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Easy Rider – Il Sogno Americano corre sulla strada

di Lucia Pugliese

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Peter Fonda e Dennis Hopper in Easy RiderCapitan America è il supereroe americano per eccellenza, l’incarnazione di sogni e valori che per noi hanno un  sapore squisitamente vintage. Cap è la sentinella della libertà, il simbolo di una nazione forte e democratica che si oppone ad un’Europa corrotta dalle dittature. Non è un caso allora che proprio Capitan America sia il soprannome del personaggio di  Peter Fonda in Easy Rider, film culto del 1969 con Dennis Hopper alla regia e il cameo di un giovane Jack Nicholson.

Più che una pellicola si tratta di un manifesto, girato con una sceneggiatura ridotta all’osso e fondato sull’improvvisazione, corredato da paesaggi mozzafiato e da musiche che, come un coro greco, raccontano la storia più che accompagnarla.

Jack Nicholson in Easy RiderIl biondo Fonda è Wyatt, motociclista e spacciatore,  che dopo aver consegnato un grosso carico di cocaina parte insieme all’amico e socio in affari Billy (Dennis Hopper) per un lungo viaggio su due ruote: dalla California  fino New Orleans, per giungere nella città in tempo per il famoso carnevale. Prima di partire Fonda getta via il suo orologio, perché il tempo a quel punto non deve avere più significato per lui.

Il Sogno Americano più antico sostituisce così i cavalli con i chopper e l’uomo può essere libero e padrone di se stesso. Il casco a stelle e strisce di Wyatt non è un richiamo ironico a un immaginario messo alla graticola, ma il segno della sua incarnazione. Wyatt è l’espressione più sincera dell’american dream. La locandina originale del film porta questa dicitura:

A man went looking for America, but he couldn’t find it anywhere

(Un uomo è partito in cerca dell’America, ma non l’ha trovata da nessuna parte)

Dennis Hopper in Easy RiderL’America, questa madre tanto amata, oggetto di un culto quasi religioso, non sembra in effetti degna di tanto spreco di energie. Qua e là si orna, leziosa, di piccoli gioielli: un fattore ospitale con una moglie gentile, una pacifica comune hippieMa ben presto Wyatt e Billy devono scontrarsi con la dura realtà di una nazione chiusa e gretta, che insegue stranieri e diversi armata di tutto punto: alle volte di bastoni, altre volte di una legge che mira ad incatenare l’uomo libero invece che il criminale.

Siamo alle soglie degli anni ’70 e molti altri sogni stanno per essere infranti: d’altronde come può esserci pace, come si può chiedere uguaglianza di diritti senza vera libertà?

Locandina Easy RiderLa droga diventa  allora un potente strumento di evasione,  la porta su un mondo altro, nel quale immergersi per poter osservare la realtà da una distanza di sicurezza. Come in un carnevale, dove ogni cosa è sottosopra e all’uomo è concesso di evadere solo per quel breve momento: sotto acido o con un sorso di whiskey di troppo. Ma queste sono evasioni illusorie, sogni che anticipano incubi: catene che si allungano ma non si allentano e riconducono, inevitabilmente, alla prigione. 

Non si può quindi essere davvero liberi. La punizione è nelle canne cariche dei fucili. Allora non sono gli uomini ad aver tradito  l’America ma essa stessa è un’ingannatrice e ha venduto il proprio corpo come una prostituta. O forse ha cercato volontariamente la morte e ci è riuscita, come la madre di Peter Fonda.

E il suo figlio tradito lancia un grido di dolore. Perché mi hai abbandonato?

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