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Matteo Renzi, un cattolico a favore dei Pacs?

di Luca Volpe

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Troppo democristiano per i sinistrorsi, troppo sinistrorso per i democristiani. Troppo giovane per la gerontocrazia italiana ma anche troppo navigato per chi auspica rinnovamento. Apprezzato e nel contempo criticato. Votato, temuto, odiato, considerato il nuovo che avanza. Ma se anche non fosse lui la reale alternativa a questa politica, alternative appaiono oggi alcune sue recenti dichiarazioni.

Lui è Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Trentasettenne. Di professione politico. Presenzialista. Comunicatore. Affabulatore. Cattolico. E così, quando un politico cattolico parla, e parla di temi sociali come nessun politico cattolico si sognerebbe di fare, le sue parole si colorano di un significato particolare, che ha il sapore dell’autocritica e della riflessione, prim’ancora che di demagogia e populismo.

Il tema in questione è quello delle civil partnership (in principio Pacs, poi Dico, poi semplicemente Unioni civili). L’occasione, invece, è offerta da un’intervista a Max, mensile che al giovane sindaco regala copertina del mese di gennaio, paginone e un indiretto clamore mediatico. «Io sono cattolico – dice Renzi – ma il matrimonio, parlando da politico, non deve essere considerato un sacramento. Magari lo rimane nel mio cuore, ma sono cavoli miei. Non voglio importi niente. Ma nell’esercizio della tua libertà, voglio che tu sia in grado di prenderti diritti e doveri».

Con una semplice dichiarazione, il politico Renzi sceglie di prendere le distanze dal Renzi credente, andando a compiere, di fatto, un enorme passo in avanti rispetto alla tradizionale visione della “politica cattolica (o cattolicizzata)”. L’orientamento religioso, nelle sue parole, smette di essere un’ideologia da seguire nel fare (e comunicare) le politiche sociali, per diventare un plus, che connota l’uomo-politico senza investire la politica che guarda all’uomo-cittadino.

Il cittadino, nelle frasi di Matteo Renzi, diventa padrone assoluto della propria esistenza e non più schiavo di un’entità superiore che ne definisce abitudini e modus vivendi. Il politico cattolico, invece, assume la capacità (e si assume la responsabilità) di esplicitare le divergenze presenti tra i valori morali di un credo religioso e i pilastri giuridici di una democrazia liberale.

È certamente possibile che tali affermazioni, inserite oltretutto in un discorso più ampio, siano state pensate per raggiungere un preciso target elettorale. E non aiuta, del resto, l’eccessivo presenzialismo dello stesso Renzi su televisioni, riviste e quotidiani. Tuttavia, a prescindere dalla misura propagandistica del messaggio, come pure dalla correttezza etica di chi lo pronuncia, è opportuno evidenziare l’inusuale discrasia tra la forma (del politico cattolico) e la sostanza (delle dichiarazioni rilasciate).

Ed è opportuno, se non doveroso, evidenziare la profondità e l’assoluta condivisibilità di frasi come «nell’esercizio della tua libertà» o «in grado di prenderti diritti e doveri». Auspicando che la sorpresa, l’elemento di novità, la vera alternativa, non siano più rappresentate da chi (o quando, o dove) pronuncia certe frasi, ma dall’eventualità che – grazie anche al contributo della ‘politica cattolica’ – si possa trovarne reale e concreta attuazione nella vita che ogni cittadino, credente o meno, conduce ogni giorno.

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5 commenti per “Matteo Renzi, un cattolico a favore dei Pacs?

  • Gianluca da Pistoia ha detto:

    Il sindaco di Firenze è un gran furbacchione… è uno che viene dalla scuola dei popolari, la sa molto lunga su quello che deve o non deve dire. Sul fare poi… è come tutti gli altri!

  • natale busseti ha detto:

    Sono anch’io cattolico ma rifiuto i “pricipi non negoziabili”, utili solo per chi vuole Chiesa = Lobby;
    spero che finalmente in Italia si facciano i PACS e che la Politica induca la Chiesa Cattolica a non fare ingerenza, come purtroppo non ha mai smesso di fare. La sinistra italiana in questo ha grosse responsabilita’; va bene il dibattito e la dialettica ma la laicita’ e’ una garanzia imprescindibile delle moderne democrazie.

    • Luca Volpe ha detto:

      Natale, concordo pienamente con quanto tu hai scritto. Mi auguro che le esternazioni di Renzi possano trovare un rapido riscontro nel discorso politico e uno spazio ‘non negoziabile’ nell’agenda del legislatore. Nessun ‘principio intoccabile’, ma libertà di scelta e di coscienza.

  • Lorenzo Lazzarini ha detto:

    Si vuole lasciare intendere che c’è un negativo e c’è un positivo, quando è evidente che il negativo non è altro che il positivo dominante. E’ un “paralogismo” di straordinaria efficacia (i comunicatori saranno contenti). Ma rimane il fatto che è menzognero. Renzi non fa altro che accodarsi a ciò che è già stato detto e ripetuto infinite volte.

  • Lucia Pugliese ha detto:

    A prescindere dalla sincerità di Renzi, il sindaco di Firenze ha espresso un concetto importante, esplicitando la differenza tra ciò che concerne la politica e ciò che rientra nella sfera personale del singolo. A questo proposito mi piacerebbe segnalare un libro: “Non pensare all’elefante” di George Lakoff , democratico americano. Il testo in questione,molto breve e scorrevole,è stato scritto dopo la seconda rielezione di Bush alla Casa Bianca, e tratta principalmente di comunicazione politica, ma esprime alcuni concetti importanti che riguardano la politica e la società, tra cui le unioni civili e l’educazione.

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