Magazine

Passione Bruko a Bologna: Longboard made in Italy

di Lara Conte

Pubblicato il

Downhill per gli amanti della velocità.
Carving per quelli che amano fare Surf e Snowboard insieme.
Dancing per quelli più artistici.
Pumping per chi vuole saltarci su e non pensarci più.

Ecco alcune delle cose che puoi fare con una tavola Longboard, quello sport imparentato con il miglior Surf californiano e con un filo diretto con lo Skateboarding.

In Italia ci sono diversi fornitori di tavole Longboard, ma a Bologna il marchio di qualità  si chiama Bruko.

In origine bottega di restauro del legno, da un anno a questa parte si è specializzata nella produzione di Longboard grazie all’intuizione di Paolo Brunello e Sara Koller, ideatori del progetto Bruko. Insieme alla passione per il Made in Italy hanno sviluppato un autentico Way of life.

Come nasce l’idea Bruko?

Sara Koller: Nasce per caso. Un anno fa cercavo una tavola da Longboard. Guardando su internet non riuscivo ad orientarmi nella scelta e alla fine sapevo avrei dovuto rivolgermi all’estero. Lavoravo con Paolo da cinque anni e lui ha un’esperienza trentennale nella lavorazione del legno. Quindi gli ho proposto di crearci da soli la tavola.

Paolo Brunello: Ho accettato perché mi affascina l’idea di lavorare il legno in qualunque modo. Curvare il legno è la cosa più bella che puoi far fare ad un falegname. È una passione. Attenzione, non piegarlo (cioè dominarlo) ma curvarlo…
Il nome Bruko poi è nato per gioco, dalla fusione dei nostri cognomi: Brunello più Koller … è un nome che riesci a pronunciare in qualsiasi lingua. Fa partire l’immaginazione.

Siete una bottega artigianale. Che tipo di materiale utilizzate per la creazione delle vostre tavole?

PB: Utilizziamo principalmente la betulla per la sua reperibilità in Europa, invece dell’acero, tipico delle produzioni statunitensi e canadesi. Però hanno le stesse proprietà. Poi usiamo pioppo, mogano e balsa.
I prezzi sono giustificati dalla qualità: si devono sommare ricerca, professionalità, impegno e in ultimo il costo dei materiali.
Mi piace usare una metafora: noi non miriamo alla Formula 1, ma ad una bella Porsche. Per noi è fondamentale costruire un mezzo che abbia delle prestazioni un po’   più basse della Ferrari per ampliare l’utenza e per permettere agli acquirenti di utilizzare al cento per cento le potenzialità della tavola.
Vogliamo fare dei begli oggetti. Un connubio tra prestazione e bellezza.

Il vostro lavoro è una costante sperimentazione. Quali sono le idee in cantiere per la prossime tavole?

PB: Ora stiamo lavorando sulle stratificazioni delle tavole. Sul principio dell’arco da tiro composto. Ci sono tre strati: acero, betulla e mogano.

SK: In ogni tavola devono esserci questi tre elementi in proporzioni diverse a seconda dell’uso che ne fai – esempio pumping o downhill –  per garantire rigidità + elasticità + leggerezza.

PB: In particolare ci stiamo concentrando sulle proprietà del mogano: ha la stessa conformazione del carbonio. Ci ha catturato l’idea di produrre tavole completamente in legno, in sostituzione di quelle in fibra, vetroresina e carbonio. A parità di prestazioni.

SK: E poi sono materiali altamente tossici da lavorare. Il 90% delle ditte che fanno tavole flessibili usano bamboo e vetroresina. Non vogliamo essere gli ennesimi. Lavorare il legno è molto più difficile. E dà molta più soddisfazione.

Ho notato che Il vostro team è composto da persone molto giovani, anagraficamente parlando. Scelta casuale o mirata?

SK: Ho notato che la mia generazione è fatta di persone che spesso non vogliono rischiare o che vorrebbero dei risultati immediati. Persone della vecchia mentalità per cui la laurea ti garantisce un lavoro. Invece i ventenni di oggi sono molto più disillusi. Disincantati.

PB: Direi concreti. Ma senza farsi mancare né ottimismo né volontà.
Tutti quelli che abbiamo coinvolto nel progetto Bruko hanno comunque guadagnato molto più di noi! [ride]

SK: All’inizio, ogni volta che coinvolgevamo qualcuno, gli dicevo: Non so come va a finire. Ma questo lavoro intanto ti ripaga in contatti. E da lì ti si aprono un’infinita serie di strade possibili. Poi c’era una sorta di selezione naturale automatica. Sono rimaste le persone a cui piaceva la nostra idea, la nostra sfida.

Avete intenzione di espandervi oltre il circuito bolognese?

SK: Il nostro obbiettivo è il mondo! Abbiamo già i contatti per vendere all’estero.
Inoltre lo stilista italiano Andy Richardson vorrebbe utilizzare le nostre tavole per l’allestimento delle sue vetrine.

PB: Proprio oggi abbiamo avuto la percezione che il mercato italiano è avaro con gli  italiani stessi. Ci invidiano il Made in Italy da tutto il mondo, ma qui resta la convinzione che se un prodotto viene dall’estero, vale di più.
Se non si può insistere sul mercato nostrano, ci rivolgeremo a quello estero.
Il segreto sta tutto lì: nella capacità di riciclarsi e trovare strade nuove.
Potevamo trasferisci all’estero da subito ma abbiamo deciso di restare in Italia per creare lavoro in Italia. È una questione di moralità. Ci sono troppe aziende che vanno all’estero tacciandosi per Made in Italy.

Avete qualche progetto particolare per il futuro?

PB: Si, abbiamo un’idea un po’ romantica … ma non irrealizzabile. Volevamo creare un giardino Bruko! Il concetto è cercare di lasciare la traccia più leggera del nostro passaggio su questa Terra.

SK: Volevamo comprare il terreno in Ungheria e piantare un albero per ogni tavola prodotta. Piantare Betulla e alberi da frutto. Un posto da lasciare in comune, dove poter prendere ma dando in cambio un po’ di cura.
Una buona metafora per i tempi di crisi: se invece di combatterci collaboriamo … siamo molto più forti. E otteniamo risultati.

 

http://www.brukoboards.com/

Diffondi lo spirito Millennial:

7 commenti per “Passione Bruko a Bologna: Longboard made in Italy

  • Anonimo ha detto:

    Semplicemente genuino 😉 un bell’articolo che riesce a spiegare, con una pur breve intervista, la magia che c’è dietro Bruko. Bravissimi!!! e brava Lara! 😉

  • Lara Conte ha detto:

    Grazie mille! E un ringraziamento speciale va a Paolo e a Sara di Bruko! 😉

  • fede ha detto:

    …dai che prende anche da noi……!!!!!…..io vivo a londra e potete immaginare qua cosa sia…..sono 2 anni che giro dopo 15 di snowboard…mi si e’ aperto un mondo….in pratica nn cammino più…just ride on mate…….respect……fede

  • Lara Conte ha detto:

    ;D !

  • ale ha detto:

    peccato che non ho piu’ l’eta’ per andare sul’longboard perchè a leggere l’articolo mi è venuta voglia!

  • Anonimo ha detto:

    “Non so come va a finire. Ma questo lavoro intanto ti ripaga in contatti” Complimenti.

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: