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The Bird’s Nest, Pechino

di Elena Ramilli

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Lo stadio olimpico di Pechino, realizzato per le Olimpiadi del 2008, è una di quelle architetture che sorprende. Firmato dallo studio svizzero Herzog & De Meuron, accoglie più di 90mila spettatori. Facciata e struttura coincidono: gli elementi strutturali si sostengono a vicenda e convergono in una fitta maglia che assomiglia, appunto, ad un nido d’uccello con i suoi rami intrecciati. Poiché tutte le strutture – ristoranti, negozi, suites etc.- sono unità autonome, è stato in gran parte possibile fare a meno di una facciata solida chiusa. Questo ha permesso la ventilazione naturale dello stadio, che è l’aspetto più importante della progettazione sostenibile della struttura. I percorsi interni sono caratterizzati da elementi in ardesia e intervallati da boschetti di bamboo, blocchi in pietra e piccoli giardini coperti.

Tra i “rami” si trova un materiale traslucido, l’Efte, utilizzato come membrana protettiva e come isolante acustico. Proprio questo materiale restituisce all’esterno un’immagine ovattata della struttura, che meraviglia i visitatori per la sua silenziosa imponenza e per i suoi intrecci complessi ma allo stesso tempo naturali.

Questo grande “vascello collettivo” è concepito dai progettisti come un moderno cavallo di Troia, «una scultura gigantesca, un intreccio di linee caotiche e convergenti, una superficie porosa, una montagna da penetrare e da arrampicare». In chiave politica ciò significa una piattaforma pubblica capace di stimolare e legittimare l’aggregazione. La struttura, di facile accessibilità, è stata concepita non solo per i Giochi Olimpici. Infatti, nei mesi invernali, si trasforma in un impianto sciistico, innevato artificialmente da cannoni. Sfruttando all’interno la pendenza delle tribune innevate, si ottengono ottime inclinazioni percorribili con sci, snowboard e slittini.

Nel team di progettazione troviamo anche il famoso artista e attivista cinese Ai Weiwei, che fu arrestato dalla polizia cinese il 3 aprile 2011 e recluso per 81 giorni in un luogo sconosciuto per indagare circa una sua eventuale evasione fiscale. Il sospetto è che si tratti di una punizione per il suo attivismo politico a favore dei diritti umani e della libertà di espressione, mascherata da un problema legato al fisco. In seguito fu liberato sotto pressione della comunità internazionale, ma senza essere totalmente svincolato delle pressioni del governo cinese.

Scontato il regime di libertà a raggio ridotto che non gli permetteva di lasciare il suo paese fino a giugno di quest’anno, lo vediamo impegnato a Londra per la realizzazione del Padiglione della Serpentine Gallery, ancora una volta per i Giochi Olimpici. Ci auguriamo che proprio lo spirito olimpico possa agevolare un armistizio tra il governo di Pechino e uno dei suoi artisti più rappresentativi e importanti a livello mondiale.

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