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Fuori dalla tradizione, dentro la musica: Slipknot, il perché della maschera

di Giulia Guizzardi

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Molto spesso le maschere sono il miglior modo per nascondersi fra i propri simili. Da un lato esse rendono anonimi, nascondendo parzialmente o integralmente il volto. Dall’altro, invece, rendono facilmente riconoscibili a causa delle figure stereotipate che rappresentano.

Il Carnevale ha sempre rappresentato nell’antichità come ad oggi un rituale che fa largo uso delle maschere, che nella storia hanno avuto molteplici funzioni: rappresentare i personaggi teatrali nella commedia dell’arte greca e latina, incutere timore in alcuni rituali magici propri di popolazioni animiste, diventare simulacro di una divinità presso alcune popolazioni africane. Queste, in realtà, sono solo alcune delle attività che hanno visto impegnato un oggetto così multiprospettico come la maschera, che viene utilizzata anche in modi che si discostano dall’originaria condizione spirituale e dal relativo alone di sacralità.

Ad oggi c’è chi ha fatto del celarsi il suo punto forte, la sua skill; chi ha voluto intenzionalmente scegliere questo poliedrico artefatto per rendersi diverso, irriconoscibile, originale.

 

Un gruppo musicale nato a Des Moines nel 1999 è riuscito a sfogare l’incredibile voglia di vivere e riuscire che aveva nel modo più antico del mondo. Hanno preso alcune maschere, le hanno indossate e hanno capito che non contavano più né i nomi, né le loro facce. Dietro a quelle maschere che rappresentano la crème de la crème della criminalità seriale statunitense (nella maggior parte dei casi), si sono creati degli individui “deindividualizzati”, che forti dell’importanza della loro personalità e del loro messaggio hanno cambiato i loro nomi in numeri, rendendoli superflui e dimenticabili.

Le maschere, il numero dei componenti (nove membri, un numero atipico per una band di un genere come il metal), l’incessante dispersione di decibel e di corde vocali su tutto il repertorio ha reso gli Slipknot una realtà sicuramente originale.

Come afferma il batterista Shawn Crahan in un‘intervista, nel caso degli Slipknot le maschere rappresentano un progressivo allontanarsi dalla realtà del loro centro urbano periferico, rendendosi estranei e alienati rispetto a una società che consegna i suoi allori a chi scolpisce il proprio nome nella pietra. Quale miglior modo, allora, di esacerbarsi dal nucleo se non quello di divenire anonimi, alieni, atipici?

Certo è che gli Slipknot hanno creato un caso nel mondo musicale e che, nel loro piccolo, hanno ridato vita a una cultura delle maschere non tradizionale che forse stava perdendo la sua tipicità e importanza.

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