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Rapporti alternativi

di Chiara Tadini

Pubblicato il

«Io sono ferito dalla grave freccia d’amore per Licisco, che afferma di superare in tenerezza qualsiasi donna»
Orazio

L’ultimo censimento negli Stati Uniti ha reso noto che, in un solo decennio, il numero di coppie che si dichiarano omosessuali è passato da 594.391 a 901.997. In attesa di scoprire i risultati del censimento italiano (per la prima volta, infatti, l’Istat ha rivolto la dicitura “Convivente in coppia con l’intestatario” anche a persone dello stesso sesso), vale la pena porsi una domanda: cos’è successo negli ultimi dieci anni?

Che essere gay sia davvero diventato di moda, come molti vogliono farci credere?
Gary Gates, studioso del Williams Institute dell’UCLA, ha commentato così i risultati al Wall Street Journal:
Si tratta di un aumento troppo grande per essere spiegato con un salto improvviso di unioni accoppiamento tra le persone omosessuali. Semmai è il risultato di coppie gay e lesbiche oggi più propense, rispetto al passato, a identificarsi come tali, in particolare negli stati più conservatori”.

Fra tutte le domande su cui ci possiamo interrogare, sicuramente si pone quella del perché, ad un certo punto della sua esistenza, una persona decida di rivelare i propri gusti sessuali.
Ma forse, ancora più importante, è chiederci perchè, a volte, questa rivelazione non avvenga.
Perchè questa enorme paura di “fare coming out”? Perchè riuscire ad “ammettere l’amore” è così difficile?
In fondo, siamo nel XXI secolo…

In 91 paesi in tutto il mondo, oggi, nel 2011, per gli omosessuali sono previste sanzioni, pene e torture. In 6 di questi l’ergastolo è assicurato. In 8 (Yemen, Mauritania, Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Uganda, Emirati Arabi Uniti e Sudan), si arriva addirittura alla pena di morte.
Alla faccia del XXI secolo.

Sono convinta, o almeno voglio esserlo, che tutti noi sappiamo che il pregiudizio è da sempre una forma di ignoranza cieca, che le discriminazioni portano all’odio, e l’odio all’intolleranza, in un tunnel di sofferenza infinito nel quale le vittime sono, come sempre, i “diversi”.
Ma se, ancora oggi, in 8 paesi del mondo esistono persone che vengono uccise per il loro amore, forse il problema è proprio questa mia convinzione, tanto desiderata quanto vana.

Forse, in realtà, c’è ancora tanta disinformazione, che ha come conseguenza una più o meno innocente ignoranza.

Forse, il razzismo, anche quello sessuale, è ancora una realtà difficile da eludere.

Forse ci sono ancora persone che credono nell’esistenza di un germe infetto che si attacca alla natura distorta di queste persone “deviate”, anche se ormai da anni l’omosessualità non viene più considerata una malattia, e l’unica cosa che può diventare tale ed essere curata è il modo conflittuale di rapportarsi ad essa.

Forse c’è ancora tanta paura di ciò che è “diverso”, e forse si sta facendo troppo poco per cercare di sconfiggere questa omofobia tanto diffusa.

Forse sarebbe davvero il caso di farci qualche domanda in più…

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14 commenti per “Rapporti alternativi

  • Matteo ha detto:

    “In 91 paesi in tutto il mondo, oggi, nel 2011, per gli omosessuali sono previste sanzioni, pene e torture. In 6 di questi l’ergastolo è assicurato. In 8 (Yemen, Mauritania, Iran, Nigeria, Arabia Saudita, Uganda, Emirati Arabi Uniti e Sudan), si arriva addirittura alla pena di morte.”

    Molto di questi sono gli stessi paese che trattano le donne come pezze da piedi e favoriscono la poligamia, quindi non mi stupirei più di tanto della discriminazione degli omosessuali in paesi mediorientali o africani.

    E ti dirò che non mi stupisco nemmeno dell’omofobia in Italia, perchè il diverso, mettila come vuoi, spaventa.

    Che sia bianco o che sia nero, che sia italiano o straniero, che sia destra o sinistra in Italia e nel mondo la diversità non verrà MAI accettata come giusta(tranne in rarissimi casi)

    Negli Stati Uniti il numero di coppie dichiarate è raddoppiato, è vero, ma non è che la gente accetti questo genere di cose: i bigotti, i luterani, i protestanti convinti, i cattolici fondamentalisti perseguitano gli omosessuali( o anche le persone ritenute da loro diverse) senza un ragionevole motivo, e purtroppo credo sia una situazione destinata a non cambiare nel breve termine..

    • Chiara Tadini ha detto:

      Matteo, sono d’accordo, però non dobbiamo confondere il “non stupirci del problema”, fondatissimo, con il “diamo per scontato il problema”. Purtroppo è normale non stupirci dell’arretratezza di certi paesi/persone/gruppi religiosi, ma dobbiamo comunque cercare di combattere il problema (ma sono certa che era ciò che intendevi dire anche tu!)

  • Riccardo ha detto:

    “Sono convinta, o almeno voglio esserlo, che tutti noi sappiamo che il pregiudizio è da sempre una forma di ignoranza cieca, che le discriminazioni portano all’odio, e l’odio all’intolleranza, in un tunnel di sofferenza infinito nel quale le vittime sono, come sempre, i “diversi”.”Condivido…penso che in Italia le percentuali siano alquanto basse, perchè penso che noi italiani diamo maggior peso al giudizio “degli altri” che alle emozioni del nostro Cuore.

  • ROSSANA ha detto:

    ecco un bell’articolo che ci fa riflettere e sentirci tutti un po’ meno moderni….brava cHIARA!

  • Matteo ha detto:

    Come combatti una cultura?
    Le stesse culture che, estremizzate al massimo portano la gente a suicidarsi per religione?

    Se sono capaci di questo, figurati se si abitueranno mai all’idea che gli omosessuali siano uguali alle altre persone..
    Non sopportano che ci siano altre religioni nel loro paese, e spesso uccidono le persone che sono li come aiuti umanitari.

    Credo che per paesi come quelli non ci sia speranza, almeno per ora, e che si debba cercare di lavorare prima nel proprio orticello.

    Se in Italia si riuscissero a superare queste barriere mentali, e sparisse l’omofobia(anche se sinceramente non ci credo molto) magari altri paesi potrebbero prendere spunto e a quel punto sarebbe più facile.
    Ma il problema va combattuto inizialmente da dove è possibile farlo..

    Almeno questa è la mia opinione 🙂

    • Chiara Tadini ha detto:

      Forse hai ragione Matteo, forse sono troppo ottimista a guardare così lontano, ma credo che la speranza non sia l’ultima a morire: la speranza non DEVE morire, mai. Se riflettiamo, di passi avanti nei confronti dell’omofobia se ne sono fatti tanti (fino a qualche anno fa il numero di paesi che condannavano gli omosessuali era notevolmente più alto), quindi se un paese può cambiare, perchè non possono farlo anche gli altri? Con tutto il tempo necessario a fare un passo così grande, naturalmente e purtroppo, ma non avere speranza, a mio avviso, corrisponde ad accettare l’idea che in certi paesi l’omofobia ci sia e basta, senza cercare di cambiare.

  • Lucia Pugliese ha detto:

    Che bell’articolo Chiara! E beata te che ti stupisci ancora che in Italia ci sia un problema con gli omosessuali… nel nostro paese c’è un problema con le donne, con gli stranieri, in qualche caso con chi viene dal sud Italia. E ci sono problemi per chi pratica religioni diverse da quella cattolica, o si professa ateo. A ben vedere, in Italia abbiamo un problema con la libertà….

    • Chiara Tadini ha detto:

      “A ben vedere, in Italia abbiamo un problema con la libertà…”
      Non potresti trovarmi più d’accordo. E, in quanto amante della libertà sopra ogni cosa, forse è per questo che non mi sento italiana…Grazie Lucia, mi hai illuminata!

  • Giulia Guizzardi ha detto:

    Sarebbe bello vivere nel mulino della Mulino Bianco. O forse no, visto che sono tutti biondi, di razza caucasica, medio borghesi.
    Quando vedremo una coppia omosessuale passare inosservata, senza prese di posizione buoniste e commenti omofobi; quando non ci gireremo più vedendo un marocchino, un tunisino, un congolese accompagnato ad un’italiana o viceversa – solo allora Chiara potremmo dire “sì, siamo integrati”.

    PS: scusatemi la demagogia da bar sport!

