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La regola di guardare il mondo a righe

di Giada Magnani

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Regola. C’è chi ci vive dentro trovandoci la propria vocazione di vita. Ho sentito definire le suore di clausura in tanti modi ma non so se fosse mio compito darne un giudizio e nemmeno mia capacità poter capire la loro scelta. È così che in un pomeriggio dopo lezione ho suonato al campanello delle Clarisse di Bologna, del monastero  detto “La Santa” per discutere con una sorella claustrale da tanti anni. Toglie la grata e si presenta sorridente e un po’ arguta, con in mano dei libretti sulle vite di Santa Chiara e Santa Caterina da Bologna. Dice che ha rinunciato all’ora della preghiera per me e strizza l’occhio. Penso che io ho rinunciato a un’ora di studio per l’esame di domani mattina. Potrei chiederle di pregare perchè lo passi con un buon voto, servirà a qualcosa essere lì!

In cosa consiste la regola di Santa Chiara?

La regola di S. Chiara consiste in sintesi nel vivere il Santo Vangelo in obbedienza, senza nulla di proprio, in castità e clausura, come recita l’inizio del primo capitolo.

Pensando a chi sceglierebbe di diventare suora, viene in mente la ragazza-frana col mondo maschile, isolata e un po’ superiore o inferiore agli altri. Oppure alla ragazza trasgressiva che viene fulminata dalla vocazione da un giorno all’altro. Come mai hai scelto di diventare suora? Com’è avvenuto, che tipo di persona eri prima?

Ero una ragazza molto normale, facevo ginnastica artistica, seguivo incontri parrocchiali, teatro e amicizie. Sono entrata nell’Ordine presto, subito dopo il diploma.  Quando ho incontrato le Clarisse per la prima volta, mi ha colpito  la serenità e la forza interiore che traspariva dal loro sorriso. Allora il pensiero di rimanere chiusa tutta la vita per me era inconcepibile; mio fratello ad esempio lavora in Alitalia e ho sempre avuto un debole per la libertà. Non capivo come le Clarisse potessero vivere in totale povertà e senza annoiarsi, essendo anche tutte donne. E invece incontrandole non sembrava affatto così. Erano gli anni ’80, i tempi delle grandi assemblee e mi chiedevo se aldilà delle parole e dei discorsi si potesse fare esperienza del silenzio e della gioia vissuta a Nazaret tra Maria Gesù e Giuseppe. Mi sentivo inquieta su come spendere la mia vita e mentre in silenzio le ascoltavo, senza farmi notare, si è insinuato in me un desiderio: se c’è un Amore così grande, che realizza tutto di loro anche come donne, vale la pena vivere per questo!

Avevo anche un ragazzo che mi propose di fare un cammino di coppia. Sentivo di volergli bene, ma ciò che volevo era aprire il mio cuore a tutti e spendermi totalmente per il Signore secondo l’esempio di S. Francesco e S. Chiara.

Lo fate per voi stesse o per gli altri? In tempi del genere questa scelta sembra un fuggire dal mondo, isolarsi senza affrontare ciò che succede

Se fosse un scelta solamente per noi stesse non  avrebbe senso e non durerebbe. Prova a chiuderti in casa quando sei inquieta e poi dimmi!.. Non è uno stare chiusi per ripararsi o fuggire, sarebbe una soluzione falsa e ingenua; chiudendosi il problema aumenterebbe. È invece una vocazione cioè una “chiamata” che implica una missione cioè una risposta d’amore che coinvolge non solo tutta la nostra storia umana e la nostra vita ma anche quella di chi ci avvicina.

Qual è il senso di una scelta di questo tipo nel 2011?

Il senso è una risposta al Signore, l’unico che può dare aiuto al cuore dell’uomo oggi ancor più incerto e disorientato. C’è bisogno di un amore vero che non crolli come fanno le borse in questi tempi. Trovare solidità, bellezza e gioia vera che non passino. Spostarsi dalla mentalità della competitività e dalla corsa al successo verso una vita che sia basata sul dono e la gratuità. La sequela di Gesù nella Sua Chiesa è un cammino di fede spesso non riconosciuto e disprezzato, ma resta una scelta possibile, che indica a tutti un senso.

