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L’attualità della dottrina sociale cattolica

di Leonardo Nini

Pubblicato il

Domenica 29 aprile, presso la basilica di San Paolo fuori le mura, a Roma, ha avuto luogo la cerimonia di beatificazione di Giuseppe Toniolo, pubblicamente riconosciuto come maggiore economista cattolico della storia. Gli avvenimenti di queste ultime settimane, segnate da un continuo scambio di battute fra governo e “parti sociali” in merito al disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro, hanno riportato in auge una tematica che già egli nei suoi scritti, fra i quali in particolare il Trattato di Economia Sociale”, affrontò compiutamente, contribuendo significativamente anche alla formazione della dottrina sociale della Chiesa.

Giuseppe Toniolo

Toniolo, nato nel 1845, visse proprio negli anni dell’esplosione della cosiddetta “questione operaia”, periodo nel quale il processo di industrializzazione pose, in Europa come in America, nuove ed inquietanti problematiche. Probabilmente fu anche dalle sue idee che il pontefice Leone XIII prese spunto per portare a compimento, con la celebre “Rerum Novarum del 1891, una visione propriamente cattolica del lavoro e della società, andandosi ad affiancare alle ideologie allora dominanti, le cui applicazioni sono state e sono sotto gli occhi di tutti: da una parte, il marxismo ed il leninismo, dall’altra, il liberalismo ed il capitalismo.Con tale enciclica, di fatti, l’allora pontefice si occupò principalmente della condizione dei lavoratori, volendo sottolineare con la scelta del titolo come il progresso tecnico ed organizzativo avesse portato, di pari passo con i diversi ed innegabili benefici, nuove ed urgenti problematiche. Proprio per questo si rendeva necessario per la Chiesa muovere alcuni concreti passi verso l’armonizzazione della società: come  sottolinea Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus Annus”, edita nel 1991 in occasione del centenario della precedente, «ai tempi di Leone XIII una simile concezione del diritto-dovere della Chiesa era ben lontana dall’essere comunemente ammessa. Prevaleva, infatti, una duplice tendenza: l’una orientata a questo mondo ed a questa vita, alla quale la fede doveva rimanere estranea; l’altra rivolta verso una salvezza puramente ultraterrena, che però non illuminava né orientava la presenza sulla terra. [..] La Rerum novarum conferì alla Chiesa quasi uno  statuto di cittadinanza  nelle mutevoli realtà della vita pubblica.»[1]

Dalle parole del pontefice è possibile comprendere come il rischio peggiore cui poteva indurre un’ideologia come quella liberista era assegnare al capitale, inteso come insieme di mezzi di produzione, maggiore importanza rispetto al lavoro stesso. Il contributo dei lavoratori salariati, di fatti, nella più estremistica accezione di “capitalismo” viene ridotto a semplice merce, parificata a un qualsivoglia utensile.  Tale errore venne aspramente criticato, sia da Leone XIII che da G. Paolo II (in diversi passi dell’enciclica “Laborem Exercens”):  «l’errore del primitivo capitalismo può ripetersi dovunque l’uomo venga trattato, in un certo qual modo, al pari di tutto il complesso dei mezzi materiali di produzione, come uno strumento e non invece secondo la vera dignità del suo lavoro – cioè come soggetto e autore, e per ciò stesso come vero scopo di tutto il processo produttivo.»[2]

Il capitalismo, d’altra parte, assume il suo vero significato storico non in tale accezione estremistica, quanto piuttosto in opposizione ad un’altra dottrina, quella del socialismo, per diversi motivi  parimenti rischiosa. In primo luogo essa, pur costituendo una in apparenza semplice soluzione alla questione operaia, spingendo i poveri all’odio verso i ricchi e mirando a rendere pubbliche le proprietà di questi ultimi, finisce per danneggiare materialmente i poveri stessi; inoltre, sul piano antropologico, il socialismo impoverisce l’uomo considerandolo  «come un semplice elemento ed una molecola dell’organismo sociale, di modo che il bene dell’individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale.»[3] In altre parole, la libertà del singolo perde importanza di fronte all’esigenza di una pianificazione centralizzata.