  • Leonardo Nini ha detto:

    Bell’articolo Merry!
    Però vorrei lasciare un commento un po’..controcorrente.
    Io, se devo essere sincero, faccio davvero fatica a mettere sullo stesso piano il razzismo e l’omofobia(nella giusta accezione di quest’ultimo termine). Mi spiego: mentre è assolutamente contro ragione discriminare chi, volente o nolente, appartiene ad una razza diversa, il non essere indifferente a chi non ha le nostre stesse attitudini sessuali non mi sembra una cosa dell’altro mondo. Per questo non mi sentirei di tacciare così in fretta di “egoismo” chi ha opinioni diverse da quelle espresse in questa pagina.
    Ad esempio: per voi è davvero assolutamente indifferente vedere per strada una coppia omosessuale ed una eterosessuale? E scendendo più nello specifico..la nozione di rapporto “eterosessuale” implica una relazione con il “diverso” che proprio per questo è bella e sempre arricchente..si può trovare la stessa cosa anche in ur rapporto omosesuale? forse per due uomini o due donne non è così semplice vivere insieme tutta la vita (fedelmente) come può esserlo per un uomo ed una donna.. e secondo voi sarebbe giusto permettere ad una coppia omosessuale che abbia scelto di vivere insieme di adottare un bambino?
    Ora, non sono nè sociologo,nè psicologo o sessuologo, ma credo che sia quantomeno importante porsi questi interrogativi..e magari non per discriminare gli omosessuali, ma anche per il loro bene!

    • Chiara Tadini ha detto:

      Grazie Leo!
      Che ovviamente un eterosessuale sia incuriosito nel vedere per strada una coppia omosessuale, non lo metto in dubbio: siamo sempre incuriositi da ciò che non ci appartiene.
      Per le altre domande, io ho un’opinione molto precisa, ma non mi sembra questa la sede adatta per esporla. Lascio libertà di giudizio agli altri!

  • Marco Sartirana ha detto:

    Ciao Chiara,
    complimenti per l’articolo. Credo abbia aiutato tutti (almeno ha aiutato me) a metterci di fronte a noi stessi e a alla nostra capacità di riconoscere il valore assoluto che ha ogni persona, anche quella con cui abbiamo meno in comune, dal carattere, al colore della pelle, ai valori che guidano la sua vita, all’orientamento sessuale. E per me questa è una sfida che si rinnova ogni giorno non solo quando incontro per strada una coppia omosessuale, ma nel rapporto con i colleghi in università, con gli amici, e anche a casa nel superare le piccole incomprensioni quotidiane.
    Sono pienamente d’accordo con te sul fatto che ogni persona omosessuale meriti il più assoluto rispetto ed è disumano prendere in giro o offendere per ragioni di orientamento sessuale. E – credo non lo si ribadisca mai abbastanza – che è bestiale la legislazione di quei paesi che prevedono ancora la pena di morte per il reato di omosessualità.
    Ho però un timore. Quello che, quando si parla di “omofobia”, si finisca per usare questo termine come capo di accusa nei confronti di chi, pur rispettando pienamente la dignità di ogni persona omosessuale, non sia d’accordo con gran parte delle campagne lanciate dai gruppi omosessuali negli ultimi anni. Se per omofobia intendiamo quella delle leggi disumane dello Yemen o della Mauritania, o quella delle bande di ragazzini ignoranti che maltrattano gli omosessuali… la lotta all’omofobia è un dovere. Ma se l’omofobia viene usata superficialmente come capo d’accusa per chi, ad esempio, non è d’accordo all’equiparazione tra famiglia tradizionale e famiglia omosessuale, o a educare i bambini a scuola offrendo loro un ventaglio di opzioni sessuali equivalenti, allora credo che di ideologia si tratti, non di rispetto. E chi lo fa offende quegli stessi valori che pretende di difendere.
    Oggi che tacciare di omofobia è così facile e “chic”, questo timore purtroppo mi sembra molto fondato. Non è certo il caso di questo articolo, ma di molti altri sì. Mentre a mio avviso tante volte sarebbe utile – senza riempirsi la bocca del termine omofobia – parlare un po’ di più del senso della famiglia e della società che vogliamo costruire.

    • Chiara Tadini ha detto:

      Ciao Marco,
      ti ringrazio per i complimenti! Hai ragione, oggi il termine omofobia viene usato molto, e molto spesso a sproposito. Come ho già risposto a Leonardo, qui sopra, non mi pare questo il luogo adatto per intavolare una discussione su famiglia omosessuale, ideologie, religione e quant’altro; comunque, sono d’accordo sul fatto che sia necessario dosare bene le parole.

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