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Una lingua per l’Europa

di Giada Magnani

Pubblicato il


L’Unione europea è attualmente una grande Babele
: contempla 23 lingue ufficiali e questo può essere un grande handicap per la costruzione di una nuova Europa, tanto che allargandosi via via verso l’Est, la comprensione e l’intesa (condizionata dagli interpreti) risulta sempre più spinosa. Il Parlamento europeo conta circa quattromila interpreti: ciò comporta quasi un miliardo di euro all’anno in traduzioni (circa un quarto delle spese totali) oltre all’allungamento dei tempi e il rischio di compromettere la chiarezza e di perdere e modificare informazioni tra le versioni dello stesso documento in lingue diverse.

Come risolvere tutto ciò? Pentecoste a parte in passato si è proposto di usare la lingua inglese come unica lingua di lavoro dell’Unione, ma l’orgoglio nazionalistico di altri stati e i possibili favoritismi che otterrebbero gli Stati Anglofoni ha accantonato l’idea.

Altra proposta è stata quella di introdurre l’esperanto come lingua di lavoro unica per l’intera Unione, per ovviare alla fondamentale necessità di evitare favoritismi verso gli Stati anglofoni nelle trattative e nei dibattiti politici. Che cos’è l’esperanto?

L’esperanto è una lingua pianificata, cioè ideata tra il 1872 e il 1887  dal polacco Ludwik Lejzer Zamenhof; presentata all’inizio come “lingua internazionale”, ma poi rinominata esperanto “colui che spera”, dallo pseudonimo “Doktor Esperanto”attribuito a Zamenhof , un inguaribile sognatore. Nasce infatti con l’intento di essere una lingua per tutta l’umanità, che permetta dialogo, comprensione e quindi pace tra i popoli.

La  grammatica dell’esperanto è ispirata su  varie lingue studiate da Zamenhof e per semplicità non prevede eccezioni o irregolarità. Gli stessi vocaboli derivano da idiomi preesistenti, in gran parte da lingue romanze, lingue germaniche e latino, alcuni da lingue non indoeuropee come il giapponese. L’esperanto possiede 23 consonanti e 5 vocali, e ciascun fonema pronunciato corrisponde a una lettera scritta, così da avere la massima trasparenza fonologica possibile.

E’ una lingua che ha le carte in regola per essere utilizzata a livello internazionale; a chi obietta che non si tratta di una vera lingua, in realtà l’Esperanto non è statico ma è in evoluzione e ha diritto ad avere una sua storia.

 

Già nel 1905 a Boulogne-sur-Mer in Francia per la prima volta esperantisti da 20 Paesi diversi si riunirono e usaronoEsperanto Google Brings Esperanto to Google Translate esclusivamente l’esperanto, dimostrandone per la prima volta l’efficacia. In quest’occasione si stabilirono punti essenziali ne il “Fundamento de Esperanto”, per evitare una disgregazione della lingua; inoltre fu redatta la Dichiarazione di Boulogne che definisce l’esperanto proprietà del mondo intero, libero da ogni tipo di strumentalizzazione o ideologia politica, religiosa o di altro genere.

Repressa durante la  Seconda guerra mondiale sia da Hitler che dalla Russia di Stalin perché ritenuta lingua degli Ebrei,  nel secondo dopoguerra il movimento riprese vigore. Nel 1954 l’UNESCO  incaricò il Direttore Generale di seguire l’evoluzione dell’utilizzo dell’esperanto nella scienza, nell’educazione e nella cultura.

Oggi l’Esperanto è tornato alla ribalta soprattutto grazie alla rete che prolifera di corsi online per autodidatti. Molti personaggi famosi si sono espressi negli anni a favore dell’esperanto, o sono stati effettivamente esperantisti: Albert Einstein, Enzo Biagi, J.R.R.Tolkien, Papa Giovanni XXIII, Baden Powell. Sinora utilizzata sia per tradurre diverse opere letterarie come la Divina Commedia e il messale della Chiesa e sia in alcuni lungometraggi nel cinema, fu pure cantata dalla bocca di De Andrè. Da anni i papi, in occasione dell’Urbi et Orbi,  danno gli auguri di Natale e Pasqua in Esperanto, come penultima lingua prima del latino. Nelle Olimpiadi di Pechino del 2008 l’esperanto è stato nel ristretto gruppo di nove lingue ufficiali attraverso le quali sono state diffuse le notizie sui giochi e Barack Obama ha fatto tradurre alcuni video della sua campagna elettorale in esperanto. Si stima che siano presenti esperantofoni in almeno 120 paesi del mondo.

Lingua semplice da imparare anche da autodidatti e in età adulta, alcuni studi hanno dimostrato come i ragazzi che hanno studiato l’esperanto apprendano più facilmente un’altra lingua straniera. Perché non introdurlo regolarmente nelle scuole di tutta Europa come seconda lingua? Se lo meriterebbe per il semplice ideale da cui è nata e sarebbe per le  nuove generazioni importante strumento di comprensione e interazione, oltre che aumentare il senso di appartenenza e uguaglianza. Esiste già il cosiddetto “metodo Paderborn” applicato in alcune scuole,  che prevede lo studio di 2 anni di esperanto nelle scuole come propedeutico a una lingua straniera.

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3 commenti per “Una lingua per l’Europa

  • Alessandra ha detto:

    mmm…secondo me l’esperanto è veramente troppo una lingua imposta…non c’è il rischio che si perda la specificità e la diversità date dalla lingua, che invece potrebbero essere una ricchezza enorme per l’Europa?

    • Giada Magnani ha detto:

      Sì, sicuramente fino ad adesso il motto dell’UE “Unita nella diversità” fa riferimento anche a questa diversità di lingue. Però secondo me in qualsiasi mediazione le singole caratteristiche di ogni Paese (la cultura, la costituzione e le proposte che fa) continuano ad esserci. Poi se le finalità dei vari stati dell’UE sono comuni, secondo me bisognerebbe cercare anche di utilizzare entrambi sia mezzi comuni che diversi. Cioè se non come unica lingua dei documenti ufficiali, almeno l’esperanto può comunque essere riconosciuta come lingua di unione così che ogni stato possa sempre essere in grado di comunicare con esso, averlo come punto di riferimento nell’incontro tra popoli e poter avere sottomano dei testi legislativi così come lo leggerebbe qualsiasi altro componente dell’unione. Questo magari non facilita il fatto delle 23 lingue, ma dà un mezzo che unisce.

  • Anonimo ha detto:

    La Lingua Europea é il LATINO
    La lingua parlata in tutta Europa durante l’ ímpero Romano

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