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Bric: Paesi emergenti. Giovani economie crescono

di Luca Zamagni

Pubblicato il

discarica cineseL’acronimo BRIC coniato da Jim O’Neill di Goldman Sachs nel 2001 comprende quattro dei Paesi emergenti ossia Brasile, Russia, Cina e India. La vera ricchezza dei questi paesi è rappresentata dalla loro popolosità: rappresentano il 42% della popolazione mondiale. E in una economia capitalistica come è quella moderna e odierna, la popolosità è la principale fonte di determinazione della domanda.
Questi quattro Paesi, facendo leva sull’aumento della domanda interna, determineranno in prospettiva tassi di crescita molto sostenuti rispetto a quelli dei paesi già storicamente industrializzati.
Potrebbero diventare i paesi economicamente più importanti del pianeta, soppiantando gli attuali stati del G7 nella direzione del mondo.
Attualmente il mercato globale dei BRIC rappresenta il 12,8% del volume totale e la loro quota continua e continuerà a crescere secondo svariate previsioni, in particolare quella della Banca Mondiale e del WTO, l’organizzazione del mercato mondiale.

Brasile, Russia, India e Cina  possiedono propri specifici vantaggi competitivi che li caratterizzano a livello mondiale.
La Russia può contare sullo sfruttamento delle vaste risorse energetiche presenti sul proprio territorio nazionale, mentre le economie indiana e cinese beneficiano del basso costo del lavoro, determinato dalle proprie normative sul diritto del lavoro. Infatti, alla grande crescita del PIL dei BRIC si contrappone spesso la mancanza di Welfare State e lo strutturale disinteresse sia per le problematiche ambientali, sia per la tutela del lavoratore e del lavoro.

Il PIL elevato e sempre maggiore non può essere l’unico obiettivo di questi paesi, poichè, come la storia economica insegna, una crescita del Prodotto Interno Lordo, se non accompagnata da una gestione efficente e lungimirante delle ricchezze prodotte, determina forti squilibri. A testimonianza di ciò si pensi solo al degrado delle metropoli e ai problemi legati alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti.

In Russia, per esempio, vi è una piccola percentuale di persone che detiene la maggior parte del reddito nazionale.
Affinchè i paesi in questione crescano, occorre una forte politica di redistribuzione dei redditi da attuare attraverso programmi di massicci investimenti in politiche sociali (istruzione, urbanizzazione regolamentata), rispetto delle regole e concorrenza, equilibrio fra produzione, sviluppo e utilizzo del territorio e un diritto normativo maggiormente tutelante del lavoro.

Personalmente condivido la critica fatta da alcuni economisti al PIL (a partire da Fred Hirsch nel 1972), in particolare quelli della scuola americana, che cito:

1) Se una persona ha un incidente con la propria autovettura, il PIL aumenta poichè l’automobilista paga il carrozziere e altri per sistemare la propria autovettura

2) Se un mio vicino, come favore personale, mi presta il tagliaerba che io utilizzo per tagliare il prato il PIL non aumenta.

Da un punto di vista economico, ma non solo, sarebbe opportuno non prendere il PIL di un Paese come riferimento per misurarne la crescita, perchè bisognerebbe puntare su parametri rispondenti al benessere qualitativo della vita degli abitanti del paese stesso.

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