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Cosa fare per non dimenticare

di Francesco Campana

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All’inizio del secolo Freud affermava che il nostro cervello tende a rimuovere gli eventi traumatici, come meccanismo di difesa. Ma c’è un trauma che ha colpito l’umanità che non possiamo cancellare dalla nostra memoria.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche varcavano i cancelli di Aushwitz e il mondo scopriva l’orrendo insulto con cui i nazisti avevano calpestato la dignità dell’uomo. Sei milioni di ebrei. Due milioni di zingari. 15.000 omosessuali. Imprecisate migliaia di handicappati, prigionieri politici, malati di mente, testimoni di Geova. Discriminati da leggi razziali. Licenziati e allontanati dalla società. Distrutte le vetrine dei loro negozi e bruciati vivi nei loro luoghi di culto. Deportati in massa su vagoni per il bestiame e rinchiusi in campi di sterminio. Privati dei loro averi, privati della loro dignità di esseri umani. Senza scarpe, senza capelli, senza cibo. Lavori massacranti, esperimenti sul corpo umano, gelo, fucilazioni, fosse comuni, camere a gas, forni crematori. Gli ultimi testimoni oculari stanno lasciando questo mondo, ma i documenti – le prove –sono scolpite nelle pagine della storia.

Smettiamo di usare la parola olocausto. È una bestemmia in qualunque religione affermare che tutte quelle vite massacrate siano state un “sacrificio a dio”. Usiamo Shoah,  Porajmos , sterminio.

Da quel giorno milioni di pagine sono state scritte, centinaia le pellicole girate, ma ancor più pensieri hanno agitato i cuori degli uomini. Come è potuto accadere tutto questo? Non smettiamo di interrogarci.

In Germania dal 1996 si iniziò a commemorare questi eventi col Tag des Gedenkens an die Opfer des Nationalsozialismus. Il 27 Gennaio 2000 i rappresentanti di 44 nazioni si incontrarono a Stoccolma e istituirono l’Holocaust Memorial Day che venne celebrato nel Regno Unito già dall’anno seguente.  Con la legge n.211 del 20 luglio 2000, il Parlamento Italiano istituì il Giorno della Memoria. L’ONU ha stabilito International Holocaust Remembrance Day il 1 novembre 2005 con la risoluzione 60/7.

Solo Italia e Regno Unito questa data ricorre come festa nazionale e nel corso degli anni si è passati a commemorare le stragi di tutti i genocidi della storia recente. In ogni comune d’Italia sono state organizzate delle manifestazioni e il web ci aiuta ad avere un quadro d’insieme. Qua a Savignano al Teatro Moderno  il comune propone  “È bello vivere liberi” di Marta Cuscunà, ispirato alla biografia di Ondina Peteani, prima staffetta partigiana d’Italia deportata ad Auschwitz.

Ma in tutta Italia un’attenzione particolare è riservata agli studenti, i futuri depositari di questa memoria. Sono passati ormai settant’anni da quei giorni, e forse la nostra generazione li avverte come lontani e persi in un tempo indefinito. Ogni giorno in ogni angolo del mondo la dignità delle persone è calpestata, nuove forme di violenza e d’odio reprimono la libertà degli individui.

Forse il modo migliore per vivere degnamente questa ricorrenza è parlarne. Che non resti confinato a un pensiero privato, ma che il grande interrogativo – Come è potuto accadere tutto questo? – si schiuda dalle nostre labbra e tocchi la mente e il cuore di chi ci sta vicino.

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