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I viaggi straordinari di Jules Verne

di Luca Rasponi

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La fantasia è un mondo vastissimo, con numerosi continenti noti e altrettanti ancora sconosciuti. Nel periodo compreso tra la metà dell’Ottocento e la Prima Guerra Mondiale, due coraggiosi pionieri si sono spinti più in là di chiunque altro nell’esplorazione di un continente fino ad allora ignoto, che nelle pieghe del futuro attendeva di essere scoperto. Stiamo parlando della fantascienza, genere letterario prima e cinematografico poi che ha due padri davvero illustri: i francesi Jules Verne e Georges Méliès.

Basta una statistica per dare l’idea della grandezza di Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905): lo scrittore francese infatti è il secondo autore più tradotto al mondo dopo Agatha Christie. Secondo l’opinione di molti esperti e semplici appassionati, Verne condivide la paternità della fantascienza letteraria con Herbert George Wells, autore di vere e proprie pietre miliari del genere come La macchina del tempo (1895), L’isola del dottor Moreau (1896), L’uomo invisibile (1897), La guerra dei mondi (1898) e Il primo uomo sulla Luna (1901), solo per citare una minima parte della sua produzione.

Pubblicati alcuni decenni prima rispetto a quelli dello scrittore inglese, i romanzi di Verne presentano una caratteristica ben precisa, fino ad allora inedita nel panorama letterario mondiale: la fantasia della narrazione si coniuga a scenari plausibili dal punto di vista scientifico, facendo solo un passo avanti in più per guardare il futuro (spesso anticipandolo). Ma quasi mai questo futuro è remoto: molti dei più celebri romanzi di Verne, infatti, sono ambientati negli stessi anni in cui vive l’autore, sull’onda dello sviluppo tecnologico e degli ideali positivisti dell’epoca. Al punto che alcuni, più che proto-fantascienza, considerano le opere di Verne romanzi scientifici o addirittura «tecno-thriller dai risvolti storico-politici» (Antonio Serra).

Qualunque sia il genere che si vuole attribuire alla produzione del romanziere di Nantes, certo è che la sua capacità di tracciare scenari credibili deriva da una profonda conoscenza dell’innovazione scientifica in atto nella sua epoca, oltre che della geografia e della storia. Prima di scrivere un libro, infatti, Verne intraprendeva un massiccio lavoro di documentazione e ricerca consultando numerose riviste scientifiche: questa è l’origine di quelle che all’epoca potevano sembrare mirabolanti invenzioni e che oggi rivelano il loro carattere di perspicaci intuizioni basate su conoscenze precise.

La scrittura di Verne, sempre scorrevole e godibile, regala una piacevole sensazione di avventura, progresso e meraviglia. Lo stesso effetto che sortiscono i suoi eccezionali macchinari, a cominciare dal Nautilus. Ma uno sguardo più attento – come quello di Antonio Serra, creatore di personaggi a fumetti come Nathan Never e Robert Greystorm, quest’ultimo di evidente ascendenza verniana – rileva un dato contrastante con questo quadro ottimistico cui è solitamente associata l’opera dello scrittore francese. La tecnologia che permette ai personaggi di Verne di vivere le loro avventure, infatti, decreta spesso anche la fine delle loro ambizioni, quando non della loro vita. Come a dire che il bene e il male sono all’interno dell’uomo, e non può esistere progresso tecnologico che non sia prima anche umano.

Jules Verne ha pubblicato decine di romanzi: solo il ciclo di opere che gli ha dato eterna fama, I viaggi straordinari, è composto da oltre 50 libri. Di fronte all’impossibilità di fare una panoramica esaustiva di questa enorme produzione, diventa inevitabile citare i romanzi più noti: tra le opere che maggiormente hanno contribuito al successo di Verne ci sono Cinque settimane in pallone (1863) primo nucleo compiuto della sua poetica, Viaggio al centro della Terra (1864) che narra di una spedizione nelle viscere del mondo alla scoperta di creature ormai estinte, Dalla Terra alla Luna (1865) e il seguito Intorno alla Luna (1870) che raccontano l’esplorazione del satellite, Ventimila leghe sotto i mari (1869-70), dedicato – come il seguito L’isola misteriosa (1874-75) – alle gesta del Capitano Nemo e del suo sottomarino Nautilus, Il giro del mondo in 80 giorni (1873) che narra un’avventura intrapresa per vincere una sfida impossibile, Robur il conquistatore (1886) e il seguito Il padrone del mondo (1904) con protagonista un ambizioso genio della meccanica, e da ultimo La sfinge dei ghiacci (1897), sentito omaggio a Edgar Allan Poe che intende fare da seguito a Le avventure di Arthur Gordon Pym (1837-38).

Viaggio e fantasia sono elementi narrativi che uniscono Jules Verne a un altro pioniere della fantascienza dei primordi, il cineasta parigino Georges Méliès. Sceneggiatore, regista e produttore dei suoi film, Méliès è tra i padri della settima arte ed è considerato l’inventore degli effetti speciali e del cinema di fantasia. Per scoprire la sua figura, cosa lo unisce a Verne e cosa lo differenzia dal romanziere di Nantes, l’appuntamento è alla prossima puntata, come nella miglior tradizione dei romanzi d’appendice ottocenteschi – di cui Verne è un esponente di primo piano. Arrivederci a domani quindi, come sempre qui sulle pagine di Dissonanze.

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