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Calcio, Femen e l’Euro-bordello 2012

di Luca Volpe

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Non è solo il trattamento riservato ai cani randagi a impensierire coloro che in Ucraina si stanno occupando dell’organizzazione di Euro 2012. A creare loro ulteriori grattacapi c’è anche la possibilità che, in concomitanza dell’evento, si riscontri un preoccupante aumento della prostituzione, pratica che nel paese ex sovietico – com’è noto – assume proporzioni maggiori che in altri Stati europei.

Femen Euro 2012

La protesta delle attiviste ucraine di Femen

Come evidenziato dal rapporto ufficiale della Fondation Scelles, ripreso lo scorso gennaio dal quotidiano Le Figaro, manifestazioni sportive come Olimpiadi e Mondiali di calcio contribuirebbero ad accentuare sensibilmente il fenomeno. «Nel 2010 – si legge nel comunicato – in occasione dei Giochi olimpici di Vancouver e della Coppa del mondo in Sudafrica, l’offerta di sesso a pagamento è aumentata considerevolmente». E poi ancora: «Il calcio e le Olimpiadi sono da ritenere gli eventi più utilizzati per le pratiche di sfruttamento sessuale». Non c’è da stupirsi, dunque, se tali rischi siano paventati anche in relazione agli imminenti Campionati europei di calcio.

Le stesse prostitute, di fatto, si aspettano per i mesi di giugno e luglio un rilevante incremento dei loro guadagni: «Io e la mia compagna stiamo andando a Poznan per gli Europei di calcio», afferma Gabriela, che esercita in un bilocale di Łodz e che dagli Europei spera di ricavare il triplo dei normali profitti. Una previsione, la sua, confermata da un rapporto commissionato dall’Uefa: «Rispetto ad altri Paesi europei – si legge – le prestazioni sessuali in paesi come Polonia e Ucraina sono molto più economiche. Per questa ragione, i due paesi potrebbero attrarre un cospicuo numero di turisti del sesso interessati (anche) agli Europei di calcio».

Un'attivista di Femen chiede un Europeo senza prostituzione

A denunciare il rischio-prostituzione legato a Euro 2012 sono, ormai da diversi mesi, le attiviste di Femen, conosciute un po’ in tutto il mondo per le loro “succinte” manifestazioni di protesta. Già lo scorso ottobre, nel corso della cerimonia d’inaugurazione degli Europei, le ragazze – tra l’altro tutte di nazionalità ucraina – erano riuscite a eludere la sorveglianza e inscenare una delle loro proteste davanti allo stadio che ospiterà la finale del torneo (l’Olimpiysky National Sports Complex di Kiev, costato al governo ucraino ben 600 milioni di euro). «Stiamo protestando contro la mafia che sta dietro a Euro 2012 – dichiarò una di loro – Siamo contro gli uomini che vogliono venire a tifare la loro squadra e vogliono donne ucraine a poco». E poi ancora: «Quando uno straniero viene nel nostro Paese gli dicono: “L’Ucraina è un bordello”. Quando vieni qui non guardi solo una partita di calcio, supporti il tuo team e bevi birra, ma puoi anche avere una ragazza ucraina per un centinaio di dollari e poi torni a casa dalla tua famiglia». La protesta fu poi replicata qualche settimana più tardi, il 2 dicembre, durante il sorteggio della fase finale del torneo. In quell’occasione una decina di attiviste, con indosso solo un paio di slip, spostarono il loro bersaglio sui vertici Uefa, accusati di volere dal governo ucraino l’ammorbidimento delle norme in materia di turismo sessuale: «Oggi vogliamo che i tifosi di calcio e Michel Platini si scordino di giocare con i palloni – affermò la portavoce del gruppo, Inna Shevchenko – Perché ora dobbiamo essere consapevoli e ricordarci dei problemi dell’Ucraina, del fatto che il nostro Paese diventerà un Euro-bordello, durante Euro 2012».

Non aiuta, del resto, una normativa in materia di prostituzione poco chiara e difforme da quella della vicina Polonia. Se in terra polacca «la prostituzione non è illegale ma al tempo stesso non è regolamentata, le attività collaterali (gestione di case chiuse, sfruttamento, favoreggiamento) sono illegali», l’Ucraina bandisce (o almeno dovrebbe bandire) la prostituzione per legge, punendo chi la esercita. Per provare ad arginare il fenomeno – e per frenare l’iniziativa della criminalità organizzata, già pronta a inviare in Ucraina migliaia di donne di ogni età – la legalizzazione (anche solo temporanea) della prostituzione sembra oggi la soluzione più accreditata. Ad avanzare ufficialmente la proposta, lo scorso luglio, era stato l’ex campione mondiale di pugilato Vitali Klitschko: «Gli europei potrebbero rimanere scioccati dai comportamenti degli ucraini: le nostre strade sono piene di prostitute e beoni, e la legalizzazione è la soluzione più facile». E questa, del resto, era stata la strategia adottata in Germania (dove però la prostituzione e le case chiuse sono regolamentate per legge) durante i Mondiali del 2006. Per quell’occasione, e con svariati mesi d’anticipo, le autorità tedesche misero a punto un piano dettagliato che prevedeva l’istallazione di centinaia di sex-center in prossimità degli stadi.

La discussione sui provvedimenti da adottare prosegue senza sosta. Nel frattempo, le attiviste Femen minacciano nuove manifestazioni, i clan continuano a stringere tra loro accordi internazionali e l’8 giugno, data d’inizio del campionato europeo, sembra ormai dietro l’angolo. Cosa succederà veramente in Ucraina?

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