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Il Telelavoro: una valida innovazione dei nuovi tempi

di Stefano Romano

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Vi siete mai chiesti se le ore lavorative in Italia siano le stesse degli altri paesi più sviluppati?

Secondo una recente indagine promossa dall’Ocse, si lavora di più, in termini di ore, in Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti; di meno in Germania e Francia. E l’Italia? Il nostro è il paese più stacanovista tra i sette più industrializzati con 1.802 ore l’anno per lavoratore , sopra di 38 ore rispetto alla media Ocse e di 372 ore rispetto a un lavoratore tedesco.

Sempre uno studio dell’Ocse ha dimostrato che nei paesi dove si lavora di più, si guadagna di meno. Alla domanda quanto guadagnano gli italiani, ha risposta un recente studio dell’Istat (qui il testo integrale) su una serie di indicatori sul prelievo fiscale e contributivo. La fotografia scattata è del 2007, ma i dati non dovrebbero esser cambiati di molto e, anzi, forse sono in lieve peggioramento, considerando la crisi economica internazionale. La metà degli italiani (55,3 per cento), dice l’Istat, ha un reddito compreso tra 10.000 euro e i 30.000 euro, il 15 per cento ha un reddito compreso tra 30.000 e i 70.000 euro e una esigua minoranza di ricchi ha un reddito superiore ai 70.000 euro annui (2,2 per cento degli italiani). Quello che colpisce è la fascia dei redditi bassi, ossia quel 27,5 per cento degli italiani che guadagna meno di 10.000 euro.

Comunque, a parte le numerose conclusioni e dibattiti che si potrebbero aprire in merito a questi dettagli tecnici, vorrei affrontare un tema delicato almeno qui in Italia. Dato che si lavora tantissimo e si guadagna poco, oggi entrambi i genitori sono costretti a lavorare e a stare parecchio tempo fuori casa. Che ripercussioni ha questo aspetto? Soprattutto per coloro che possiedono famiglia? Senz’altro diventa difficile riuscire a conciliare i due aspetti più importanti per una persona, lavoro e famiglia. Questo può essere un motivo che spieghi come mai il tasso di occupazione femminile in Italia sia bassissimo, del solo 46%, nonostante le donne rappresentino il 60% dei laureati in Italia. Allora come si fa? Alle aziende interessa la sfera familiare dei suoi dipendenti? Si stanno impegnando in qualche modo? Ci sono state iniziative volte a permettere al dipendente di conciliare lavoro-famiglia?

Tra la più importante e innovativa, c’è il telelavoro. Ovvero la possibilità di lavorare svincolati da qualsiasi legame spazio-temporale, lontani del proprio ufficio e nelle ore che si desidera, attraverso l’uso delle ICT(strumenti informatici e telematici). In Italia i lavoratori dipendenti che usano come modalità lavorativa il telelavoro sono il 3.59% rispetto al totale della forza lavoro. Nella maggior parte dei casi, i telelavoratori sono manager o addetti alle vendite, categorie che godono dei livelli di autonomia necessari per poter lavorare offsite. Ora, le critiche principali che si muovono al telelavoro riguardano la sicurezza dei dati inviati tra dipendente e azienda attraverso internet, una bassa relazionalità del lavoratore e soprattutto l’assenza della supervisione: chi garantisce che il dipendente lavori lo stesso lontano dal suo ufficio? Premesso che questa è una visione caratterizzata dalla mancanza di fiducia nella forza lavoro e dalla preferenza per strumenti di controllo visivo e premesso che la modalità del telelavoro non debba sostituire in toto quella tradizionale ma si possano costituire delle vie di mezzo, penso che i vantaggi di questa tecnica, al di là del valore delle persone che potrebbero sfruttarla, siano tanti.

Ad esempio, ognuno si gestirebbe il proprio tempo. Questo permetterebbe una maggiore flessibilità e possibilità di conciliare le ore lavorative con altre esigenze, quali la famiglia ad esempio (le mamme in particolare gioverebbero di più di questa modalità), o semplicemente permetterebbe la possibilità di partecipare a qualsiasi evento recuperando le ore lavorative nel momento preferito. Il dipendente potrebbe viaggiare con più facilità, in base alle esigenze delle aziende, ampliando quindi gli orizzonti culturali e anche relazionali del dipendente stesso. Gli spazi di lavoro diminuirebbero all’interno dell’azienda, abbassando in questo modo le spese. Non va dimenticato tutto il tempo e la benzina impiegati per raggiungere il luogo di lavoro. Basta dare uno sguardo alla “conseguenze” dell’implementazione del telelavoro nella multinazionale CyscoSystem: 10 milioni di dollari di benzina in meno, una riduzione di emissioni di C02 pari a  47 mila tonnellate e un miglioramento della produttività e della qualità del lavoro.
Senz’altro il telelavoro non rappresenta la panacea per tutti i problemi della società, ma, nell’attuale contesto di crisi, indubbiamente si candida come approccio efficace per arginare le perdite, conseguire significativi  vantaggi e acquisire una nuova mentalità più aperta.

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