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Viaggiare nel cambiamento

di Elisa Zammarchi

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Nel percorso evolutivo dell’essere umano il viaggio ha saputo assumere tante valenze, rappresentando una metafora delle situazioni più disparate con le cause più differenti. Una varietà resa possibile dalla presenza di  un elemento che accomuna esperienze molto diverse per natura, origine e conseguenze: il cambiamento. Di fronte al cambiamento, l’uomo sa incontrare – nella sua tipicità – tante resistenze che ne impediscono l’evoluzione così come tante condizioni positive che invece lo favoriscono.

Secondo la teoria formulata in base alla regola di Hebb (Hebb, 1975) ogni gesto, ogni pensiero e ogni passo avvengono in un determinato contesto che la mente associa e raggruppa, creando un ricordo composto di molteplici elementi, di più ingredienti sensoriali. Ogni informazione elaborata a livello conscio o inconscio – e pertanto ben lontana dalla realtà oggettiva – è miscelata, arrivando ad impregnare i luoghi della nostra esistenza di visioni, sensazioni, battiti e brividi nonostante l’apparente naturalezza con cui frequentiamo i nostri dintorni.

Inoltre, l’esposizione prolungata e l’attaccamento affettivo ed emotivo che l’individuo tende a sviluppare verso il proprio ambiente assumono una valenza di vero e proprio comportamento territoriale (Costa, 2009) con vari gradienti di fidelizzazione, innescando una resistenza qualora si tratti di condizioni positive di sviluppo o una spinta all’evasione in casi di esperienze negative e frustranti.

La forza con cui viene l’ambiente si lega alle esperienze quotidiane della vita è una condizione vivissima e talvolta problematica, ben nota a coloro che, esasperati dallo sconforto, decidono di disintossicarsi. Rinunciare ad una dipendenza di qualsiasi natura – psichica o generata da sostanze – è per la mente uno sforzo e un lavoro immane. Si tratta di ristrutturare anni di abitudini e condizionamenti: il primo passo che viene richiesto è proprio l’allontanamento dal proprio entourage (come avviene, ad esempio, per coloro che vengono accolti nelle comunità come quella di San Patrignano).

Un ambiente nuovo costringe l’individuo all’adattamento, alla ristrutturazione di abitudini, all’accoglienza e interpretazione di nuovi stimoli. Condizione riscontrabile anche di fronte alla necessità di assumere un nuovo punto di vista, instaurare una nuova relazione, cambiare lavoro o semplicemente vivere con tutti gli imprevisti che la vita tende a presentare. Nelle ricerche sulla personalità si è andata delineando una particolare caratteristica definita “Apertura all’esperienza”. Si tratta di una delle cinque dimensioni con cui vengono classificate le diverse personalità nella teorizzazione dei “Big Five” (McCrae & Costa, 1999), attribuendo una rilevanza particolare alla capacità di alcuni individui di far fronte a situazioni impreviste con maggiore efficacia, talvolta volontariamente ricercate, come nella decisione di partire per un viaggio.

Non è semplice delineare un fenomeno tanto vario. Certo si tratta di una grande occasione, per qualsiasi individuo, di crescita e scoperta. Ma nessun uomo che non prenda decisioni dettate dalla sua diretta e libera volontà potrà trarre dalle condizioni esistenziali giovamento, spunto e stimolo per la sua evoluzione, nemmeno in viaggio nella terra più incolta del sé.

 

Bibliografia

Costa, M. (1999). Psicologia ambientale e architettonica. Franco Angeli

Hebb, D. O. (1975). L’organizzazione del comportamento. Milano: Franco Angeli

McCrae, R. R., & Costa, P. T. (1999). A five-factor theory of personality. In L. P. (Ed.). New York: Guilford

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