Che senso ha il silenzio che osservate?

È un atteggiamento del cuore di chi è innamorato: se parli perdi quello che l’altro ha da dirti. Non è tanto una disciplina da osservare, ma una pratica in vista di un dialogo e di un rapporto più profondo con Dio con se stessi e con gli altri e il creato. È vero che la nostra vita è scandita da momenti di silenzio, ma questi li viviamo come un respiro più ampio che ci permette di accogliere e gustare la parola. È dal silenzio che nasce la parola.

Che idea avete del mondo esterno? Dei giovani d’ oggi, ad esempio. E che rapporti avete con questo mondo?

Personalmente sono molto affezionata ai giovani: ho sei nipoti e ne sono molto fiera. Desidererei poter dedicare loro più tempo per dialogare e ascoltarli. I giovani oggi cambiano con rapidità rispetto al passato, grazie ai mezzi che hanno a disposizione. Vorrei percepissero proprie le parole di Giovanni Paolo II: “ Voi giovani siete la speranza e il futuro della Chiesa” e che si sentissero accolti perché ciascuno possa trovare il suo posto nella società. Il Signore ci dona la vita e la rinnova continuamente; i giovani possono accoglierla e farla crescere perché hanno il compito di lavorare per il futuro e dare una continuità al passato. Ma spesso è chiesto loro tanto, senza l’aiuto e il sostegno necessario. Se San Francesco aveva i lebbrosi,  a volte penso che i veri “poveri” oggi siano i bambini e i giovani che provengono da famiglie separate o disperate. L’altissimo numero di suicidi giovanili dovrebbe farci riflettere.

Per chi e cosa pregate e che significato date alla vostra preghiera? Insomma…a cosa e a chi serve?

Noi preghiamo con la preghiera liturgica che la Chiesa ci affida. In questa, tramite i salmi, sono espressi tutti i sentimenti del cuore umano di tutti i tempi. Raccogliamo il grido e le richieste di coloro che si affidano a noi o che sentiamo nel bisogno e le presentiamo al Padre, che ci invita ad avere fiducia in Lui. Ogni giorno siamo in contatto con situazioni di ogni genere, dalle malattie gravi alla ricerca di un lavoro, alla depressione e sofferenza fisica o morale delle mamme e dei figli. La Chiesa, come dice S. Paolo, è come un grande corpo, fatta di tante membra, ognuno con una sua specificità e missione.  Noi sai cosa siamo? Il cuore. A cosa serve se non si vede e se non interagisce col resto del mondo? Noi buttiamo il sangue ad ogni membro perché possa sopravvivere. Siamo nascoste ma chiamate a diffondere il bene e l’amore di Dio perché possa irrorare tutta le parti della Chiesa e della società. Quello che è importante è sentirsi il cuore della Chiesa, che è anche il cuore di Gesù Cristo.

Va bene..ma se c’è un progetto già deciso che senso ha che voi preghiate? E se allora potete ottenere ciò che chiedete, è giusto che chi si affida a voi ottenga ciò che vuole e chi non lo fa subisce ciò che ad altri viene risparmiato?

Quella “preghiera” che intendi tu è un elogio all’efficienza. Ma in realtà la vera preghiera è qualcosa di diverso. Spesso si cerca ciò che è utile e immediato nel risolvere i nostri problemi. Ma la preghiera non è magia e automatismo causa effetto, tanto meno un contratto utilitaristico col Signore. Se hai un tumore e  preghi molto per guarire subito lo ottieni. No, la preghiera si basa su un’altra logica, quella della gratuità e dell’amore. I credenti pregano perché sentono che l’amore di Dio rende bella e unica la loro vita anche nelle sofferenze inevitabili e nelle prove ineludibile della vita quotidiana di tutti. Il Signore poi opera nella nostra vita rispondendo sempre alle nostra richieste nella fede. La risposta che viene allora quasi naturale è quella di dare la nostra vita per Lui e per i fratelli come Lui ha amato ciascuno di noi, personalmente.

Torno a casa con un po’ più di chiarezza e qualcosa su cui riflettere e da raccontare. E il giorno dopo il mio esame di Patologia Molecolare non poteva andare meglio.

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