eseguire i loro riti alla luce del sole; quindi si appropiarono delle basiliche e della loro funzionale composizione architettonica, adeguata a contenere numerosi fedeli riuniti. In questo modo un edificio nato per funzioni strettamente legate alla vita civile divenne improvvisamente il caposaldo della cristianità europea.

La basilica non è l’unico edificio di epoca classica che nel tempo, per esigenze culturali, si è trovato a cambiare vita. Gli anfiteatri, che durante l’epoca romana erano presenti in tutte le città dell’impero, non trovarono più un forte riscontro nella popolazione e si adattarono alla vita nuova delle città post dominazione latina. Nacquero come luogo di divertimento e gioco – più o meno cruento – in cui la cittadinanza si ritrovava per distrarsi dalla quotidianità; col tempo le attività dedicate all’anfiteatro calarono gradualmente e le strutture possenti di questi diedero la possibilità di costruirci sopra case più stabili, mentre il materiale pregiato di cui erano rivestiti venne sfruttato per nuove costruzioni, come chiese e palazzi. Lo spazio che rimaneva vuoto all’interno delle platee, l’arena, si sposava bene col nuovo concetto di piazza che si stava sempre di più espandendo nelle città di tutta Europa. 

La forma ellittica e completamente chiusa di questi edifici aveva in più un’ottima capacità difensiva per le nuove città medievali, continuamente sotto assedio da parte di popolazioni straniere, data la mancanza di un governo forte che le proteggesse.

Non è necessario andare troppo indietro nel tempo per trovare edifici con una vita nuova. Durante la rivoluzione industriale furono edificate una miriade di nuove industrie, fabbriche e magazzini. Con le nuove tecnologie e l’ampliarsi delle città, questi enormi edifici diventarono sempre più un peso, quindi furono progressivamente inglobati dai quartieri residenziali e successivamente abbandonati, perdendo la loro funzione iniziale e preparandosi a una nuova vita.

Infatti, soprattutto nelle grandi città, è diventato di tendenza riutilizzare le vecchie fabbriche come nuove abitazioni. Con una nuova suddivisione degli spazi è possibile ottenere un appartamento che presenta le caratteristiche care alle vecchie industrie: grandi finestre, strutture metalliche, ambienti molto alti, e tutte le caratteristiche tipiche degli appartamenti definiti loft.

Ma le grandi “cattedrali industriali” si prestano molto bene alla formazione di grandi spazi espositivi come i musei. A Londra, il grande progetto di recupero degli edifici lungo il Tamigi ha permesso la creazione di bellissimi “cambi di vita”. Il Tate Modern è collocato dentro una ex centrale termoelettrica rivisitata e ristrutturata per contenere le più importanti esposizioni di arte moderna e contemporanea. Si tratta di uno dei musei più visitati al mondo, e risulta essere uno degli esempi di “architettura che cambia vita” meglio riusciti degli ultimi anni.

La possibilità quindi di vita nova delle nostre architetture è una grande opportunità che ci viene data per guardare con occhi più attenti ciò che abbiamo, sfruttandolo al meglio delle sue possibilità; un invito a riflettere sulla continua e forse inutile cementificazione della terra, fenomeno nocivo e con cui deve fare i conti la società attuale.

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