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La regola dell’attività sessuale: la riproduzione

di Samanta Costantini

Pubblicato il

Immaginiamo di camminare per strada nella nostra città e vedere due persone dello stesso sesso che si tengono per mano, si sorridono. Immaginiamo ora di vederle baciarsi. Quale sarebbe la nostra reazione? Dapprima, probabilmente, abbasseremmo gli occhi imbarazzati. Successivamente cercheremmo una spiegazione.
Ecco come agisce il “processo di categorizzazione”: dato un fatto strano, diverso, si cerca di ricondurlo il più velocemente possibile a ciò che si conosce.
Da qui il: non è normale! Vanno contro natura! Forse hanno avuto qualche problema da piccoli! Che schifo!
Spesso arriviamo a conclusioni senza nemmeno sapere perché la pensiamo così. O ancor peggio senza nemmeno rendercene conto. E questo perché ci rifacciamo a “rappresentazioni sociali”, non soggettive, di cui parlava il grande psicologo S. Moscovici.
Prendiamo, per esempio, l’omosessualità.
In passato l’equivalenza era: omosessualità=patologia=andare contro natura.
Nel 1990, grazie al lavoro di scienziati, è stata cancellata dall’elenco delle malattie mentali dell’OMS. Da allora la posizione ufficiale del mondo scientifico, nei paesi occidentali, è che essa è una variante naturale del comportamento sessuale umano.
Nonostante questo continua ancora a circolare l’equiparazione dell’omosessualità a una devianza. Vediamo di capire perché, facendo ordine tra le differenti teorie eziologiche date dagli specialisti.
Anche se nessuna di esse è riuscita a raggiungere un alto grado di affidabilità scientifica tale da poter escludere tutte le altre, sembrano essere circoscrivibili in due categorie, con alla base due differenti rappresentazioni sociali.
1- Teoria Innatista
2- Teoria ambientalista
Della prima fanno parte sia il “Determinismo costituzionale”, sia la “Teoria queer”. Seppur quest’ultima non parli di cause in maniera esplicita, entrambe si costruiscono sulla medesima rappresentazione sociale che pone l’accento sulle caratteristiche dell’individuo. In questo caso l’omosessuale è visto come una persona con cause cromosomiche, conformazioni particolari del sistema nervoso, squilibri ormonali.
Da qui teoria innatista: considerare l’omosessualità come una variante naturale del comportamento umano.
Nella seconda teoria, invece, si pone l’accento sulla responsabilità sociale, ossia sull’influenza degli influssi ambientali e culturali. Di conseguenza sono la società in cui si vive, l’ambiente, la famiglia e tutti gli altri fattori esterni ad essere i responsabili di ciò che accade all’individuo. L’omosessualità è vista quindi come un’alterazione, proprio perché non dipende dall’individuo stesso, non è un qualcosa con la quale egli è nato.
Nascono così le diverse opinioni.
C’è chi riesce a vedere l’omosessualità come una variante biologica naturale anche se è a conoscenza della rappresentazione tramandata da Aristotele in avanti secondo la quale il significato di “natura umana” coincide con l’immagine della “natura biologica” e quindi anche il significato di “sesso” con l’immagine di “funzione biologica-riproduttiva”.
L’Argentieri spiega che: «La biologia non è destino. Non basta cioè a garantire né il felice sviluppo delle vicissitudine pulsionali, né tanto meno la costruzione specifica del genere sessuale».
Per altri è invece più difficile vedere l’omosessualità come una variante naturale, cercando di creare uno spazio di significato condiviso tra la teoria innatista e l’etica della sessualità della cultura occidentale menzionata in precedenza.
Sancisce Chiavacci : «Il sesso è visto solo come funzione biologica capace di produrre effetti fisici coerenti o incoerenti con la funzione dettata rigidamente dalla natura rispettivamente al maschio e alla femmina». E Moscovici ci ricorda che le rappresentazioni sociali sono «prescrittive, cioè si impongono a noi con una forza irresistibile».
In questo caso, nonostante l’omosessualità si creda dipenda da cause innate, se la sessualità viene associata solo alla funzione riproduttiva, si continuerà a credere che sia qualcosa che vada contro natura. Risposte tipiche saranno allora: «Sì vanno contro natura, ma non lo possono decidere”.
Avremmo, quindi, una rappresentazione sociale di questo tipo: omosessualità=innata; ma sesso= funzione riproduttiva quindi omosessualità=contro natura. Una contraddizione tra accettazione conscia e rifiuto profondo che esiste anche all’interno delle singole persone, compresi gli omosessuali stessi.
Infine ci sono coloro che propendono per la teoria ambientalista e in questo caso è chiaro che vedranno sempre l’omosessualità come una devianza dovuta a fattori esterni. Qui permane fortemente l’equazione di omosessualità=andare contro natura.
Ancora una volta quello che vi è al di sotto della rappresentazione mentale dell’omosessualità è il concetto di natura occidentale. La categoria di causa finale, insegnataci da Aristotele, porta inevitabilmente a vedere l’uomo come biologicamente predeterminato alla riproduzione.
Ma il fine degli apparati genitali è davvero solo riproduttivo? Sembra una domanda banale, ma è questo che giustifica tutti gli atti sessuali tra eterosessuali, sia con scopo riproduttivo che non, come naturali, mentre innaturali quelli tra omosessuali, visto che non sono finalizzati a riproduzione.

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