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Turisti sì, ma non per caso: il turismo responsabile

di Alessandra Modica

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Il turismo è un’importante risorsa per ogni Paese, ma anche un pericolo. Quando masse di vacanzieri di ogni tipo si avventano su città, monumenti, reperti storici, natura, il loro impatto può essere devastante.

Da qui la nascita di un tipo di turismo responsabile, un «modo di viaggiare la cui prima caratteristica è la consaevolezza: di sé e delle proprie azioni, anche quando sono mediate dal comprare; della possibilità di una scelta meditata e quindi diversa», come si legge sul sito dell’Associazione italiana turismo responsabile (Aitr).
Viaggiare responsabilmente significa scegliere di «non avallare distruzione e sfruttamento, ma andare incontro ai Paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità, facendosi portatori di principi quali equità, sostenibilità, tolleranza».

Il turismo responsabile è, quindi, un modo per conciliare il desiderio di scoperta, la voglia di evasione e di conoscenza, la necessità di divertirsi e rilassarsi, con le esigenze delle popolazioni e della natura dei luoghi visitati.

Ma come? Partiamo dalla base: la prima cosa da ricordare quando si decide di fare un viaggio responsabile e sostenibile è che qualunque nostra attività ha dei costi ambientali. È fondamentale, dunque, la scelta dei mezzi di trasporto che si prenderanno per raggiungere le proprie mete e per muoversi in esse. L’aereo, per esempio, è tra i mezzi più inquinanti, per cui sarebbe bene decidere di usarlo soltanto quando strettamente necessario. E poi preferire, quando possibile, muoversi a piedi, in bici o usando il trasporto pubblico nei posti visitati. Ne risentiranno in maniera positiva l’ambiente circostante, il vostro corpo e i vostri sensi.

Anche i posti dove dormire non sono tutti uguali. Negli ultimi anni si stanno diffondendo sempre di più, soprattutto in Europa, alberghi, b&b, campeggi, agriturismi che cercano di ridurre il loro impatto ambientale, prediligendo l’agricoltura biologica e i prodotti a km 0, limitando gli sprechi e cercando, anche dal punto di vista architettonico, di integrarsi il più possibile con ciò che li circonda. Il tutto senza creare danni alla popolazione autoctona, come invece fanno alcuni grandi complessi alberghieri e villaggi vacanze.

Andare in vacanza in una località nuova dovrebbe comportare, inoltre, un contatto con la gente e la cultura locale. Un contatto che non sempre c’è. Le vacanze extra lusso o quelle mordi e fuggi, infatti, non sempre permettono di conoscere usanze e costumi di un posto o di parlare con chi vi abita (non necessariamente per questioni linguistiche). Il turismo responsabile, invece, propone un modello basato sullo scambio culturale, sul confronto, sulle relazioni.

Potremmo continuare ancora a lungo contrapponendo pratiche del turismo di massa e pratiche del turismo responsabile. Ma il concetto è chiaro: il turismo responsabile è quello di chi viaggia per il piacere di scoprire persone e posti nuovi, senza devastare quel che lo circonda (volontariamente o meno), e anzi dando una mano, se possibile, a migliorare le condizioni di vita degli autoctoni.

Da qualche anno, ormai, in Italia e non solo, esistono agenzie viaggio specializzate in turismo responsabile, che solitamente fanno capo a Ong che si occupano di cooperazione internazionale, sviluppo sostenibile, commercio equo solidale. Queste agenzie propongono viaggi nei Paesi del sud del mondo, in quei luoghi dove si implementano progetti di cooperazione internazionale o di produzione, durante i quali è possibile vedere il funzionamento del progetto, conoscere la gente del luogo e dare una mano come volontario.

Questi viaggi prevedono incontri con gli autoctoni e con le associazioni locali, ma anche visite alle bellezze del Paese. Il tutto con l’accompagnamento di una persona del posto che fa da mediatore tra i turisti (che solitamente non superano le 12-13 persone per volta e che hanno partecipato a una riunione preparatoria prima di avventurarsi in questo mondo) e gli indigeni.

Il costo di questo tipo di viaggi è spesso abbastanza elevato, anche perché parte della quota versata viene utilizzata per finanziare i progetti visitati. Ma si può trasformare la propria vacanza low cost in una vacanza responsabile e sostenibile. Basta seguire alcune semplici regole: utilizzare mezzi poco inquinanti; dormire in strutture a conduzione locale; informarsi sulla cultura e le tradizioni locali; cercare di danneggiare il meno possibile l’ambiente durante la vacanza; cercare di entrare in contatto con la gente del luogo e seguire i criteri della Carta d’identità per viaggi sostenibili.

Se poi oltre a una vacanza sostenibile e low cost si vuole fuggire dalla città e fare un’esperienza alternativa c’è il Wwoof (World-Wide opportunities on organic farms, Opportunità globali in fattorie biologiche), che garantisce vitto e alloggio gratuiti in cambio di qualche ora di lavoro nei campi.

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