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Il fascino discreto delle regole: due film a confronto

di Serena Tesei

Pubblicato il

A volte i bambini possono essere più ribelli e risoluti degli adulti.
Ne è un esempio Antoine Doinel, protagonista de “I quattrocento colpi , primo film di François Truffaut. Al giovane Antoine le regole non piacciono proprio, lo si capisce fin dalle prime scene del film: dopo una punizione, scriverà sul muro della sua classe: “Qui è stato punito il povero Antoine Doinel per una pin-up caduta dal cielo. Ma non è giusto e avrà la sua vendetta”. Mentre gli altri alunni sono in cortile a giocare, il ragazzo è costretto a rimanere in classe perché «la ricreazione non è un diritto, è un premio» come sentenzia il severo professore che, come tutti gli adulti presenti nel film, invece di ascoltare e di comprendere, pensa solo a punire i comportamenti “scorretti” dei bambini. Antoine Doinel si deve dunque “scontrare” con il mondo degli adulti, qui rappresentato dalla sua famiglia che a malapena lo considera: sua madre è fin troppo severa con lui e cerca di barattare la sua dolcezza materna in cambio del silenzio del figlio dopo che questi l’ha scoperta insieme a un altro uomo e suo padre che in realtà gli ha solo dato il nome. L’unica via di fuga da questa difficile realtà è l’amicizia che lega Antoine a René, che vive la stessa indifferenza famigliare. Con lui infatti salterà la scuola per andare al Luna Park, spendendo così i soldi che il patrigno gli aveva dato la sera prima.

Il nostro Antoine è sicuramente un personaggio che rifiuta le regole, ma questa sua ribellione purtroppo gli costerà caro. Non sapendo come giustificare l’assenza da scuola si inventerà che «la mamma è morta», scusa presto smascherata dai genitori. Picchiato dal patrigno davanti ai suoi compagni di classe, il giovane deciderà di fuggire di casa.

«Voglio vivere la mia vita, scriverò una lettera per spiegarmi» dice all’amico René, che gli proporrà di dormire nella stamperia di suo zio. Antoine trascorrerà quindi la notte tra la stamperia e le strade di Parigi, e verrà ritrovato dalla madre l’indomani a scuola. Ma le vicissitudini non finiscono qui. Dopo aver svolto un tema in classe (il professore lo accuserà di aver copiato un intero passaggio da “La recherche de l’absolu” di Honoré de Balzac) Antoine decide di scappare definitivamente di casa e, anche questa volta, l’amicizia di René gli sarà d’aiuto: si trasferirà infatti a casa sua e insieme progetteranno di rubare una macchina da scrivere dall’ufficio del patrigno per guadagnare così un po’ di soldi. Ma il tentativo è destinato a fallire: Antoine verrà infatti scoperto, e i suoi genitori, ancora incapaci di ascoltarlo, decideranno di chiuderlo in riformatorio. Con una famiglia così sorda e priva d’affetto non deve stupire che Antoine faccia “il diavolo a quattro” (il titolo originale francese fa riferimento all’espressione “faire les quatre cents coups”, che significa appunto “fare il diavolo a quattro”). Memorabile il finale del film: ormai in riformatorio, Antoine tenterà l’ennesima fuga: correrà verso il mare e lo vedrà per la prima volta. Con un bellissimo fermo immagine Truffaut, immortalerà per sempre il volto di Antoine Doinel e la sua ribellione.

Se da una parte abbiamo quindi un personaggio che va contro le regole, dall’altra troviamo un film nel quale il rispetto di tali regole è fondamentale. Sto parlando de “Il fascino discreto della borghesia” di Luis Buñuel, nel quale un gruppo di borghesi è impegnato in una serie infinita di cene che, a causa di equivoci e di numerose interruzioni, non vengono mai consumate. Ma soprattutto, i personaggi di questo film hanno un unico obiettivo: rispettare le regole che la buona educazione prevede e di conseguenza, mantenere intatto l’ordine sociale al quale appartengono. Non deve quindi stupire che i borghesi in questione, ovvero François Thévenot, sua moglie Simone e Florence ( la sorella di quest’ultima) accompagnati dal loro caro amico Don Raphael e da Alice Sénéchal (suo marito Henri quella sera è assente) si rifiutino di consumare la loro cena in un ristorante completamente vuoto e all’interno del quale giace il corpo del proprietario, deceduto quello stesso pomeriggio. Non è accettabile per questi borghesi che un ristorante a quell’ora della sera sia vuoto e, per di più, adibito a camera mortuaria. L’ordine è venuto meno e, di conseguenza, rimanere in un posto simile diventa impossibile. Rispettare la forma e l’ordine: questa è la prima regola. È quindi assolutamente accettabile che Don Raphael (ambasciatore del paese di Miranda) consegni  una partita di cocaina ai suoi amici borghesi François Thévenot e Henri Sénéchal, ma va contro di esse il fatto che una terrorista cerchi di eliminarlo.  Thévenot fa infatti notare a Don Raphael che una bella ragazza sta vendendo dei pupazzi in strada: in lei l’ambasciatore riconosce la terrorista che ormai da tempo lo sta sorvegliando per catturarlo ed eliminarlo. Immediatamente, afferra un fucile e spara ad uno dei pupazzi, causando in questo modo la fuga della giovane. La ragazza rappresenta l’elemento che ha “disturbato” le abitudini dell’ambasciatore e dei suoi amici borghesi: intervenire per ripristinare l’ordine è stato dunque necessario.

In questi due capolavori è possibile riconoscere due atteggiamenti diversi nei confronti delle regole: da un parte c’è la silenziosa ribellione di Antoine, mentre dall’altra ci sono i borghesi di Buñuel, che fondano le loro vite sul rispetto delle regole e sulle convenzioni che lo stato sociale al quale appartengono prevede.

 

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4 commenti per “Il fascino discreto delle regole: due film a confronto

  • Dokka ha detto:

    Gran bell’articolo!
    Devo andare subito a vedermi “I quattrocento colpi”!!! 😛

  • Serena ha detto:

    Grazie Docca!
    Sì, devi assolutamente vedere entrambi i film!

  • claudio ha detto:

    come sempre i tuoi scritti sono un viaggio leggero e molto piacevole
    i due films sono meravigliosi e Tu li hai descritti con grande profondita`e semplicita`
    ti ringrazio infinitamente, me ne hai fatto una lettura estremamente efficace e gradevole
    a presto
    un bacio

  • antonella ha detto:

    SCRITTO CON TERMINI APPROPRIATI ,LINGUAGGIO SINTETICO “GIORNALISTICO”, CON UNA RICERCA DI OGGETTIVITà ALMENO COSì APPARE CHE CERCA DI RAFFREDDARE I COINVOLGIMENTI EMOTIVI FACENDOLI SOLO INTRAVEDERE TRA LE RIGHE .CONFERMA L’ATTITUDINE ALLA SCRITTURA ,INTESA COME STRUMENTO DI COMUNICAZIONE MA SCUOLA DI CRESCIT APER LA VITA .CONTINUA .è UN PERCORSO DI CRESCIT AVERSO LA TUA AUTONOMIA .

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