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Rosa Parks: uno sguardo al futuro oltre il finestrino

di Arianna Beccaletto

Pubblicato il

Montgomery, primo dicembre 1955. È sera e una donna di colore, allora sarta, prende il solito autobus per tornare a casa. Decide di sedersi nella parte anteriore riservata ai bianchi visto che non c’erano altri posti liberi. Qualche fermata dopo sale un gruppo di bianchi e l’autista, James Blake, intima la donna ad alzarsi e andare nella parte riservata ai neri. Lei, stanca dei continui soprusi subiti, si rifiuta e per questo viene arrestata e incarcerata con l’accusa di condotta impropria e violazione delle norme cittadine.

Quella donna era Rosa Parks e quella sera divenne il simbolo della lotta non violenta degli afroamericani nello Stato dell’Alabama e non solo. La coraggiosa sarta di Montgomery non era certa estranea alla lotta per i diritti della comunità afroamericana: nel 1943 aderì al Movimento americano per i diritti civili e divenne segretaria della National Association for the Advancement of Colored People (Naacp). A metà del 1955 iniziò a frequentare la Highlander Folk School, centro educativo per i diritti dei lavoratori e l’uguaglianza razziale.

La reazione all’arresto non si fece attendere: dopo una prima fase fatta di scontri violenti con la polizia, la comunità nera, sotto la guida dell’allora sconosciuto pastore protestante Martin Luther King, decise di intraprendere la strada della non violenza. Il giorno seguente iniziò uno sciopero dei mezzi pubblici che fu interrotto dopo 381 giorni, quando fu abolita la legge che legalizzava la segregazione.

Il giorno stesso dell’arresto Rosa Parks fu condannata a pagare una multa di 10 dollari a cui si aggiunsero le spese del processo lampo. Nelle settimane a seguire il boicottaggio assunse proporzioni sempre più vaste: gli afroamericani si spostavano come potevano, a piedi o aiutati dai tassisti neri che avevano abbassato sensibilmente le loro tariffe. Il 26 gennaio 1956 lo stesso King venne arrestato (e rilasciato dopo poche ore su cauzione) con il pretesto dell’eccesso di velocità perché offrì un passaggio ad alcune persone altrimenti obbligate ad andare a piedi.

Dopo mesi di lotta non violenta arrivarono i primi risultati concreti: il 19 giugno 1956 la Corte Distrettuale degli Stati Uniti d’America stabilì che la segregazione forzata di passeggeri neri sugli autobus di Montgomery violava la Costituzione Americana, e in particolare il XIV emendamento. La stessa sentenza venne pronunciata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti il 13 novembre 1956. L’ordinanza abolitiva giunse il 20 dicembre successivo e il giorno dopo King attendeva alle 5.55 il primo autobus della giornata insieme al presidente Nixon.

Il pastore protestante descrisse il gesto di Rosa Parks come «l’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà» e aggiunse che lei «rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future».

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