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Il proprio tempo, per gli altri

di Edoardo Gazzoni

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Il tempo è sempre stato un oggetto filosofico che ha stimolato l’immaginazione e il pensiero dell’uomo. Esistono molti modi in cui viene vissuto: quello storico, in cui si considerano i grandi avvenimenti dell’Uomo, sia che li si guardi dall’alto come la storiografia tradizionale, che dal basso con il metodo degli Annales di J. Le Goff . Quello della vita personale con le sue fasi dall’infanzia alla vecchiaia; quello delle religioni e degli esoterismi, che da oriente a occidente considerano lo scorrere del tempo come un susseguirsi di cicli: dalla metempsicosi – che altro non è se non il continuo ripetersi nel mondo di nuove vite delle stesse anime – alle età del mondo del mazdeismo dalle età astrologiche dei rosacroce e oggi del new age fino al famoso calendario Maya che vedeva nello scorrere del tempo in modo regolato una chiave di lettura per il futuro.

Abbiamo poi il tempo del sacro, cioè il tempo dei riti, che smette di scorrere per portarci all’interno di una bolla, tecnicamente di una liminalità, dalla quale usciremo cambiati. Esistono molti riti diversi, non solo quelli religiosi, ben riconoscibili perché all’interno di contesti separati e caratteristici, ma anche per esempio i contratti, gli esami, le proclamazioni di laurea, sono tutti momenti in cui le nostre prerogative all’interno della società mutano. Goffman analizza per primo i rituali della vita quotidiana, le sue convenzioni, come le presentazioni, lo stare a tavola o nei luoghi pubblici, mostrandoci come il fare rituale e dunque il tempo non lineare sia più esteso di quel che comunemente pensiamo. Due scrittori hanno, con le loro opere, gettato luce sulla natura della temporalità, e sul modo in cui la percepiamo. M. Proust, con la sua “Recherche” e T. Mann ne “La montagna incantata”. Se il primo guarda al passato in una ricerca delle radici del proprio presente, Mann fa scorrere il tempo in modo sempre più lento e immobile, come se fosse una forza magnetica che alla fine blocca i personaggi all’interno di uno spazio al di là della Storia. Tutto questo per mostrare come molto di ciò che viene detto sul tempo riguarda il modo di percepirlo più che la sua natura in quanto tale, dunque un tempo umanizzato, concepito in funzione dell’uso che se ne fa. Quest’uso, per quel che riguarda il volontariato, è in primis, un modo di vivere la propria libertà al servizio della comunità, non solo dei bisognosi. Questo “tempo per tutti” diventa quindi un modo per esperire appieno la propria cittadinanza, per rinsaldare il tessuto sociale e per formarsi in modo eclettico sia nella gestione dei rapporti umani che nell’acquisizione di capacità tecniche e pratiche, dalla progettazione alla messa in atto. Il frequente confronto con realtà e posizioni differenti, diventa occasione di confronto con se stessi.

Questo confronto ha una peculiarità: il superamento delle differenze in funzione di un obbiettivo comune che si ritiene superiore. Anche partendo da visioni che inizialmente erano in conflitto si arriva a vedere posto in atto qualcosa di autenticamente proprio, fatto con le proprie mani. In secondo luogo, ha a che fare con il senso della Storia, con la volontà di compiere un atto politico, nel senso più alto del termine, per impostare un futuro più equo, libero e auto-determinato. Un’Equità che sia di sistema, non nata da un vago senso di pietismo utile solo ad una nuova, più velata disparità, ma in cui si cerca di offrire a ognuno la possibilità di esprimere se stesso al meglio delle proprie capacità.

Una Libertà che non sia quella dell’interesse personale antisociale, ma che serva come spinta per lo sviluppo sociale, intellettuale e scientifico; una libertà laica, per una società che sia la tela bianca in cui ognuno porta il colore delle proprie sensibilità come un quadro a pointillisme in cui l’armonia nasce dalla prossimità. E un’auto-determinazione che fa sentire chi la esercita davvero partecipe e valorizzato nella creazione del proprio contesto, e nello sviluppo della tolleranza, in modo alternativo alla politica dei partiti che sempre meno riesce a dare risposte alle necessità aggregative dei cittadini.


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