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Orgoglio e storia in architettura

di Lorenzo Sarti

Pubblicato il

Rispetto ad altre forme d’arte, l’architettura ha la fortuna di attraversare i secoli indenne, raccontando così la storia, le abitudini e i gusti di chi l’ha creata e vissuta.

Tramite quest’arte conosciamo gli stili di vita delle popolazioni che hanno attraversato la storia del nostro pianeta. La possibilità di mostrare il proprio orgoglio e la propria appartenenza tramite una struttura, grande o piccola che sia, è una vera fortuna per il genere umano: le vittorie, le sconfitte, le scoperte e le vergogne possono ancora trovarsi in frammenti di edifici di nuova o antica costruzione.

Riuscire a produrre una catalogazione generale delle opere-simbolo dell’umanità è un’impresa impossibile. Si possono invece elencare le più significative, o almeno scoprire le motivazioni che portano una popolazione a costruire qualcosa di importante.

Senza alcun dubbio ciò che rappresenta l’oscurità e il mistero ha attiratto l’attenzione di ogni civiltà, un sentimento di non conoscenza che sfocia facilmente in adorazione: ecco quindi la dedica delle più importanti costruzioni del passato all’ignoto e alla religione.

Il motivo che ha spinto un popolo potente e colto come gli antichi egizi a costruire le piramidi, vere e proprie montagne in onore del faraone/dio, è in parte sconosciuto anche oggi. Sappiamo bene però che la loro religione comprendeva un forte culto dell’aldilà e un grande rispetto per il passaggio a miglior vita.

Quello che rimane e ci stupisce ancor oggi è un gigantesco complesso funerario con al suo interno la storia di un’antica nazione: se gli egizi non avessero avuto questa forte pulsione per l’aldilà forse di loro conosceremmo ben poco, al pari di quello che è accaduto per altre popolazioni dell’area mesopotamica.

Nel corso del tempo il forte sentimento di devozione per un’entità superiore ha spinto molti popoli a edificare architetture di indubbio valore e orgoglio storico. Osservando l’Acropoli di Atene, ad esempio, ci si può rendere conto di quanta importanza veniva attribuita agli dèi nella civiltà ellenica. Il luogo più bello e strategico della città dell’Attica è stato consacrato a divinità antiche, ma rimane tuttora la parte più interessante e affascinante di Atene.

Senza andare troppo lontano, nel nostro Paese siamo ricchi di una cultura architettonica fatta di un orgoglio che doveva spingere, nei casi più estremi, al timore vero e proprio dell’architettura stessa. Nel periodo medievale il cittadino medio non sapeva leggere, faceva un lavoro artigianale semplice e viveva un’esistenza tutt’altro che frenetica e abbastanza breve: trovandosi di fronte all’imponenza di una chiesa si sentiva schiacciato e non poteva far altro che ammirarne la forza. Allo stesso tempo, non sapendo leggere, all’interno dell’edificio veniva guidato nella comprensione della sacra scrittura da immagini e affreschi che ancora oggi ci stupiscono per la loro bellezza.

Ma non solo la spiritualità ha permesso la costruzione di imponenti architetture.

In tutti i Paesi, anche in quelli più poveri, il potere temporale ha storicamente caratterizzato la struttura urbanistica delle città. Castelli e palazzi sono da sempre una manifestazione di potere e ricchezza nei confronti dei più deboli: un modo per mostrare i muscoli e mostrarsi forti di fronte al mondo.

La città proibita e la grande muraglia in Cina, i castelli del centro Italia e palazzi reali europei sono solo alcuni esempi di architetture simbolo dell’orgoglio di chi deteneva il potere in quei luoghi.

Oggi la situazione è cambiata? Esiste ancora una cultura del potere e dell’orgoglio legati a massicce opere architettoniche? La risposta la troviamo nelle megalopoli che stanno esplodendo in tutti i continenti.

La ricerca del cielo, quindi dell’altezza, è diventata la nuova immagine del potere.

Chi comanda costruisce poderosi grattacieli dove inserire i propri uffici e organizzare le prossime mosse per diventare sempre più forte economicamente. Nell’antichità il centro storico di una città importante era invaso da chiese e palazzi, gli edifici simbolo del potere. Questa condizione non è cambiata attraverso i secoli: anche oggi nelle downtown troviamo le strutture che ospitano chi ha in mano le chiavi della città. L’unica differenza sono gli “inquilini”: non più preti e principi ma banche e uffici, lo specchio della contemporaneità.

Per fortuna però l’architettura non è pregiudizio. L’architettura è un racconto fatto di materiali veri che non deve avere la pretesa di giudicare o essere giudicato, ma evidenzia ciò che la società decide di compiere ed essere.

Ecco perché invece è orgoglio. Un orgoglio nel mostrarsi agli occhi di tutti, orgoglio di parlare a nome di chi l’ha costruita e provare a trasmettere le sue idee e concetti.

Chi osserva l’architettura con pregiudizio non riuscirà mai a comprenderne veramente l’essenza e ciò che realmente essa vuole raccontare.

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