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La caduta degli eroi

di Luca Rasponi

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«Infine cadde. Per coloro che lo amarono. Per coloro per cui fu un figlio. Ormai è troppo tardi, perché questo è il giorno… della morte di Superman!». Così raggiunge il culmine una delle saghe fumettistiche più celebri e discusse di tutti i tempi, quella in cui perse la vita l’ultimo figlio del pianeta Krypton.

È il 1992 e il fumetto seriale Usa, in particolare quello supereroistico, sta attraversando un periodo di esaltante successo editoriale, con tirature che raggiungono milioni di copie. Dopo il rilancio in grande stile avvenuto dalla metà degli anni ’80 grazie ad autori di talento assoluto come Frank Miller e capolavori del calibro di Watchmen, la crescita dei comics americani sembra inarrestabile.

Il nucleo vivo di questo boom è il rilancio delle testate di supereroi con maxi serie come Crisi sulle terre infinite (1985-86, Dc comics), che portano nuovi lettori azzerando la continuity narrativa dei più celebri eroi in costume americani. Sapendo di poter contare su un ampio e rinnovato bacino di fans, le grandi case editrici spingono sull’acceleratore, proponendo sempre più testate e materiale da collezione, come ad esempio numeri con variant cover.

Dopo quasi dieci anni di crescita incontrollata si genera una vera e propria bolla speculativa, con un mercato saturo di prodotti acquistati per la maggior parte in blocco per poi essere rivenduti a cifre esorbitanti sul mercato del collezionismo. In questo clima da belle époque editoriale e fumettistica, in cui tutto sembra possibile, prende corpo un’idea fino a quel momento semplicemente impensabile: uccidere il più grande di tutti i supereroi.

La corsa ai cosiddetti events, avvenimenti che ancor oggi quasi ogni anno rivoluzionano gli universi narrativi delle grandi case editrici di supereroi, arriva al suo culmine proprio nel momento di maggior espansione del mercato fumettistico americano. La morte di Superman, pubblicata il 18 novembre 1992, fa impennare enormemente le vendite, lasciando col fiato sospeso milioni di lettori e illudendo migliaia di collezionisti di avere tra le mani l’ultimo numero della serie.

Come sa chi conosce i fumetti di supereroi, però, nulla è per sempre: e così, dopo quasi un anno di attesa, Superman ritorna tra i vivi, per la gioia dei suoi lettori. Tutto come prima? Assolutamente no, perché nel frattempo il mercato dei comics, ormai irreparabilmente saturo, è collassato su sé stesso. Nel 1993 comincia una crisi di vendite che terminerà solo dieci anni dopo, con un crollo delle copie vendute stimato nell’80%.

I dati di vendita spiegano meglio di ogni parola la portata della crisi dell’editoria fumettistica americana seguita allo scoppio della bolla speculativa. Nel 1979, una testata supereroistica vende mediamente circa 100mila copie: nel 2003 raggiungere quota 20mila è considerato un ottimo risultato. A metà strada tra queste due cifre, nel novembre 1992, c’è il numero 75 di Superman, che vende 6 milioni di copie.

La scomparsa dalle scene del primo dei supereroi segna la fine di un periodo d’oro per le vendite dei comics, mai raggiunto prima e mai più replicato poi. Molti tra i fans storici abbandonano il personaggio, offesi dalla scelta di ucciderlo dopo 55 anni di vita editoriale, mentre diversi tra i nuovi lettori conquistati dalla metà degli anni ’80 smettono di acquistare la testata, convinti che con la morte di Superman si concluda davvero l’epopea dell’eroe.

La seconda metà degli anni ’90 vede quindi il mercato fumettistico Usa attraversare una gravissima crisi economica, che porta tra l’altro la Marvel comics sull’orlo del fallimento. Superiore nelle vendite rispetto alla rivale Dc fin dalla fine degli anni ’60, la Casa delle Idee viene colpita nel 1992 dall’abbandono di alcuni autori di rilievo, tra cui Jim Lee e Todd McFarlane, che si mettono in proprio fondando la Image comics.

Il colpo di grazia alla casa editrice di Stan Lee arriva da una scelta sbagliata in materia di consegne: acquisendo la compagnia Heroes World Distribution al fine di utilizzarla esclusivamente per distribuire i propri albi, la Marvel si ritrova contro tutte le altre aziende del settore, che costringono la Heroes al fallimento nel 1997. L’impatto subìto è devastante, ma nel 2000 la casa editrice si rialza prontamente proponendo Ultimates, un riavvio dei propri personaggi sulla scia di quanto fatto con Crisi sulle terre infinite dalla Dc comics (che nel 2011 ci riprova con Flashpoint).

Acquisite rispettivamente da Walt Disney e Warner Bros., Marvel e Dc comics hanno ormai diversificato la produzione, incrementando notevolmente la loro presenza nel campo del merchandising e conquistando definitivamente il cinema. Come nelle storie di supereroi, tutto continua anche dopo la notte più profonda: i due giganti editoriali proseguono una battaglia a suon di fatturati milionari, anche se è ormai solo un ricordo l’epoca in cui i fumetti erano così popolari da far parlare il mondo intero della caduta degli eroi.

 

In questo articolo non è stato possibile includere link alla versione italiana di Wikipedia poiché l’enciclopedia libera ha sospeso la propria attività dal 4 al 6 ottobre 2011 (giorni in cui è stato redatto questo articolo) in segno di protesta nei confronti della legge 11 giugno 2009, n. 1415 in materia di intercettazioni e limitazioni alla libertà d’espressione delle testate giornalistiche online e dei siti web in genere.

