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Il nazismo e l’arte degenerata: due mostre a confronto

di Silvia Bosio

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Monaco, 18 luglio 1937. La Casa dell’Arte Tedesca, progettata da Paul Troost, apre al pubblico con l’inaugurazione della Grande Esposizione d’Arte tedesca. Il giorno seguente, nell’attigua galleria delle Hofgartenarkaden, inizia la mostra dell’Entarteke Kunst, l’arte degenerata, cioè quella condannata dal nazismo. Entrambe le mostre sono curate dal presidente della Camera delle Arti, Adolf Ziegler, ma la selezione delle opere è affidata anche ad una speciale commissione di cui fa parte lo stesso Hitler. La contrapposizione di queste esposizioni è il coronamento di una politica culturale coercitiva e repressiva che, già a partire dal 1933 aveva cercato di incanalare la cultura unicamente nella direzione della propaganda.

Le mostre qui esaminate rappresentano in maniera emblematica la dicotomia su cui i nazisti basano la loro concezione dell’arte, cioè l’antitesi tra nuova arte “tedesca” e arte moderna. La prima veicola valori e canoni estetici tradizionali e stereotipati, soprattuto è un’arte che esalta l’orgoglio ariano inteso come sentimento di superiorità razziale. La seconda, definita degenerata (entartete) o anche “arte ebrea bolscevica”, include artisti e correnti eterogenei, senza alcun tentativo di comprensione delle poetiche individuali, né tantomeno del senso delle ricerche artistiche post-impressioniste e delle Avanguardie. La prospettiva delle due mostre è quindi fortemente deformata poiché il potere ufficiale, nel tentativo di strumentalizzare l’arte piegandola ai suoi fini politico-ideologici, guarda l’arte contemporanea attraverso i filtri dell’orgoglio e del pregiudizio.

L’allestimento stesso delle mostre è concepito per influenzare fortemente le reazioni del pubblico sulla base di questi due concetti. L’Esposizione di Arte Tedesca viene organizzata nel nuovo monumentale edificio: colonne imponenti, marmi, corridoi spaziosi decorati con corone d’alloro e busti di Hitler, accolgono più di 600 opere cercando di creare un’atmosfera aulica, silenziosa e quasi mistica. Nella sezione di scultura le enormi figure di Cameratismo di Josef Thorak rappresentano i nudi nazisti per antonomasia: il tentativo di imitare le statue classiche trova un limite nella mancanza di grazia delle figure, ma anche nell’imponenza smisurata e in un’idealizzazione sterile. Tra i dipinti vige una rigida suddivisione per generi in cui domina la retorica nazista delle radici tedesche e un gusto per l’equilibrio e la sobrietà: nudi femminili freddi e senza spessore, paesaggi simili a fotografie, ritratti del Fürher e di soldati in uniforme intrisi di insana idolatria, contadini esaltati come eroi per il loro legame alla terra e ai valori tradizionali. Insomma, è attraverso uno pseudo-classicismo e un realismo stereotipato che la mostra si prefigge l’“orgogliosa” glorificazione del nazionalsocialismo e della razza ariana.

Le opere “degenerate” invece sono circa 700, confiscate ai maggiori musei tedeschi, ed includono i rappresentanti dell’arte moderna tedesca dei primi decenni del secolo: artisti ebrei e non, opere figurative e astratte, Avanguardie con intenti socio-politici e tendenze artistiche disimpegnate. Perciò Espressionismo, Cubismo, Dada, Surrealismo, Bauhaus sono condannati in toto dal nazismo come movimenti elitari e anti-popolari che, all’indomani della grande sconfitta della Prima Guerra Mondiale, si radicano con l’intento di organizzare un complotto comunista ed ebreo. Opere di Barlach, Beckmann, Dix, Grosz, Kandinskij, Klee, Picasso, Nolde, Munch, Kokoschka, Schwitters, Chagall e innumerevoli altri maestri sono suddivise in nuclei tematici assurdi, come “Invasione del bolscevismo in arte” o “La natura vista da menti malate”. Anche qui l’allestimento parla da sé: le opere sono accatastate in stanze strette e male illuminate, accompagnate da scritte sarcastiche sui muri circostanti e da biglietti con il prezzo che i musei hanno pagato per acquistarle. Quindi è l’allestimento stesso a fuorviare la possibile comprensione delle opere, concretizzando l’intento annientatore dei nazisti nei confronti dell’arte moderna. La dissacrazione e lo scherno devono lasciare gradualmente posto ad un senso di claustrofobia, a un’irritazione che si trasformi in rabbia aggressiva e intolleranza. Per fare un esempio, si pensi alla lettura mistificata che la didascalia dà del toccante Crocifisso di Ludwig Gies (ben descritta dalla testimonianza di Peter W. Guenther nel volume Degenerate Art).

Nei quattro mesi di apertura la mostra accoglie oltre due milioni di visitatori (contro meno di mezzo milione di visitatori per la mostra d’arte ufficiale), nei tre anni successivi diventa itinerante ed è vista da un altro milione di persone. Certo, i nazisti creano scandalo e soprattutto un clima di terrore tale per cui i sostenitori dell’arte moderna emigrano, si eclissano o vengono eliminati. Tuttavia, paradossalmente rispetto alle loro intenzioni, in Germania questa mostra contribuisce a salvare dall’oblio totale tali artisti e opere; grazie ai documenti e alle testimonianze che la riguardano, si è potuto far luce su questo periodo e recuperare notizie di opere andate perse a causa della follia nazista. Insomma, per usare le parole della critica Stephanie Barron, il grande interesse storico-critico per questa mostra è la prova che «alla fine i nazisti fallirono – l’arte moderna non è stata né sarà mai sradicata dalla Germania. I capolavori e i frammenti di questa storia ci ricordano che l’arte può essere apprezzata o aborrita, ma è una forza la cui potenza non dovrebbe mai essere sottovalutata».

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Un commento per “Il nazismo e l’arte degenerata: due mostre a confronto

  • vito giannoccaro ha detto:

    arte non si può parlare di arte degenerata o di arte convenzionale quello che l’uomo ha creato,non si distrugge,personalmente la pittura la scultura l’architettura che nasce in quel preciso periodo storico non andava distrutta,per abbattere i demoni presenti nell’uomo ci vuole ben altro.Il recupero morale nasce dal valorizzare la cultura in tutti i sensi,distruggere la cancelleria e tutti i monumenti nazifascisti non ha significato in seguito il miglioramento morale del popolo tedesco e italiano,hanno acuito il senso di frustazione di un popolo super organizzato come quello tedesco e alimentato le peculiarità negative del popolo italiano.I tedeschi sicuramente con le pene e i sacrifici sopportati sono migliorati,gli italiani furbescamente hanno parzialmente subito la resistenza abituati come sono ad un metabolismo politico veloce mi spiego fascisti subito antifascisti democristiani tutti forzisti forzisti tutti renziani o peggio vari miscugli.La dignità si conquista con il buon senso.Ricordo che nel mio paese c’era una bellissima fontana i ricordi da bambino sono i più belli aveva un difetto era stata costruita nel periodo fascista quindi doveva essere distrutta,rimuovere quello che si è quello che si è stati scialba pochezza di un popolo senza memoia

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