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A dieta per la vita

di Lucia Pavolucci

Pubblicato il

Un’alimentazione corretta ed equilibrata è uno dei fattori determinanti per la salute psico-fisica dell’uomo. Il concetto di buona educazione alimentare, però, è spesso di difficile definizione, soprattutto in una società bombardata da fuorvianti messaggi televisivi, esasperati modelli sociali e insane abitudini culturali.

Basti pensare a ciò che succede accendendo la televisione: negli ultimi anni si è assistito alla moltiplicazione incontrollata di programmi di cucina, che solitamente propongono menu sicuramente gustosi, che però non lesinano su calorie e quantità. Il benessere forse eccessivo ha regalato alle società occidentali sedentarietà e un gran numero di persone in soprappeso, spesso con problemi di salute legati alla sovralimentazione.

Tuttavia, allo stesso tempo persiste l’ostentazione del corpo perfetto, magro e snello, curato nei minimi dettagli, in particolare se femminile: immagine in assoluto contrasto con quanto sopra descritto.

Emblema di questa contraddizione è il fenomeno delle diete alimentari. Strumenti potenzialmente efficaci se regolate e formulate da esperti in materia, spesso si rivelano dannose o inutili in mani non competenti e talora speculatrici.

Le diete alimentari disponibili sul mercato sono una miriade e presentano le più disparate caratteristiche. Quelle più seguite sono le diete iperproteiche, spesso consigliate anche in diverse palestre al fine di ottenere un dimagrimento immediato ed evidente.

Tali regimi alimentari si basano su un ridotto apporto di carboidrati, mentre la quota di proteine è considerevolmente aumentata rispetto al fabbisogno quotidiano: in questa categoria rientrano le diete Scarsdale ed Atkins. La prima è caratterizzata da una quota di proteine pari al 43% dei macronutrienti: un valore che nella dieta mediterranea si attesta al 15-20%. La seconda dieta, organizzata in 4 fasi, fissa il limite di carboidrati a soli 20 grammi giornalieri nel corso del primo stadio.

Le diete proteiche garantiscono una rapida perdita di peso, ma possono causare gravi danni alla salute dal momento che innescano volutamente squilibri metabolici, sfruttati per ottenere il calo di peso. Uno fra questi scompensi è la chetosi: uno stato in cui l’organismo produce sostanze acide per effetto della scarsità di carboidrati. La chetosi generalmente è innescata da gravi condizioni di digiuno o da una cattiva gestione del diabete mellito.

Il calo di peso, inoltre, è dovuto principalmente alla perdita di massa magra (cioè di muscoli) piuttosto che di massa grassa, ragion per cui alla sospensione o al termine della dieta si ha spesso il cosiddetto “effetto rimbalzo”, cioè la vanificazione dei sacrifici attuati con ripresa del peso perso se non si mantiene un regime alimentare ferreo e altamente controllato.

È stato anche dimostrato che il sovraccarico proteico è in grado di mettere a dura prova le funzionalità di fegato e rene; inoltre diversi studi scientifici hanno evidenziato come l’alimentazione basata su una quota eccessiva di proteine (soprattutto di origine animale) a discapito dei carboidrati predisponga più fortemente allo sviluppo di cancro e di diabete mellito di tipo II.

Una variante della dieta iperproteica è la cosiddetta dieta Zona, regime alimentare spesso adottato dagli sportivi basato su un apporto calorico di macronutrienti così ripartito: 40% di carboidrati, 30% di proteine e 30% di grassi. La caratteristica saliente di questa dieta è che per ogni pasto occorre osservare sempre le proporzioni indicate al fine di innescare un’ottimizzazione del metabolismo.

L’ideatore di questa dieta, Barry Sears, afferma che tale regime alimentare permette di ottenere notevoli vantaggi per il proprio stato di salute, come controllo del peso, tonicità muscolare, maggior efficienza cerebrale, riduzione di malattie cardiovascolari, diabete e tumori.

Gli esperti nutrizionisti che si oppongono alle considerazioni di Sears sostengono che non ci sono prove scientificamente rilevanti che confermino gli effetti indotti dal metodo alimentare Zona. Oltre a ciò, la dieta Zona ha rappresentato un vero e proprio business per le aziende produttrici di alimenti dietetici, che negli ultimi anni hanno formulato centinaia di prodotti basati sulle proporzioni di Sears, permettendo allo “zonista” di avere a disposizione cibo già frazionato al bisogno.

Il fenomeno del business legato alla commercializzazione di prodotti dietetici e sostitutivi del pasto si è diffuso a macchia d’olio, incalzato da una richiesta del pubblico sempre più pronunciata nei confronti di soluzioni comode, veloci ed efficaci per ottenere la forma fisica voluta. La dimostrazione del successo di questi prodotti è l’ascesa di aziende come Herbalife ed Amway.

Pensare che un frullato, una barretta o un integratore di composizione sconosciuta possano essere la soluzione per il controllo del peso è un errore molto frequente al giorno d’oggi. Anche perché sono stati segnalati in tutto il mondo diversi casi di reazioni infiammatorie del fegato in pazienti che facevano uso di tali prodotti (epatossicità legata all’uso di prodotti Herbalife). Maggiori controlli sui prodotti e l’obbligo per le aziende di rivelarne la composizione sono quindi esigenze non più rinviabili per tutelare la salute dei consumatori.