Si rende ad ogni modo fondamentale l’affermazione della dignità di qualunque lavoratore, nella consapevolezza che la realizzazione dell’animo umano passa anche attraverso l’esperienza lavorativa, nella quale la persona esprime se stessa e le proprie potenzialità. Proprio per questo, assume grande importanza la presenza dei sindacati: attraverso di essi, è possibile una corretta rivendicazione dei legittimi interessi dei dipendenti, sia pubblici che privati.  Tuttavia, le organizzazioni sindacali non necessariamente costituiscono il riflesso di una società divisa in classi o ceti, né «richieste sindacali non possono trasformarsi in una specie di “egoismo” di gruppo o di classe, benché esse possano e debbano tendere pure a correggere–per riguardo al bene comune di tutta la società – anche tutto ciò che è difettoso nel sistema di proprietà dei mezzi di produzione o nel modo di gestirli e di disporne.»[4] L’attività sindacale, di fatti, non può e non deve trasformarsi in attività politica, intesa come rivendicazione di interessi particolari, mirata a conquistare l’appoggio di determinate fasce di elettori.

Sul finire del XX secolo, nell’osservare l’evoluzione storica degli interventi statali in economia, Giovanni Paolo II osservava, nella sopracitata “Centesimus Annus”, come un cedimento, da parte dello stato, alle sollecitazioni ed alle pressioni delle classi sociali più disagiate potesse condurre alla degenerazione dell’assistenzialismo, con eccessive garanzie e tutele, responsabili a loro volta dell’ingigantimento della spesa pubblica: «intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici, dominati da logiche burocratiche più che dalla preoccupazione di servire gli utenti».[5]

Tali riflessioni sono ancora oggi di assoluta attualità, considerando in particolare la situazione delle imprese italiane, la quale, basandosi su svariati indici forniti da istituzioni di rilievo (fra le quali la graduatoria doing business) è critica non solo per quanto riguarda la difficoltà congiunturali di accesso al credito, ma anche a causa dei molteplici adempimenti burocratici e della sostanziale complessità delle procedure di assunzione e licenziamento. La tematica della burocrazia rimanda poi alla situazione degli impiegati pubblici, i quali, spesso in sovrannumero rispetto alle reali necessità, godono di livelli ancora superiori di tutela.

Sorge spontaneo un interrogativo sulla correttezza delle soluzioni che sono state finora apportate: in attesa di conoscere gli effetti del cosiddetto “DDL lavoro” sull’efficienza del mercato del lavoro, è importante evidenziare come si siano fatti importanti passi avanti nella limitazione dell’assistenzialismo –in particolare attraverso il passaggio al sistema contributivomentre molto resta da fare in merito allo snellimento degli apparati pubblici, in particolare di quelli burocratici.


[1] K. Wojtyla, Centesimus Annus, 1991, cap.I

[2] K. Wojtyla, Laborem Exercens, 1981, par.7

[3]K. Wojtyla, Centesimus Annus, 1991, cap.II

[4] K. Wojtila, Laborem Exercens, 1981, par. 20

[5]K. Wojtyla, Ibidem, cap.V

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7 commenti per “L’attualità della dottrina sociale cattolica

  • Anonimoconiglio ha detto:

    Il contributo dei lavoratori salariati, di fatti, nella più estremistica accezione di “capitalismo” viene ridotto a semplice merce, parificata a un qualsivoglia utensile.

    Scusate, quale sarebbe l’accezione moderata di “capitalismo”? quella in cui il lavoratore non produce plusvalore e il padrone non si arricchisce alle sue spese. Perché se è così mi sa che parliamo di socialismo. Ah, già, il socialismo a detta di un Papa: «spinge i poveri all’odio verso i ricchi e mirando a rendere pubbliche le proprietà di questi ultimi, finisce per danneggiare materialmente i poveri stessi; inoltre, sul piano antropologico, il socialismo impoverisce l’uomo…».

    “Impoverisce l’uomo antropologicamente”, questa è bella. Andiamo bene Dissonanze. Citare il capo dello stato più ricco al mondo, capo di una delle istituzioni più materialistiche che ci siano oggigiorno, la Chiesa, per parlare di socialismo.
    Verrebbe da dire “da che pulpito viene la predica”.

  • Leonardo Nini ha detto:

    Gentile commentatore anonimo,
    nel parlare di accezione estremistica di capitalismo mi riferisco ad una visione della società e dell’impresa in cui l’interesse per il profitto è predominante, insieme a quello di chi ha la proprietà dei mezzi di produzione.

    Una accezione più moderata potrebbe consistere in una considerazione paritaria dell’interesse di imprenditori e salariati, sempre in un contesto di libertà di allocazione delle risorse.

