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Olimpiade, ma quanto mi costi?

di Edoardo Gazzoni

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Quest’anno tocca a Londra. La XXX Olimpiade si terrà all’ombra del Big Ben e sono già stati spesi  più di 9 miliardi di sterline (poco più di 10 miliardi di euro), senza contare il costo dell’acquisto del terreno (788 milioni di sterline) per la costruzione del villaggio olimpico e i successivi costi stimati per l’adeguamento delle strutture a uso pubblico dopo la fine dei Giochi (826 milioni di sterline). Questo è quanto emerge dal rapporto del Commons Public Account Committe, commissione parlamentare inglese che sta cercando di capire se fregiarsi del ruolo di Paese ospitante sia stato un affare o meno.

Se paragonata a quella di Pechino, la spesa per le Olimpiadi londinesi è meno di un terzo (erano stati spesi 36 miliardi, sempre in sterline). Ma la Cina non aveva vincoli di bilancio a cui badare, né crisi economiche da affrontare. Anzi, sospinta da una crescita verticale e dalla voglia di dimostrarsi pronta a essere il leader mondiale del XXI secolo, non aveva badato a spese. Non è così per Londra, anche perché, al di la della retorica sportiva e degli orgogli nazionali che si contendono il gradino più alto dei podi, le Olimpiadi in quanto manifestazione dovrebbero servire anche a promuovere economicamente il Paese e la città che le ospitano.

È quello che sostiene l’amministratore delegato Paul Deighton, che vede gli investimenti stanziati come una grande opportunità per lo sviluppo e il futuro della città. Si stima in effetti un aumento del turismo nei prossimi quattro anni che porterà 2,5 miliardi di sterline nelle casse del Comune e la creazione di 60.000 posti di lavoro.

In ogni caso, pare che l’opinione pubblica non sia molto calorosa nei confronti della manifestazione, forse anche a causa dell’Economist che già nel 2004 aveva iniziato una campagna nel centro di Londra con cartelli che dicevano «Ospitare le Olimpiadi è solo una perdita di soldi».

Anche il Primo Ministro David Cameron è stato attaccato, sopratutto per la decisione di raddoppiare il budget della cerimonia di apertura e chiusura dei Giochi passando da uno stanziamento di 40 milioni di sterline a 81 milioni.

Forse il Presidente del Consiglio Mario Monti è stato lungimirante pochi mesi fa, subito dopo l’inizio del suo mandato, a non volerne sapere di proporsi come Paese ospitante per l’edizione del 2020.

Ricordiamo infatti come nel 2004 un’Atene già in crisi aveva speso per i Giochi 8,9 miliardi di euro, di cui solo 1,7 provenienti da privati. Questo fatto, nonostante i lauti introiti portati dai diritti tv e dal turismo, secondo molti  è stato la goccia che ha fatto traboccare il già fragile vaso dell’economia ellenica.

Per un paese come l’Italia di oggi, in recessione e bersagliata dalla speculazione finanziaria, farsi carico delle Olimpiadi sarebbe stato da irresponsabili: un investimento stimato di quasi 10 miliardi di euro in otto anni (di cui 4,7 provenienti da fondi pubblici) per infrastrutture e adeguamenti ci avrebbe salassato. È di questa opinione anche Pietro Mennea, che nel libro I costi delle Olimpiadi (Delta 3 edizioni) si dice in disaccordo con la relazione di compatibilità redatta dal professor Marco Fortis. Messo a capo di una commissione per valutare l’opportunità della candidatura di Roma dal punto di vista economico, Fortis sosteneva infatti che ospitare l’evento avrebbe portato 170,000 posti di lavoro in 14 anni e un aumento del Pil dell’1,4%. Di contro, Mennea mette in luce come non solo la Grecia abbia accusato il colpo ma che addirittura la Cina, nel 2009, abbia segnato il passo nella crescita. Non dalle Olimpiadi, insomma, parte il rilancio economico.

Resta poi da valutare come ogni grande evento in Italia sia sempre a rischio corruzione e infiltrazioni mafiose, come accade per l’Expò di Milano. Questo ovviamente non significa che non si debba fare nulla, ma rafforza le tesi di Mennea e Monti sull’inopportunità di organizzare i Giochi nel 2020 nel nostro Paese. Intanto aspettiamo le gare al via tra qualche settimana, augurando buona fortuna ai cugini inglesi.

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