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5 commenti per “A dieta per la vita

  • Enrico mambelli Moose ha detto:

    Interessantissimo luci, mi è piaciuto parecchio!

  • Francesca ha detto:

    A proposito di alimentazione non posso non ripensare alla conversazione che ho avuto ieri, in treno, con una donna sostenitrice della dieta crudista, per via della tossicità e della difficoltà di digestione degli alimenti cotti (almeno, a suo dire), soprattutto bolliti. Ora, io non so quali fossero le sue fonti e cercando di informarmi sull’argomento sono incappata in vari siti sostenitori di teorie vegane, fruttiste, crudiste, per passare a pubblicazioni di personaggi come Manuel Lezaeta Acharan (sostenitore della dottrina termica, della quale la donna mi ha parlato)…insomma, so che mi sto allontanando dal tema dell’articolo, e mi scuso per questo, ma, essendo ancora sprovvista di una vera opinione a proposito di queste teorie (se pure mi ritengo abbastanza scettica)e visto che si parla comunque di alimentazione, mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, conoscere un po’ di opinioni altrui 🙂 grazie!

  • Lucia ha detto:

    Ciao,
    non penso che tu sia andata fuori tema, anzi…Il mio articolo era lo spunto per lanciare il dibattito sui regimi alimentari “alternativi”, in maniera particolare su quelli dietetici, ma non solo.
    Capisco il tuo disorientamento di fronte alla moltitudine di teorie sull’alimentazione, e mi fa molto piacere che tu mi abbia chiesto un’opinione.
    Io penso che la popolazione italiana abbia a disposizione una grande risorsa: la dieta mediterranea (definita dall’Unesco patrimonio dell’umanità). Un regime alimentare vario ed equilibrato, su cui i numerosi studi condotti a riguardo hanno documentato il suo potenziale nel ridurre il rischio di malattie cardio-vascolari, tumori, diabete e malattie degenerative (Alzheimer e Parkinson).
    Per il mio personale parere, da medico, ritengo che non esiste di meglio: frutta e verdura in quantità (ricchi in minerali, vitamine e antiossidanti), cereali meglio se poco raffinati (farine integrali a basso indice glicemico), consumo limitato (settimanale) di carne (meglio bianca) e pesce, pochi grassi animali, ottimo l’uso dell’olio di oliva e grassi omega (pesce).
    Se poi qualcuno vuole ribattere dicendo che mangiare solo crudo, o solo vegetariano o solo vegano, o in qualsivoglia è meglio dal punto di vista della salute, sono qui per ulteriori confronti.
    Conosco persone vegane e vegetariane, e le ammiro per le ragioni etiche che le hanno spinte a intraprendere un simile cammino, ma mi capita talora di sentire opinioni di altri che in nome della loro scelta (indiscutibile dal punto di vista morale) sputano fango sulla dieta mediterranea sostenendo che è dannosa per il suo contenuto animale.
    Sono completamente d’accordo sul fatto che le nostre diete sono troppo ricche di proteine animali, sono d’accordo sul fatto che si possono sostituire tali proteine con alimenti derivati (latte,burro,uovo) e non animali (legumi, soia, seitan, temphè, tofù), parzialmente d’accordo sul fatto che si può adottare un’alimentazione totalmente animal free, ma non sono assolutamente d’accordo sull’opinione di molti vegani che un apporto anche LIMITATO di proteine animali possa essere dannoso per la salute.
    Senza contare che l’aumento dei casi di celiachia (individui intolleranti alla parte proteica del grano) e di allergia alla soia (che aimhè per la maggior parte è OGM) non permette a certe persone di rinunciare ad un apporto proteico animale.
    Per quanto riguarda la teoria crudista si basa sul principio fondato che la cottura degli alimenti li impoverisce dal punto di vista nutrizionale. Ma occhio a non estremizzare: è vero che la cottura dei cibi freschi (verdure,frutta e legume) riduce l’apporto in vitamine e minerali, ma è anche vero che generalmente la frutta si mangia cruda.
    In più la convinzione che cuocere carne e pesce è dannoso perchè degrada le proteine è infondatata, dal momento che nel nostro stomaco ed intestino le proteine devono essere denaturate per essere assorbite. Senza contare che alcuni alimenti consumati crudi sono dannosi (contengono tossine) e che il calore rappresenta un ottimo presidio antibatterico, cosa che la sola acqua non garantisce.
    Inoltre nessun studio scientifico ha mai dimostrato che i crudisti hanno vita più lunga, anzi sono più soggetti a problemi alla tiroide, amenorrea e osteoporosi.

    Penso che il buonsenso, e soprattutto una giusta attenzione alla propria salute sia il giusto metro di valutazione per capire cosa farne della nostra alimentazione, che può essere certamente influenzata e modellata sulla nostra personale etica, filosofia o religione, ma con scelta consapevole ed informata, non sulla base dell’ultima teoria formulata dal guru del momento.

  • Francesca ha detto:

    Tante informazioni utili, risposta molto soddisfacente! Grazie

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