    Questo proprio a distinzione dal socialismo che, nelle concrete applicazioni che si sono succedute nell’ultimo secolo (e alla quali è riferita la citazione del Pontefice) toglie troppo spazio alla libertà dell’individuo in nome di un purtroppo non precisato “bene comune” o “dello stato”, il quale a sua volta finisce spesso per coincidere con gli interessi del partito egemone.

    Gradirei, se possibile,una spiegazione riguardo all’affermazione “una delle istituzioni più materialistiche che ci siano oggigiorno, la Chiesa”.

    Ti ringrazio comunque per aver espresso il tuo punto di vista!

    Leonardo

    • AnonimoConiglio ha detto:

      Caro Leonardo, per quel che riguarda il mio anonimato puoi sempre visitare il link al mio blog che ho lasciato, dove c’è una scheda chiamata “chi sono” e un form di contatto privato, il che mi conferisce una identità virtuale affidabile quanto la tua, o forse più. Lo chiarisco per evitare che mi si giudichi dal nickname, non sia mai. Ma a dire la verità non mi interessa poi tanto.

      Un’altra questione meno importante, la mia affermazione nella frase “una delle istituzioni più materialistiche che ci siano oggigiorno, la Chiesa”, parte dal presupposto – personale, certo, ma che potrei argomentarlo andando offtopic – secondo cui la chiesa rappresenta una istituzione, attraverso la quale si esercita un potere in fin dei conti terreno.

      Detto ciò, vengo meglio al dunque. Sulla parola Capitalismo tu sostieni che:
      “Una accezione più moderata potrebbe consistere in una considerazione paritaria dell’interesse di imprenditori e salariati, sempre in un contesto di libertà di allocazione delle risorse.”

      Ora vorrei farti notare che questa accezione moderata non sarebbe esistita, forse, senza le giuste critiche partite appunto da idee socialiste. Senza la lotta dei sindacati, ecc…

      “Questo proprio a distinzione dal socialismo che, nelle concrete applicazioni che si sono succedute nell’ultimo secolo (e alla quali è riferita la citazione del Pontefice) toglie troppo spazio alla libertà dell’individuo in nome di un purtroppo non precisato ‘bene comune’ o ‘dello stato’, il quale a sua volta finisce spesso per coincidere con gli interessi del partito egemone.”

      Non sono d’accordo. Credo che le concrete applicazioni a cui fai riferimento siano piuttosto espressione del Comunismo, ma a parte questo, resto stupito dal fatto che questo intero articolo sia basato sulle encicliche di Karol Wojtyla, un Papa che si è permesso di dire che il socialismo “impoverisce antropologicamente l’uomo”, lo stesso socialismo che mise in atto Salvador Allende in Cile, e grazie al quale venne ucciso da Augusto Pinochet, lo stesso Pinochet che anni dopo incontrò Wojtyla e chissà, forse era d’accordo con il parere del Papa rispetto al socialismo. Anche perché nel 99 Wojtyla prese le difese di Pinochet. Ecco perché dico e ribadisco “da che pulpito viene la predica”. Ciao.

      http://www.cristianesimo.it/santosubito1.jpg

  • Leonardo Nini ha detto:

    Caro Santiago (se non ti dispiace preferisco chiamarti col tuo nome),

    in primo luogo mi pare che ritenere la chiesa “la più materialistica” delle istituzioni sia un luogo comune abbastanza diffuso ma infondato.
    Certo le vicende di questi giorni sembrano sostenerlo, e sono dell’opinione che una maggiore trasparenza all’interno degli ambienti vaticani porterebbe molti benefici; tuttavia l’opera che tantissimi sacerdoti svolgono in termini di sostegno spirituale (e anche materiale) di milioni di persone di per sè delegittima chiunque dal bollare una realtà così complessa ed importante come “materialistica”.

    Sono daccordo anche sul fatto che il pontefice non si riferisca propriamente al socialismo, quanto piuttosto al comunismo nell’affermare che “impoverisce antropolgicamente l’uomo”. Parlando di Allende però forse non hai fatto caso al fatto che fosse proprio di estrazione marxista. Con ciò non voglio dire che la sua azione politica non abbia comportato importanti progressi in Cile, ma mi preme ricordare che alcune riforme, quali la nazionalizzazione di importanti imprese e redistribuzioni più o meno “forzose” della ricchezza non sono propriamente di stampo socialista “moderato”. La stessa apertura nei confronti di Cuba, che sotto il regime di Castro era stata oggetto di embargo da parte di quasi tutti i paesi americani (secondo un patto al quale anche il Cile aveva aderito), segnala una tendenza politica piuttosto “rischiosa”.

