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Ma chi le fa le regole?

di Francesca Malaspina

Pubblicato il

Porcellum: termine coniato dal politologo Giovanni Sartori con cui ci si riferisce, ormai quotidianamente, all’attuale legge elettorale italiana, così rinominata dopo l’affermazione del suo stesso ideatore, Roberto Calderoli, attualmente Ministro per la Semplificazione Normativa, che la definì “una porcata” già nel 2006.

Poiché a questo mondo tutto è governato da regole, esistono anche regole per decidere chi fa le regole, soprattutto se il campo a cui ci approcciamo è quello della politica e se l’oggetto in analisi è una democrazia rappresentativa come quella del nostro Paese.

Cosa succede quando la regola per decidere chi fa le regole è iniqua e porta a distorsioni dell’intero sistema? Cosa possono fare i singoli cittadini per riequilibrare la situazione?
È da queste premesse che è partita l’iniziativa “Firmo Voto Scelgo”, promossa da diversi partiti italiani tra cui Sinistra Ecologia e Libertà e l’Italia dei Valori, per abolire l’attuale legge elettorale italiana, ormai comunemente – e tristemente – nota come “Porcellum”.

L’attuale legge elettorale prevede un sistema di elezione proporzionale con liste bloccate che non permette all’elettore di scegliere il proprio candidato preferito, ma che consente ai candidati di essere eletti secondo l’ordine di presentazione in base ai seggi ottenuti dalla lista. Questo tipo di sistema elettorale riduce consistentemente il potere che di diritto spetterebbe ai cittadini a favore dei partiti che possono così scegliere indisturbati i candidati da inserire ai primi posti delle proprie liste, benché questi siano, alle volte – stando al racconto delle cronache giudiziarie – incompetenti, corrotti, criminali. Come affermò Karl Popper in un’intervista di oltre vent’anni fa, ma terribilmente attuale: «il più grave problema politico italiano è il sistema elettorale proporzionale che fa sì che il governo sia in mano non del popolo, ma dei partiti».
Ma la vera “porcata” sta nel cosiddetto premio di maggioranza, ovvero quella clausola che permette di ottenere un minimo di 340 seggi alla Camera e il 55% dei seggi regionali al Senato alla coalizione che conquista la maggioranza relativa dei voti. Ciò significa che, se la coalizione “vincente” ha ottenuto il 35% dei consensi, e quindi una maggioranza relativa dei voti, con il premio di maggioranza avrà la maggioranza assoluta in Parlamento.

Ciò invalida completamente la considerazione del politologo Gianfranco Pasquino che definì il sistema elettorale di una democrazia rappresentativa come «quel complesso di regole e di combinazioni di varie procedure che mirano a consentire l’efficace traduzione dei voti espressi in seggi e cariche»; un complesso di regole che, dunque, dovrebbe portare ad avere un Parlamento che sia rappresentativo del sentire della società civile.

Sulla base di quanto detto finora è piuttosto semplice comprendere che l’attuale legge elettorale fallisce questo obiettivo e non restituisce al Paese la sua giusta rappresentazione.
Ad un primo sguardo, è altrettanto facile abbracciare i propositi del comitato per il referendum “Firmo Voto Scelgo” che consistono nella possibilità per l’elettore di scegliere il candidato e nella rappresentatività, senza dimenticare la governabilità.
Il referendum non può essere però considerato come una specie di panacea che risolverà tutti i problemi del Paese; infatti, se ci fermiamo a riflettere sorge un problema insito nella stessa natura referendaria. I quesiti proposti dal Comitato per “Firmo Voto Scelgo” sono infatti di tipo abrogativo; richiedono cioè che la legge attuale venga abolita e venga reintrodotta la legge precedentemente in vigore, in questo caso, la legge Mattarella (per la quale sempre Giovanni Sartori coniò il nomignolo “Mattarellum”).

Il ritorno alla legge Mattarella non sarebbe di certo un passo avanti; benché migliore del Porcellum per via dell’assenza del premio di maggioranza, il sistema misto che proponeva dava luogo a sostanziose complicazioni nel momento in cui il numero di voti effettivamente espressi dai cittadini andava tradotto in numero di seggi in Parlamento. Inoltre, anche nel Mattarellum gli elettori non potevano esprimere la propria preferenza.

Dunque, se da un lato l’abolizione del Porcellum è più che auspicabile per impedire che il Paese si trovi nuovamente con al governo un manipolo di Yes-Man al soldo di chi li ha fatti rientrare nella lista elettorale, dall’altro quello che servirebbe realmente al nostro Paese non è un semplice referendum abrogativo, ma una nuova legge elettorale che non cerchi di favorire uno degli attori in gioco, ma che rimetta il potere decisionale nelle mani del suo legittimo detentore, ossia, noi: il popolo.

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2 commenti per “Ma chi le fa le regole?

  • Alessandra Modica ha detto:

    Esatto: purtroppo il referendum non riuscirebbe a risolvere la questione, che in realtà ruota soprattutto sul tema “stabilità/rappresentatività”…
    Difficile dire quale sia l’opzione migliore, anche perché la legge 270/2005 ha prodotto risultati opposti alle elezioni del 2006 e del 2008, quindi è difficile anche semplicemente teorizzare che essa porti stabilità o instabilità…
    C’è da aggiungere, inoltre, che qualsiasi sistema elettorale influenza l’elezione. E’ dimostrato, infatti, che applicando sistemi elettorali differenti agli stessi risultati di voto, vinceranno candidati differenti.
    Il punto sta nel trovare il sistema che più si adatta all’Italia, e che possa garantire contemporaneamente una certa stabilità e una migliore rappresentatività. Compito arduo, certo…ma in fondo…i nostri parlamentari non vengono pagati anche per usare un po’ il cervello e prendere decisioni per il bene di TUTTO IL PAESE?

  • Francesca Malaspina ha detto:

    Certamente sarebbe utopia pensare che la legge perfetta possa esistere; mi trovo assolutamente d’accordo con te su questo.
    Mi trovo anche d’accordo sul fatto che chi ci rappresenta dovrebbe poi prendere decisioni per il bene di tutto il paese, ma c’è un problema fondamentale in questo; prima di tutto, il Paese, dovrebbero ascoltarlo!!

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