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Bruce Lee: insegnare arti marziali negli Usa

di Enrico Mambelli

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Bruce Lee nasce a San Francisco (China Town) il 27 novembre del 1940 alle sei del mattino, nell’ora e nell’anno del Drago. Per questo motivo il padre Lee Hoi Chuen, famoso attore di Hong Kong, gli dà il nome cinese “Xiao Long”, che significa appunto “piccolo drago” battezzandolo successivamente con il nome americano “Bruce”.

L’introduzione di Bruce Lee alle arti marziali si deve a suo padre: da lui impara i concetti fondamentali del Tai Chi. Successivamente Lee studia Wing Chun (uno dei tanti stili di Kung-Fu) con il gran maestro Ip Man.

Bruce comincia il suo studio tramite Will Cheung, uno studente di Ip, all’età di tredici anni (1954). Proseguirà per cinque anni fino al 1959, quando all’età di diciott’anni parte per l’America. Come molte scuole di arti marziali cinesi di quel tempo, nel corso del maestro Ip si insegnava a studenti di rango elevato. Uno degli studenti di livello più elevato era Wong Shung-Leung, che si ritiene abbia avuto una grande influenza sull’allenamento di Lee.

Bruce si allena anche nel pugilato e nel 1958 vince il titolo interscolastico di boxe contro il tre volte campione Gary Elms, con un ko al terzo round. Prima di arrivare alla finale contro Elms, Lee aveva battuto tre boxer al primo round.

Nel 1959, durante una rissa, Bruce picchia brutalmente il figlio di un Palo Rosso, membro tra i più più alti in grado della Triade. Il padre di Bruce, preoccupato per la sicurezza del figlio, decide di mandarlo a vivere da un vecchio amico negli Stati Uniti.

Bruce Lee inizia quindi ad insegnare arti marziali in America.

Nonostante abbia studiato il Kung-Fu, Lee iniziò piano piano a modificare questo stile secondo le carenze da lui riscontrate nei confronti che amava fare con le altre arti marziali.

“Jun-Fan Kung-Fu” è il nome che dà alla sua arte marziale, fondamentalmente un approccio modificato del Wing Chun, con alla base un costante movimento, in perfetta contrapposizione alla calma fermezza dello stile Wing Chun.

Bruce insegna agli amici conosciuti a Seattle, iniziando con il praticante di Judo Jesse Glover, che è il suo primo allievo e successivamente il suo primo assistente istruttore.

Bruce è avido di conoscenza, colleziona libri e film di boxe occidentale, lotta e altre discipline di qualsiasi epoca, dalla lotta Greco-Romana alla Capoeira, dal Kempo cinese al Wrestling. Prende appunti, riflette su teorie e principi di qualsiasi arte del confronto uomo contro uomo.

La sua ricerca sull’efficacia del combattimento va avanti e il “non classical Kung-Fu” è la successiva tappa prima di arrivare a concepire il suo ultimo approccio al combattimento: il “Jeet Kune Do”, i cui primi concetti nascono nel 1967/68.

Il bagaglio tecnico di Bruce Lee si arricchisce di altri elementi attraverso il confronto con i grandi nomi del panorama marziale di quegli anni. Campioni di Karate americani, come Joe Lewis, Mike Stone e Chuck Norris chiedono di allenarsi con questo astro nascente venuto dal nulla, ma ormai famoso anche grazie alle sue apparizioni televisive.

Il piccolo drago inizia il processo di evoluzione della sua arte attraverso l’eliminazione del superfluo.

Alla ricerca della spontanietà in combattimento si “libera” dei condizionamenti classici tipici delle arti marziali tradizionali. I tre pilastri del Jeet Kune Do, attraverso i quali analizzare ogni singolo movimento, diventano: semplice, diretto e non-classico. Inoltre Lee cambia il suo metodo di allenamento: inizia a dare grande importanza all’allenamento fisico e all’alimentazione.

Le sue intuizioni vanno verso un metodo totale di combattimento che può essere considerato precursore della Kick-Boxing e dei combattimenti “no rules”. In un’ epoca in cui tutte le discipline insegnavano a combattere controllando i colpi, la “non arte” di Bruce Lee esalta l’importanza dell’allenamento a pieno contatto.

Per si suoi allenamenti, Bruce Lee utilizza l’attrezzatura che fino ad allora era conosciuta solo nel pugilato (guanti da passata, palla tesa, pera, sacco) e nel football americano (scudi colpitori).

Nonostante la grande spinta al confronto con le altre arti marziali degli ultimi anni, soprattutto quelle che si stavano sviluppando maggiormente in Occidente, il Jeet Kune Do rimane focalizzato sull’idea del Self Defence System. Anche se molte tecniche avrebbero potuto funzionare su in un contesto di gare agonistiche, Bruce Lee non volle mai creare o partecipare ad alcuna competizione, perché ne avvertiva tutte le limitazioni. Bruce Lee ruppe tutte le regole, nelle arti marziali e nella vita.

Bruce Lee muore a Hong Kong nel 1973. Tra le varie ipotesi sul suo decesso, quella più accreditata è l’omicidio per mano della Triade, ancor più probabile se si pensa che quando era andato in America per insegnare la sua arte agli occidentali, Lee era stato ostacolato in molti modi.

Era riuscito a diventare un eroe sia come attore che come artista marziale, attirando l’attenzione sia dell’Oriente che dell’Occidente. E qui era entrata in gioco la mafia cinese, la quale oltre a rendere giustizia a un suo membro non accettava che un orientale potesse dare così tanto ad un popolo come quello americano, che storicamente non aveva mai goduto di buoni rapporti con l’Oriente.

Su queste considerazioni poggia l’ipotesi che Bruce Lee sia stato ucciso da un’organizzazione mafiosa. Lasciando i suoi allievi in California a proseguire il cammino da lui indicato, preservando il sentimento di uguaglianza e fraternità tipico delle arti marziali.

 

«Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile»

Bruce Lee

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