    Anche il fatto che Pinochet abbia ucciso Allende è un’imprecisione: non è stato assolutamente confermato, e comunque l’opinione prevalente propende per il suicidio. Io direi “deposto”

    La posizione di Pinochet rimane indifendibile per i mostruosi crimini di cui si è macchiato. Il fatto che però il Papa si sia recato a fargli visita e gli abbia stretto la mano non comporta assolutamente che condividesse o approvasse nulla di tutto questo: egli era solito dialogare con tutti e pregare per tutti, nella convinzione che fosse il miglior modo di smuovere le coscienze. C’è poi chi sostiene che l’atto di affacciarsi dal balcone insieme al dittatore non fosse assolutamente voluto dal pontefice.

    Ora, non posso naturalmente essere sicuro nè della buona fede di Karol Wojtyla nè di altri cardinali all’epoca accusati di avere relazioni con il suddetto regime; tuttavia sul piano concettuale mi trovo assolutamente daccordo con ciò che il pontefice esprime nell’enciclica riguardo al socialismo (intendendolo come socialismo estremo, marxismo): pretendere di realizzare il paradiso in terra con una coordinazione statale totalitaria non può che danneggiare l’uomo, che, perdendo la libertà di scelta, perde la possibilità di realizzarsi.

    Naturalmente sono disponibile ad accettare qualunque commento e contestazione, ti chiederei però di essere cauto nel fare affermazioni forti come quelle dei precedenti interventi.

    Leonardo

  • Anonimoconiglio ha detto:

    «Sono d’accordo anche sul fatto che il pontefice non si riferisca propriamente al socialismo, quanto piuttosto al comunismo nell’affermare che “impoverisce antropolgicamente [sic] l’uomo”.»

    Non ho detto questo. Attento. Ho detto che sei tu, forse, a fare confusione tra socialismo e comunismo. Il pontefice, come tale, è una persona molto, ma estremamente, intelligente e dubito che farebbe un’errore del genere. No, sono convinto abbia scelto appropriatamente le parole, e sono convinto che “socialismo” non è stato scelto a caso.

    Wojtyla non solo si è affacciato sul balcone con Pinochet, ma nel febbraio del 1999, in attesa della sentenza della Camera dei Lords sul “caso Pinochet”, la Segreteria di Stato vaticana, tramite il Card. Sodano, intervenne presso il Governo di Londra, invocando ragioni umanitarie per sostenere che l’ex-dittatore cileno non dovesse essere estradato in Spagna ma rinviato in Cile. Qualche giorno dopo le Madres de Plaza de Mayo scrissero indignate al papa.
    Qui trovi le lettere tradotte:
    http://www.ruttar.altervista.org/chiese/1_8_wojtyla_pinochet/wojtyla_pinochet.htm

    Certo la scusa è quella del “perdono” incondizionato a tutti, ma qui entriamo in un piano soggettivo religioso. Ed è quasi inutile che discutiamo di questo visto che le nostre visioni al riguardo probabilmente sono opposte diametralmente.

    **************

    La storia del balcone mi fa ricordare un post di Malvino, in cui chiaramente dimostra quanto sia idiota l’idea che Pinochet abbia ingannato il Papa:
    http://malvinodue.blogspot.it/2011/04/pinochet-inganno-wojtyla.html

    **********

    PS: se per te le mie sono “affermazioni forti” allora ne deduco che la tua sensibilità al riguardo è parecchio fragile. Per me erano affermazioni del tutto innocue, considerando i miei pensieri in generale su quel che rappresenta il cristianesimo a livello spirituale e psicologico nell’uomo.

    «l’opera che tantissimi sacerdoti svolgono in termini di sostegno spirituale (e anche materiale) di milioni di persone di per sè delegittima chiunque dal bollare una realtà così complessa ed importante come “materialistica”.»

    Recentemente, Horacio Verbitsky ha scovato un documento esclusivo in cui ci sono le prove che i più alti prelati della chiesa argentina si accordavano con il dittatore Jorge Videla per evitare che la gente continuasse a chiedere spiegazioni.

    Fonte: http://www.radiopopolareroma.it/node/5827

    Al riguardo, dire che la Chiesa sia diventata una istituzione materialistica mi sembra una affermazione leggera.

