Magazine

Ricerca sulle staminali: lo stato dell’arte in Europa

di Lucia Pavolucci

Pubblicato il

Le cellule staminali sono particolari cellule caratterizzate dalla capacità di non essere differenziate, che possono dare origine a linee cellulari specializzate. Esse rappresentano un’enorme risorsa per la ricerca scientifica, poiché il loro utilizzo potrebbe permettere di individuare una cura per tumori, malattie degenerative e genetiche, oltre che un’alternativa più valida al trapianto di organi.

Esistono due tipi di cellule staminali: le prime sono quelle di derivazione embrionale, mentre le seconde sono presenti nell’uomo adulto, per esempio all’interno del midollo osseo. La differenza sostanziale tra le due è che le cellule embrionali sono dotate di “totipotenza”, cioè della capacità di dare origine a qualsivoglia tipo di cellula matura. Al contrario, quelle presenti nell’organismo adulto hanno uno spettro limitato di capacità differenziativa, dal momento che servono per il normale turn-over cellulare.

L’uso a scopo di ricerca e a fini terapeutici delle cellule embrionali in Europa è però fortemente limitato per motivazioni etiche sostenute specialmente dagli esponenti della Chiesa cattolica. Essi ritengono infatti che l’embrione, derivante dalla fusione della cellula uovo con lo spermatozoo, rappresenti di fatto l’inizio della vita di un nuovo organismo: utilizzare embrioni a scopo di ricerca significherebbe quindi legalizzarne la soppressione.

Recentemente anche la Corte di Giustizia europea si è associata a questa linea di pensiero, emanando una sentenza che impedisce di brevettare invenzioni derivanti dell’utilizzo di cellule embrionali staminali. La controversia era stata sollevata da Greenpeace attraverso una battaglia legale contro Oliver Bruestle, un ricercatore dell’Università di Bonn che ha ideato un metodo per produrre cellule nervose a partire da linee di staminali embrionali umane.

La Corte di Giustizia ha emanato la propria sentenza basandosi su una direttiva europea del 1998 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche che vieta l’uso di embrioni a scopo commerciale e industriale, sostenendo quindi la tesi di Greenpeace. Tale decisione ha suscitato la reazione di numerosi ricercatori europei coinvolti in progetti di ricerca sulle staminali, che hanno definito la sentenza non legittima, poiché basata sull’errata concezione di equivalenza tra embrioni (non utilizzati a scopo di ricerca) e cellule embrionali umane, utilizzate invece in ricerca e terapia.

Queste ultime sono colonie cellulari derivanti da embrioni “scartati” dai centri di fecondazione artificiale oppure da linee cellulari già esistenti, discendendenti da embrioni utilizzati in passato. Di fatto per i progetti di ricerca autorizzati in Europa non è previsto l’uso di “nuovi embrioni”, fonte potenziale di vita per alcuni, ma di cellule ottenute per replicazione da linee staminali già esistenti.

La decisione della Corte di Giustizia rischia di vanificare il lavoro di molti ricercatori europei e riflette la mancanza di una regolamentazione unanime fra i diversi Stati dell’Unione in materia di ricerca sulle cellule staminali. In Asia e negli Usa la ricerca sulle staminali è meno gravata da limitazioni: infatti nel 2009 è stata avviata la sperimentazione umana su pazienti colpiti da paralisi al midollo spinale, approvata dalla Food and Drugs Administration (ente che regola la ricerca e l’uso dei farmaci negli Stati Uniti).

Occorre però sottolineare che solo negli ultimi anni negli Usa si è assistito ad una maggior apertura nei confronti della ricerca sulle staminali, sostenuta dalla favorevole opinione di Barack Obama. Il punto di vista dell’attuale presidente, infatti, è in contrasto con la linea di pensiero dell’amministrazione Bush, che si era battuta strenuamente contro l’utilizzo di cellule embrionali a scopo di ricerca.

In Europa, l’assenza di un’opinione condivisa in materia di cellule staminali è evidente anche nella differente gestione della conservazione delle cellule staminali cordonali da parte dei diversi Paesi. Queste cellule, che derivano dal sangue del cordone ombelicale, rappresentano una risorsa importantissima poiché sono in grado di dare origine alle diverse linee cellulari del sangue, e potrebbero quindi costituire un supporto prezioso per il contrasto di leucemie, linfomi e malattie del sangue come la talassemia.

Infatti in alcuni Stati europei esistono banche private di raccolta di cellule staminali cordonali come in Svizzera, Germania, Portogallo, Polonia e Belgio, mentre in Italia e Francia è vietata l’istituzione di tali enti privati. Infatti i comitati etici di questi Stati si oppongono alle banche private, sostenendo che il loro sia un tentativo di lucro nei confronti di una risorsa che dovrebbe essere accessibile a tutti. Per questo anche in Italia si stanno allestendo nei maggiori centri ospedalieri sistemi di conservazione delle cellule staminali cordonali attraverso una banca di raccolta pubblica.

Il paradosso rimane tutto italiano: nel nostro Paese sono vietate le banche private di raccolta, ma la neo-mamma potrebbe far conservare in un qualsiasi ente privato europeo le cellule staminali del suo cordone ombelicale.

Diffondi lo spirito Millennial:

Lascia un commento

Lasciaci un commento

*

error: