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Come usciamo dalla crisi? L’Europa e il futuro secondo Prodi

di Beatrice Bittau

Pubblicato il

Attenzione, ci dice il professor Romano Prodi il 10 gennaio presso il Centro San Domenico di Bologna,  di fronte ad una grande crisi c’è la via d’uscita di Roosvelt, ma c’è anche la via d’uscita di Hitler.

E noi quale delle due prenderemo?

La crisi, lo spauracchio della nostra generazione

Avete presente i “compro oro”, negozi con l’insegna a caratteri cubitali, che quasi lo grida?

Nella TV americana lo spazio pubblicitario delle ore di punta è strapieno di slogan come questo. Un fenomeno che è nato con la crisi. E il ritrovare le insegne a caratteri cubitali anche nelle periferie delle nostre città, è il segno che la crisi sta dilagando anche qui.

Se il baricentro della crisi si trova tra USA ed Europa, l’italia si trova completamente al centro. Giornali esteri di economia quali il financial times scrivono di come un fallimento dell’italia provocherebbe reazioni a catena disastrose per tutti.

Il dramma. Eravamo spettatori della grande crisi americana, ora ne siamo partecipi. Siamo in mezzo ad una grande trasformazione.

È aumentato l’automatismo dei mercati finanziari.

Il problema è che nessuna grande decisione è stata presa. I grandi correttivi proposti dal presidente USA, come regolamentare i mercati finanziari, o la pazza remunerazione dei responsabili delle grandi banche sono rimasti inadempiuti.

La tobintax, dichiara il Professore, cambierebbe la faccia dell’attuale assetto economico, ma o verrà applicata ovunque, oppure sarà inutile.

La finanza oggi prevale sul controllo politico. Ma sarebbe sufficiente una correzione dei mercati finanziari per uscire dalla crisi? Prodi si risponde di no.

A differenza della crisi del ’29 la crisi attuale sta portando ed attuando un  cambiamento degli equilibri di forza del mondo. Un cambiamento impensato prima del 2007, imprevedibile.

L’attuale assetto economico mondiale vede le nazioni divise in tre fasce:

la prima, quella dei paesi in crescita. Troviamo qui i BRICS, e perfino l’Africa, che per la prima volta ha significativi tassi di sviluppo. Nella seconda fascia troviamo gli USA, in leggera crescita. Infine l’Europa, statica.

La crisi economica è nata negli Stati Uniti, ma è l’Europa che ne sta pagando le conseguenza.

Il debito della Grecia fa ridere al confronto di quello della California. Ma dal punto di vista finanziario gli USA non vengono attaccati perché sono un pesce grosso. Noi invece siamo tanti gattini, e ci attacca la speculazione finanziaria. La situazione degli USA  è negativa in particolare per

  • La grande difficoltà della crisi mobiliare
  • Spese immobiliari
  • L’enorme deficit, più grande di quello europeo
  • Spendono ancora il 40% delle risorse pur possedendone solo il 20%
  • La massiccia disoccupazione
  • La distribuzione assolutamente disomogenea del reddito che non è ancora stata corretta, l’1% della popolazione ha in tasca il 90% della ricchezza

Continua inoltre la demonizzazione della tassazione (la top rate attuale è il 39%) e questo causa enormi difficoltà a livello politico, di fatto gli Stati Uniti si trovano incastrati tra due partiti identici, con le stesse limitazioni riguardo alle tre questioni fondamentali: tasse, deficit, e legami tra affari pubblici e privati. La politica reale statunitense è identica per democratici e repubblicani.

Il vero dramma oggi è la sfiducia del popolo nei suoi governanti. Questo in tutti i paesi di democrazia rappresentativa, da un lato all’altro dell’oceano.

Una trasformazione del mondo.

Di sicuro l’elemento fondamentale è la globalizzazione. Coinvolge tutto il mondo e, specifica Prodi, non è reversibile.

La rivoluzione tecnologica attuale è diversa dalle altre. Questa non crea posti di lavoro, la rivoluzione informatica riduce i posti di lavoro, in tutto il settore terziario. Scompaiono le segretarie, i lavoratori del turismo…

La disoccupazione giovanile è proprio uno dei problemi fondamentali che stanno macerando tutti i paesi occidentali.

In questa crisi di governabilità come un’invasione di tarli morsica di buchi il vecchio legno massiccio dell’Europa, la Cina sembra uscire in forma smagliante. Sembra, e ripeto sembra governare meglio. È pur sempre in crescita.

Ma bisogna fare attenzione nei giudizi, ammonisce il professore. È qui in gioco la capacità interpretare la modernità. Il modello della Cina è prima di tutto quello di un governo autoritario di regime.

L’Europa.

L’Europa è attualmente il numero 1 per quel che riguarda il Pil, nella produzione mondiale, e nelle esportazioni, eppure “ siamo i più deboli, i più colpiti dalla speculazione economica finanziaria” conclude. Manca infatti una forte banca centrale,  ed un governo economico unico, mentre gli USA hanno il privilegio del dollaro assieme con una banca centrale potentissima.

Anche il professor Prodi dichiara “ora abbiamo fatto i compiti a casa” e che “ nei dati macroeconomici non abbiamo uno scarto rispetto alle aspettative. Per il futuro spera in un minor isolamento dell’Italia nell’Europa. Ritroviamo in Prodi parole simili a quelle spese da Monti nel suo ultimo colloquio con la cancelliera tedesca Merkel.

La via d’uscita per l’Italia dalla situazione attuale passa dalla porta di una presa di coscienza su valori morali e regole.

È fondamentale sin da ora riaffermare il controllo popolare fra politica ed economia, ed evitare la pericolosa ma seducente tentazione del modello cinese, che certo per ora sembra vincente, ma ricordiamoci le due vie d’uscita, chiamate in causa in apertura dell’articolo…

Le direttive per uscire da questa crisi, secondo il Professore.

  1. non si uscirà da queste crisi senza eurobonds, e senza banca centrale europea.
  2. Sua speranza, è che sia possibile costruire strutture di cooperazione tra i Paesi. Di fronte a questo periodo di grandi cambiamenti, è difficile infatti che vengano ascoltati organismi sovranazionali come il G20 o l’ONU.
  3. necessità di una politica che curi gli interessi generali, è necessario ricomporre il tessuto sociale.
  4. infine, risolvere la questione dell’occupazione, che merita questa grande, meravigliosa, rivoluzione.
Diffondi lo spirito Millennial:

3 commenti per “Come usciamo dalla crisi? L’Europa e il futuro secondo Prodi

  • andrea amato ha detto:

    Il signor Romano Prodi deve venire a spiegare in quale Europa ci ha portato..
    Un sistema lento, burocratico ma sopratutto senza idee.
    A mio modesto parere questi professori non conoscono nulla di economia ma solo formule matematiche da utilizzare nelle aule universitarie.
    La vera economia si basa attraverso le relazioni sociali tra impresa e consumatore e dai modi di vivere della società che sono in continua evoluzione.
    Il bravo economista è colui che sa interpretarli.
    Purtroppo contano di più le agenzie di rating che gli stati sovrani.
    Questa Europa non funziona e la gente finalmente sta iniziando a capirlo.
    Secondo me le ricette per uscire dalla crisi sono:
    1) regole più rigide per prodotti provenienti da paesi asiatici ( come fanno negli stati uniti)
    2)Gli stati nazionali devono aver maggior flessibilità per le politiche economiche interne
    3)aumento del patto di stabilità
    4)Istituire banche di tipo speculativo e di tipo commerciale per chi vuole fare impresa.
    5)Più spazio ai giovani

    Spero di non essere stato troppo invasivo ma questi personaggi come Prodi devono farsi da parte perché hanno creato tanti problemi.:D
    Ciao

  • Francesco Minotti ha detto:

    Ciao Bea,

    mi appresto a contestare le parole di Prodi, per cui non ho tempo da perdere in convenevoli (bell’articolo, comunque!).

    Allo stato attuale delle cose, e per inserirmi lungo il filo rosso dell’articolo, direi che non solo non si è intrapresa la via d’uscita di Roosvelt ma, anzi, proprio quella di Hitler.

    Cominciamo chiedendoci: noi, cittadini europei, quali organi istituzionali europei contribuiamo ad eleggere con il nostro voto? Ossia, quanto contiamo all’interno del quadro istituzionale europeo?
    Bene, lo sanno tutti (o almeno io non ho mai votato per nient’altro), noi eleggiamo solamente il Parlamento europeo. Si dirà: beh, mica poco, in fondo anche in Italia noi cittadini votiamo (a livello nazionale) semplicemente per eleggere i due rami del Parlamento!
    Purtroppo però, i poteri del Parlamento europeo sono molto ridotti: in particolare esso è privo della prerogativa (che invece il nostro Parlamento nazionale possiede) della cosiddetta “iniziativa legislativa”. Questo significa che in Europa i parlamentari che i popoli eleggono non possono proporre leggi: ebbene sì, dal punto di vista legislativo il Parlamento europeo è poco più che un passacarte!
    Chi veramente detiene questo potere è la Commissione europea che, come dice anche Wikipedia, all’interno dell’Unione è sia organo esecutivo che promotore del processo legislativo.
    Altra domanda: da chi è composto questo potentissimo organo? La risposta è: da tecnici (o tecnocrati che dir si voglia) NON eletti dal popolo ma nominati in sostanza dal Consiglio europeo, con il Parlamento relegato ancora una volta al ruolo di passacarte. Come la politica nostrana ci insegna, anche quando i politici sono eletti dal popolo spesso non mirano al bene comune; figuriamoci se poi si spezza anche il solo, seppur debole, legame che esiste fra eletto ed elettore. Voglio poi sottolineare il fatto che l’informazione, il quarto potere di ogni buona democrazia, è praticamente assente: tutti i media in Italia sono occupatissimi a speculare sul penoso teatrino della politica nazionale e trascurano di fatto tutto ciò che succede in Europa. Ogni tanto si sentono questi nomi “Van Rompuy”, “Barroso”, “Catherine Ashton”, ogni tanto ne spuntano di nuovi, ma di fatto nessuno ci spiega mai chi siano e cosa facciano questi signori.
    Ma non mi fermo qui. Questo totale blackout informativo non si allenta neppure in prossimità di eventi (purtroppo) epocali, quali la firma di trattati e accordi dai contenuti pesantissimi. Faccio due esempi al riguardo.
    Il primo è il famigerato Trattato di Lisbona, approvato fra il 2007 e il 2009 ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009. Questo trattato ha di fatto esautorato le Costituzioni degli Stati membri, accrescendo invece i poteri della già citata Commissione europea, i cui dettami sovranazionali hanno la precedenza rispetto alle leggi e alle Costituzioni dei singoli Stati. Bene, c’è mai stato in Italia un dibattito che informasse i cittadini sui contenuti di questo trattato? No. C’è mai stato un referendum per decidere di aderire o meno a questo trattato? No. Anche l’Irlanda che in un primo momento, tramite referendum, si era opposta all’adesione, ne ha poi indetto un altro a distanza di qualche tempo (per poter nel frattempo convincere i propri cittadini a votare favorevolmente) con cui il primo verdetto è stato ribaltato. Per conoscere alcune delle conseguenze di questo trattato si veda: http://www.disinformazione.it/trattato_lisbona.htm
    Secondo esempio: il “Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union”, più comunemente “Fiscal Compact”, firmato a nome dell’Italia da Mario Monti il 31 gennaio scorso, entrerà in vigore il 1° gennaio 2013. Anche in questo caso, nessun dibattito. Eppure le conseguenze sono veramente notevoli, in quanto si introducono per via costituzionale una serie di vincoli economici di bilancio che ci faranno intraprendere senza alcun dubbio la strada della Grecia.

    Quindi, ricapitolando, in Europa i cittadini eleggono un organo praticamente inutile e inoltre vengono tenuti all’oscuro di ciò che accade nei palazzi di Bruxelles. D’altro canto, le decisioni che lì vengono prese, diventano esecutive anche se violano esplicitamente le Costituzioni degli Stati membri.

    Bene. A questo punto, per disilludere anche coloro che pensano -“Vabbé, ma in Europa c’è gente per bene, che lavora per il nostro bene, non come i nostri politici!”- consiglio la visione di questo servizio di Report, che risale al 2001/2002: http://www.youtube.com/watch?v=AZl_zxjeYKc
    Quello che si evince oltre ogni ragionevole dubbio è che la Commissione europea, come ogni altro organismo sovranazionale composto da tecnocrati non eletti, è esposta ad incredibili pressioni (favorite dal vuoto informativo appena descritto) da parte di lobby finanziarie e multinazionali che mirano solo al proprio interesse.
    Fra l’altro lo stesso Prodi era presidente della CE in quel periodo e viene in effetti interpellato durante la suddetta inchiesta di Report. La sua uscita è memorabile: “Fare gli interessi dei gruppi industriali non vuol mica dire non fare gli interessi della povera gente.”
    Da notare l’analogia con una dichiarazione del nostro ex-presidente del Consiglio: “Se le leggi del mio governo curano i miei interessi, non vuol dire che non curino gli interessi di tutti i cittadini”. Non c’è bisogno di commentare oltre.

    In Grecia d’altronde si è ormai concretizzata la totale perdita di sovranità del popolo: al governo è stato posto un tecnico non eletto da alcuno che sta facendo tutto ciò che la cosiddetta “troika” gli ordina, anche se questo condannerà la popolazione a decenni di povertà da paese del terzo mondo.
    Mi dispiace dirlo, ma dopo la Grecia toccherà al Portogallo e poi probabilmente a noi.

    La crisi del debito infatti non si cura con l’austerità, e non sono io a dirlo. Basta vedere a che punto è arrivata la Grecia, a forza di seguire questa strada. Le cause della crisi sono in realtà da ricercare nella struttura economica che l’Europa si è data nei decenni scorsi. Ma questo è un altro discorso.

    Potrei continuare contestando il fatto che gli USA non vengano attaccati perchè sono un “pesce grosso”, mentre noi siamo “pesci piccoli”. Questo non è vero: gli Stati Uniti non possono essere attaccati semplicemente perchè i tassi d’interesse sui loro titoli li decidono loro, e non i mercati. Ma qui si aprirebbe un discorso troppo ampio.

    Voglio invece concludere commentando l’auspicio di una “grande, meravigliosa, rivoluzione” del lavoro. Presumo che qui ci si riferisse alla riforma del lavoro che sta progettando la Fornero.
    Per prima cosa, ritengo disgustoso che un esponente della cosiddetta “sinistra” spenda certe parole per una riforma che ridurrà non solo le tutele, ma i diritti stessi che i lavoratori si sono conquistati in decenni di lotte sindacali. Questo è il chiaro sintomo della totale abdicazione alle proprie prerogative che la sinistra ha effettuato (come un po’ in tutti gli Stati occidentali) a partire dagli anni ’80 e soprattutto in seguito al crollo del blocco sovietico.
    Quando, infatti, l’illusione comunista è svanita, la sinistra avrebbe dovuto cercare nuove istanze economiche da portare avanti. Invece, tutto quello che ha saputo fare è stato adagiarsi sulle teorie neoliberiste, che sono sostanzialmente di destra, anzi, di estrema destra.
    Per cui oggi ci troviamo con la destra che dice “dobbiamo tagliare i diritti dei lavoratori dell’80%” e la sinistra che invece di dire “no! dobbiamo aumentare i diritti dei lavoratori dell’80%”, si accontenta di dire “no! tagliamoli solo del 20%”, senza proposte alternative valide. Si dirà: non si può fare altrimenti, l’economia e i mercati funzionano così. E invece non è vero! E a dimostrarlo c’è stato questo evento a cui ho partecipato personalmente: http://ilfattoquotidiano.it/2012/02/26/largentinizzazione-rischio-default-2000-lezione-economia-video/193851/
    Teorie economiche autorevoli, che siano veramente di sinistra e che mettano al primo posto il lavoro e l’occupazione esistono eccome, solo che nessuno lo sa perchè attorno ad esse viene mantenuta una cortina di silenzio impressionante.

    Per finire, una riflessione. Dall’articolo non era chiarissimo ma suppongo che la via “di Roosvelt” fosse rappresentata dalle quattro direttive finali. Ad ogni modo, tutti sanno che Roosvelt compì il miracolo stimolando l’economia americana con ingenti commesse statali che fornivano lavoro alla popolazione prima disoccupata e che in ultima analisi favorivano la crescita economica grazie alla spesa a deficit dello Stato.
    Bene, questa rappresenta di fatto la via diametralmente opposta a quella di austerità intrapresa in Europa oggigiorno: i risultati ottenuti da Roosvelt si sono visti eccome, le conseguenze della politica economica europea hanno appena cominciato a mostrarsi a pochi chilometri da noi, oltre il mare Ionico…

    Bene, scusa l’invadenza del mio commento, ma ogni tanto ho bisogno di sfogarmi 🙂
    Ciao e auguri per la laurea! (che dovrebbe essere in dirittura d’arrivo, se non sbaglio)

    • Beatrice Bittau ha detto:

      Grazie per il tuo intervento Francesco, hai detto delle cose molto importanti.

      Voglio poi sottolineare il fatto che l’informazione, il quarto potere di ogni buona democrazia, è praticamente assente: tutti i media in Italia sono occupatissimi a speculare sul penoso teatrino della politica nazionale e trascurano di fatto tutto ciò che succede in Europa. Ogni tanto si sentono questi nomi “Van Rompuy”, “Barroso”, “Catherine Ashton”, ogni tanto ne spuntano di nuovi, ma di fatto nessuno ci spiega mai chi siano e cosa facciano questi signori.
      Ma non mi fermo qui. Questo totale blackout informativo non si allenta neppure in prossimità di eventi (purtroppo) epocali, quali la firma di trattati e accordi dai contenuti pesantissimi.

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