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Giovani, carini e… alla ricerca di un’occupazione

di Alessandra Modica

Pubblicato il

Giovani, carini e disoccupati: il titolo del primo film dell’attore/regista Ben Stiller (era il lontano 1994 quando uscì nelle sale italiane) è una perfetta descrizione della situazione degli under 35 italiani di oggi. Sono mesi che studiosi, politici e leader d’opinione ci bombardano con statistiche sulla disoccupazione giovanile, sull’impenetrabilità del mercato del lavoro italiano, sull’impossibilità di passare dalla condizione di studente a quella di lavoratore.

Il 15 maggio l’Ocse ha lanciato l’ennesimo allarme sull’occupazione giovanile in Italia, segnalando che il tasso record del 35,9% di disoccupati nelle fasce comprese tra i 15 e i 24 anni vale al nostro Paese il 4° posto nella classifica della disoccupazione giovanile. E la situazione si ripete nella classifica dei cosiddetti “Neet”, giovani totalmente inattivi, che non studiano e non hanno un lavoro.

Ma perché il mercato del lavoro non permette l’ingresso ai giovani? Sono tanti e diversi i motivi che hanno portato a questa desolante situazione. Innanzitutto la crisi economico-finanziaria che sta bloccando le assunzioni in molti settori e sta portando a molti licenziamenti. Ma non solo. Il nostro Paese ha segnato un record delle tasse in tutta l’Unione Europea, con ulteriori problemi per l’occupazione. E ancora non fanno bene all’occupazione giovanile, secondo quanto sottolineato dalla Coldiretti, l’aumento delle persone anziane nelle posizioni di comando e il numero sempre maggiore di persone over 40 che cercano lavoro.

A rincarare la doseci pensa il rapporto Istat presentato il 22 maggio, in cui si legge «La disoccupazione tra i 18 e 29 anni ha toccato il 20,2% nel 2011, facendo registrare la massima distanza dal 1993 con il tasso di occupazione complessivo. L’anno scorso i Neet (15-29enni che non studiano né lavorano) erano 2,1 milioni. Il 31,9% si concentra al Sud, valore quasi doppio del Centro-Nord con punte in Sicilia e Campania».

E i giovani che fanno? Come (re)agiscono quelli che una laurea ce l’hanno già, hanno completato il percorso di studi, e ora si sentono pronti a fare esperienza nel mondo del lavoro? Ovviamente c’è chi si abbandona al pessimismo e al lassismo, ma in fondo non sono in molti quelli che non sperano più di riuscire a guadagnare qualcosa. Quasi tutti, però, hanno ben in mente un concetto: non sarà il lavoro a renderli felici, ma tutto il resto. E così c’è chi attende fiducioso e nel frattempo si prende una seconda laurea, e chi ritorna a vivere con mamma e papà dopo aver fatto lo studente fuori sede. E poi? Poi ci sono tutti gli altri, quelli che provano a reinventarsi nei modi più improbabili.

C’è il classico aspirante fotoreporter che fotografa appartamenti in affitto; la laureata in Economia e cooperazione per lo sviluppo che lavora allo sportello di una banca armata; la giornalista che fa la commessa e poi scrive gratis di cinema su un sito per tenersi in allenamento; il laureato in Scienze della Comunicazione che sogna di fare la guida turistica e si reinventa dog sitter, giardiniere, accompagnatore di invalidi momentanei. Poi ci sono quelli che cercano di passare questo momento di crisi tra borse di studio, corsi di formazione, servizio civile e finanziamenti casuali, più o meno utili e sparsi in giro per il mondo.

E infine chi va via. Con il programma Leonardo (nella speranza di tornare), o all’avventura. Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna. A Londra puoi lavorare come cameriere e riuscire a mantenerti. In Italia hai bisogno di 3-4 lavoretti per pagare una camera in affitto.

Anche l’Unione Europea ha preparato un progetto apposito: si chiama Your first Eures Job e promette bandi europei per giovani dai 18 ai 30 anni per 500 contratti di lavoro della durata minima di 6 mesi, con retribuzione adeguata agli standard del Paese in cui il lavoro verrà svolto. Inoltre, il progetto prevede un piccolo contributo informativo e finanziario per coloro che parteciperanno a Your first Eures job: 300 euro di rimborso per le spese per sostenere il colloquio all’estero, e 1.200 euro come contributo per mantenersi inizialmente. Infine, anche le aziende che decideranno di partecipare avranno delle agevolazioni: l’Ue offre loro 1.200 euro per la formazione linguistica e l’inserimento dei giovani.

I bandi in Italia non sono ancora usciti (dovreste poterli trovare QUI), ma i giovani italiani sono sempre fiduciosi. Continuano a fare la fila nelle agenzie di lavoro interinale, si formano, cercano, aspettano.

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