Magazine

L’educazione del corpo nell’Antica Grecia

di Stefano Romano

Pubblicato il

La cultura greca attribuiva un’ importanza alla fisicità di gran lunga superiore a quella della nostra epoca. L’educazione del corpo, le gare, le sfide, erano incoraggiate non solo per rendere i giovani forti e pronti alla guerra, ma anche per dare loro la forza di sostenere le fatiche e le contrarietà della vita: forza del corpo e forza dello spirito (o per tradurla con un’espressione di Giovenale divenuta famosissima: «Mens sana in corpore sano»). Per i Greci educazione fisica ed educazione intellettuale stavano sullo stesso livello, non erano l’una alternativa dell’altra, ma complementari per raggiungere la perfezione umana.

Come disse Powell: «è merito dei Greci di aver scoperto la forma più attrattiva ed originale di sport in modo da ottenere uno sviluppo armonioso ed equilibrato di mente e corpo, mirando alla suprema gioia di un essere umano funzionale”.

Ad esempio, lo sapevate che Platone, sì mi riferisco al famoso filosofo, in realtà si chiamava Aristocle? Fu il suo maestro di ginnastica a chiamarlo Platone, che in greco significa “dalle larghe spalle». La prestanza fisica gli servì per gareggiare e diventare campione di lotta e pugilato alle antiche olimpiadi. Aristotele affermerà l’importanza della giusta misura, la “medietas”, da tenere tra esercizi mentali e corporei poiché “ Il dolore del corpo ostacola l’intelletto, così come il dolore di quest’ultimo ostacola il corpo”. Incredibile, no? Ve lo immaginate Cristiano Ronaldo che scrive il Fedro o il Simposio? In età moderna la distanza fra cultura e sport è quasi sempre incolmabile, mentre anticamente costituiva un binomio fecondo ed inscindibile, tanto che non si può neppure concepire l’evoluzione artistica senza l’esperienza derivante dalle gare o dagli esercizi di palestra. Proprio lo studio dei corpi degli atleti guidò Policleto all’elaborazione del suo canone concretizzato nella statua del Doriforo. Anche la letteratura si è interessata prestissimo allo sport: dobbiamo nientemeno che a Omero la più antica descrizione dettagliata e palpitante di giochi atletici: gli agoni funebri proclamati da Achille per onorare l’amico Patroclo ucciso da Ettore.

I Greci per designare le loro attività fisiche non usavano il termine sport (che compare per la prima volta in Inghilterra verso la fine del XV° sec. con il significato di “ricreazione”, “divertimento”), bensì termini come “gymnastique” (da “gymnos”, nudo) perché gli atleti si confrontavano nudi, oppure “agon” (concorso, lotta, emulazione) o “athlon” (sforzo, lotta) o ancora “athlos” (combattimento, exploit) da cui gli aggettivi “agonistico” e “atletico”. Perché per i Greci il momento sportivo non era del tipo ludico, ma si associava alla formazione del carattere dei giovani, futuri cittadini cui spettava il dovere di condurre bene gli affari delle loro città e difenderle in caso di pericolo.

Proprio per questo motivo, grande rilevanza in tutta la Grecia avevano le Antiche Olimpiadi, sulle quali mi vorrei ora soffermare. Elemento chiave degli antichi Giochi Olimpici era la competizione, l’emulazione, lo sforzo per essere riconosciuto il migliore di tutti, in pieno accordo con gli ideali della civiltà della vergogna (secondo la quale non è importante ad esempio essere buoni, ma essere considerati dagli altri buoni). Quindi a differenza della mentalità odierna, per i Greci contava solo la vittoria, la quale sembrava comportare quasi un processo di deificazione per l’atleta vincente. Di fatto nel podio non esisteva né il secondo né il terzo posto. Anche lo spirito di squadra mancava e la partecipazione alla competizione era strettamente individuale. Vincere alle Olimpiadi era la più grande distinzione nella carriera di un atleta. Il premio non prevedeva nessun vantaggio economico, ma consisteva in una semplice corona di olivo. Però la vittoria era il simbolo della gloria suprema e della massima riconoscenza pubblica e consacrava il vincitore primo cittadino di tutta la Grecia. Anche se c’erano premi reali concessi poi al ritorno dalla città: consistenti pensioni, per lui e per i suoi discendenti il diritto di prendere i pasti nel Pritaneo. O per esempio Dorico di Rodi, catturato in battaglia fu lasciato libero dagli Ateniesi per i suoi meriti atletici, benchè combattesse dalla parte spartana. Altra caratteristica dei Giochi è che potevano partecipare solo i Greci, quindi questo ha contribuito senz’altro ad elaborare una forte coscienza nazionale tra i Greci: meriterebbe un’ulteriore approfondimento la visione dello sport come base, punto di partenza per creare una coscienza nazionale (con tutti i vantaggi che ciò comporta).

Oggi, anche per come è impostata la nostra scuola, si tende a dare molta più importanza agli studi intellettuali, l’uomo di successo viene individuato nel colto e non nello sportivo (come se fossero due categorie contrastanti): peccato che nell’antica Grecia la persona colta e di successo aveva anche un’ eccellente preparazione fisica.

________________________________________________________________________

Se ti interessa lo sport, scopri le rubriche Voci dal box (formula 1), Un calcio al campionato (calcio) e Tiri liberi (basket).

Diffondi lo spirito Millennial:

5 commenti per “L’educazione del corpo nell’Antica Grecia

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: