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EnAIP: formazione al lavoro, soluzione al disagio?

di Beatrice Bittau

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Giorgia è in terza media, ed è stata sospesa tre volte per atti di bullismo: una volta ha strappato i capelli ad una ragazzina di prima, poi ha sputato in faccia al professore di educazione fisica, e l’ultima volta ha chiuso un suo compagno di classe in bagno dalla prima all’ultima ora di lezione. Sua madre è disperata. Come farà il prossimo anno, alle superiori?

Giovanni è stato bocciato il primo anno all’ITIS elettronico, allora ha cambiato indirizzo, è stato bocciato di nuovo. Si è iscritto ancora, stessa scuola, stesso indirizzo, ma da settembre a marzo ha fatto cinquantatre giorni di assenza.

Luis ha lavorato come magazziniere in una ditta di elettronica da quando ha finito le superiori, ma questa ha fallito, e l’hanno licenziato. È stato assunto poi come lavoratore stagionale, scaricava la frutta, ma a stagione finita, lavoro finito. Dopo tre mesi di disoccupazione, è riuscito a farsi assumere in una ditta di pulizie, ma a25 km da dove abita,50 km ogni giorno andare e tornare, metà dello stipendio era andato in benzina, si è licenziato.

Lisa è dislessica, leggere e scrivere per lei sono un tormento, ma non vuole andare “ a fare la cassiera in un supermercato” come le urla contro suo padre, non vuole rinunciare ad imparare.

Abdel è arrivato in Italia da 3000 km di distanza, ha solo un paio di scarpe, bucate, e capisce solo “come ti chiami” e “buon giorno”.

Senza paragonarla ad una bacchetta magica, una soluzione possibile per molte di queste persone è un  tipo diverso di scuola, un centro En.A.I.P.

Si tratta di un centro di istruzione professionale, dove i corsi sono pensati per fornire una formazione specificamente indirizzata ad un professione, e nel caso di minori, questa viene integrata con l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Se non vuoi andare a scuola ti mando a lavorare. Al di là della vecchia minaccia di mamma e papà, spesso per adolescenti a rischio devianza, l’investire le proprie energie in un progetto concreto di formazione al lavoro si dimostra una scelta vincente. C’è chi la definisce “l’ultima spiaggia” dell’istruzione, ma in realtà un centro ENaIP è  in grado di offrire una formazione di qualità per una specifica professione, dando ai suoi studenti una competenza pratica che le altre scuole non sono più in grado di fornire.

E forse è proprio questo orizzonte “pratico” ad essere un ancora di salvezza per molti ragazzi incapaci di passare ore seduti al banco.

Ad esempio presso il centro di Rimini sono attivi i corsi per la qualifica di operatore grafico, operatore impianti termoidraulici, operatore meccanico, operatore per l’autoriparazione, operatore per impianti elettrici.

Talvolta i corsi sono programmati in collaborazione con le scuole. Sempre presso il centro di Rimini sono attivi i corsi di “installatore e manutentore di impianti elettrici”, in collaborazione con  due Istituti tecnici della zona.

La “formazione” non viene intesa come un apprendimento a compartimento stagno, ma si cerca sin da subito di inserire i giovani in realtà lavorative esterne tramite stage in aziende. Quest’esperienza si dimostra in genere la parte più significativa, che porta il ragazzo ad un vero processo di maturazione.

Lavorare “come i grandi” comporta l’assunzione di responsabilità, un adolescente che si presenta in officina, in azienda, in laboratorio grafico insieme non più a professori o genitori, ma a superiori e possibili datori di lavoro, si sente chiamato ad essere puntuale ed efficiente. Non di rado accade che il ragazzo tiri fuori voglia di impegnarsi e qualità inaspettate.

Questo tipo di approccio al mondo del lavoro si rivela utile per entrambe le parti: utile a chi ne frequenta ai corsi, utile al mercato del lavoro.

«Sì funziona… ci sono ragazzi che qua fanno un gran casino- dice con la semplicità di chi conosce i suoi polli, un educatore- che poi sul posto di lavoro diventano impeccabili. Dei veri miracolati.»

Il punto fondamentale, dice un professore che da anni lavora con questi ragazzi, «è far recuperare loro una progettualità. Il primo problema per loro è riuscire a stare con se stessi. Perché quando arrivano da noi, pesano tutti i fallimenti…il nodo centrale è capire cosa succede a ciascuno di loro, e lavorare ad un progetto personale. Poi creare la competenza e procedere con l’inserimento lavorativo».

 

Tra i suoi impegni principali c’è la lotta contro la dispersione scolastica, e il bullismo, ma un centro En.A.I.P. offre un ampio ventaglio di corsi, destinati a disoccupati, ad occupati, a diplomati, a laureati, a soggetti con deficit psico-fisici, extracomunitari, o in condizione di disagio sociale, emarginazione.

Immigrazione: “vengono qua e non sanno niente”.

Un’importante iniziativa finanziata dai fondi provinciali è il progetto “cantiere aperto”, destinato a immigrati richiedenti asilo.

Presso L’EnAIP centro Zavatta è stata offerta loro un’esperienza di tirocinio orientativo. Dopo una fase iniziale in aula, dove i partecipanti erano invitati a parlare delle loro precedenti esperienze lavorative nel paese d’origine, sono stati inviati a svolgere tirocini presso aziende locali.

Otto persone tra le partecipanti al progetto quest’estate sono state assunte.

«Siamo molto contenti, ma l’obiettivo del progetto non è tanto l’assunzione- mi spiega l’operatore responsabile- quanto la conoscenza del mondo del lavoro in Italia: ad esempio è difficile fargli capire per bene come è strutturato e come funziona un contratto».

Anche molti ragazzi italiani che hanno terminato o abbandonato gli studi è possibile un’esperienza di tirocinio orientativo, grazie ad un progetto finanziato dai piani di zona del comune di Rimini.

 

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