  • Leonardo Nini ha detto:

    Eppure quando, nelle parole successive, Giovanni Paolo II spiega perchè, a suo dire, il socialismo impoverisca l’uomo, si riferisce ad esso evidentemente in una accezione diversa da quella che tu sembri intendere: indubbiamente un socialismo moderato non toglie libertà all’uomo, e non lo riduce ad un “semplice elemento ed una molecola dell’organismo sociale, di modo che il bene dell’individuo viene del tutto subordinato al funzionamento del meccanismo economico-sociale”.

    Le vicende che riguardano l’estradizione di Pinochet sono controverse e, ad ogni modo, fu Jack Straw, primo ministro LABURISTA, a propendere infine per liberare il dittatore, adducendo motivazioni di salute. Sono incline a credere che l’intervento del Vaticano nella questione fosse indotto dalle stesse motivazioni.
    Molto probabilmente fu un errore, poichè egli avrebbe comunque dovuto rispondere davanti a una corte delle proprie azioni. Rimane comunque il fatto che infliggergli una qualsivoglia pena nelle sue condizioni non avrebbe fatto molta differenza, e che forse la pena peggiore è proprio quella di subire il diprezzo del genere umano.

    Le foto che ritraggono il saluto del papa dal balcone non sono comunque del tutto incompatibili con la vicenda narrata dal cardinale Tucci: una volta trovatosi di fronte alla folla, Wojtyla avrebbe potuto preferire salutarla piuttosto che ritrarsi.
    Come ho già ribadito, comunque, io non posso essere sicuro delle reali intenzioni del Pontefice, e mi pare che tu sia nella mia stessa situazione.

    Per questo, non mi sembra il caso di sputare affrettate sentenze (per di più di portata “globale”) basandosi su fonti informative, come quelle che hai finora citato, non di certo fra le più affidabili. Come fai ad essere sicuro di quali siano, ad esempio, le motivazioni del signor Verbitsky?
    Per questo ho parlato di affermazioni “forti”, non tanto per la mia sensibilità al riguardo, quanto per la tua fretta di trarre conclusioni assolute e offensive nei confronti di molte persone.

    Se il fatto che siano esistiti, ed esistano ancora, alcuni preti pedofili ci portasse ad esempio a vedere secondi fini di natura sessuale nell’opera di ogni sacerdote, credo proprio sarebbe un grave insulto alla vita di quanti, nelle vesti di presbitero, aiutano spiritualmente e materialmente i componenti della propria comunità, e non solo.

    Certo, io non posso dire di essermi documentato approfonditamente, ma proprio per questo:
    -l’articolo è totalmente basato su speculazioni concettuali;
    -sui fatti storici di cui abbiamo finora parlato non pretendo di avere l’ultima parola, poichè anche le ipotesi che tu hai addotto sono plausibili, ma nessuno può dirsi sicuro che rappresentino la verità.

  • AnonimoConiglio ha detto:

    Sì certo Leonardo, tutto quello che io dico è “secondo me”, e lo stesso vale per te. Pensavo che la cosa fosse sottintesa.

    Tornando alla discussione. Non capisco perché mi parli delle motivazioni “del signor Verbitsky”. Io delle motivazioni che hanno spinto a Verbitsky a fare il suo documentario non me ne faccio niente, mi interessa sapere se le cose siano successe effettivamente così e dato che il Vaticano non ha disdetto una cosa così importante do ancora ragione a Verbitsky. Motivazioni a parte.

    Le motivazioni mettono il problema su un piano morale che non possiamo provare. Io so solo che quando Pinochet arrivò in Cile si alzò tutto molto contento dalla sedia a rotelle, dimostrando che in realtà stava bene.

    http://www.youtube.com/watch?v=ilxqhdgs4uU

    —-

    “Per questo ho parlato di affermazioni “forti”, non tanto per la mia sensibilità al riguardo, quanto per la tua fretta di trarre conclusioni assolute e offensive nei confronti di molte persone.”

    Non trovo offensivo dire che la chiesa sia una istituzione materialistica, sempre secondo me, se proprio c’è bisogno lo puntualizzo.

    Anche le mie sono costatazioni personali, non assolute perché sono sempre disposto a cambiare parere e, se siano offensive o no, ti chiedo di dimostrarmelo meglio. Ma non ti preoccupare per me e le mie affermazioni “forti”, soppeso ogni parola e rispondo per quel che affermo senza problemi.

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