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4 commenti per “La caduta degli eroi

  • simogalli ha detto:

    La morte di Superman è stata la prima di tante morte apparenti e forse per questo la più roboante. Dopo di lui sia in casa Dc che in casa Marvel i deceduti (poi redivivi) sono innumerevoli. Spider-Man, Thor, Capitan America, tutti prontamente ritornati in vita in maniera più o meno giustificata. Una precisazione: la Marvel si è rialzata grazie agli incassi del film “Blade”, la linea Ultimate è arrivata dopo. “Ultimates” fa parte appunto di questa linea, anche se il primo fumetto ad uscire fu “Ultimate Spider-Man”, “Ultimates” arrivò un anno e mezzo dopo. Con questo si è voluto lanciare un universo completamente nuovo, parallelo a quello classico ma senza alcun legame con esso, un’operazione totalmente diversa da quella della Distinta Concorrenza con “Crisi sulle terre infinite”, che comportava un riazzeramento dell’universo DC classico. Per le prime due serie Ultimate furono ingaggiate delle superstar assolute nell’universo dei comics, Brian Michael Bendis e Mark Bagley su “Ultimate Spider-Man” (che batterono il fino ad allora intoccabile record di longevità su una testata di Stan Lee e Jack Kirby su Fantastic Four con ben 110 numeri realizzati in tandem) e Mark Millar e Bryan Hitch su “Ultimates”. Probabilmente queste due ultime testate sono quanto di meglio sia stato prodotto qualitativamente parlando dalla casa delle Meraviglie negli ultimi vent’anni. Con la mia precisazione mi sono dilungato forse un pò troppo, scusate!

  • Luca Rasponi ha detto:

    Ciao!
    Innanzitutto grazie per il commento e non ti preoccupare: come vedrai dalla mia risposta, non c’è assolutamtente limite di lunghezza! 😉

    Tra l’altro mi fa piacere il tuo intervento perché mi pare di capire che tu sei un esperto Marvel, mentre io (come forse avrai intuito dall’articolo), sono un Dc-fan: sentire entrambe le campane fa sicuramente bene. Tra le morti e le resurrezioni degli eroi, proprio per la dimestichezza che ho con il Dc Universe, permettimi di aggiungere Freccia Verde, Flash (Barry Allen), Lanterna Verde, Aquaman e Martian Mahunter, solo per citare i più celebri. Senza contare le saghe di Batman “Knightfall” e “RIP”, dove l’Uomo pipistrello non è morto ma ci è andato davvero vicino, rimanendo paralizzato nella prima e scomparendo misteriosamente indietro nel tempo con la seconda. E non parliamo della penultima maxiserie Dc “Il giorno più splendente”, perché se no davvero diventa la fiera della resurrezione! 😀

    Il film “Blade” è stato un grande successo per la Marvel, il primo di una lunga serie: io mi sono concentrato nello specifico sui fumetti per ragioni di spazio (ai film ho solo accennato nelle ultime righe). Lo stesso vale per il paragone Ultimates-Crisis: (chiaramente con la parola “Ultimates” mi riferisco alla linea editoriale comprendente tutte le serie della continuity “Ultimate”, non solo alla serie che porta quel titolo specifico). Considerando che l’articolo è pensato per essere non eccessivamente lungo e soprattutto comprensibile per un pubblico di non fumettari, ho voluto concentrarmi sull’aspetto commerciale della questione. È vero però, come giustamente dici, che da un punto di vista narrativo sono due cose differenti, perché Crisi è un azzeramento/fusione delle continuity pre-esistenti in un’unica continuity nuova, mentre mentre Ultimates è la creazione ex novo di una nuova continuity lasciando intatta la precendente. Dal punto di vista commerciale, però, sono due modi diversi di fare la stessa cosa, ovvero rinnovare il proprio parco testate per renderle più appetibili per un pubblico nuovo e più giovane (tra l’altro mi permetto di dire che per l’ennesima volta alla Marvel si sono dimostrati molto più svegli che alla Dc, la quale per anni ha dovuto fare i conti con varie Crisi successive per aggiustare le falle lasciate aperte dalla prima, per poi alla fine fare come la Marvel ricominciando tutto con Flashpoint con il grave errore, però, di azzerare le testate storiche). Tutto questo per dire che sottolineo assolutamente la correttezza delle tue precisazioni, che non ho potuto includere nel mio articolo per ovvi limiti di spazio (che sfortunatamente per chi legge, nei commenti non abbiamo;-).

    Proprio perché ora stiamo discutendo aspetti narrativi-qualitativi delle storie, però, vorrei chiudere con una difesa di mamma Dc, che almeno su un punto merita di essere salvata: in quanto a qualità delle storie, infatti, non ha davvero nulla da invidiare alla Marvel, anzi a mio parere se mediamente la Casa delle Idee produce storie migliori e personaggi più interessanti, le punte qualitative più alte del fumetto commerciale sono state tutte raggiunte dalla Dc, o quasi. Se vogliamo parlare solo di rinnovamento delle testate (e solo di Batman che è il personaggio che conosco meglio), dopo Crisi sulle terre infinite troviamo Frank Miller con Anno uno, e dopo Crisi finale sempre su Batman c’è Grant Morrison con due anni di storie strepitose e apprezzate da pubblico e critica, da Batman and son a RIP. Quanto al resto (tra serie e graphic novel), ci sono Watchmen, The killing joke, Il ritorno del cavaliere oscuro, V for Vendetta, Kingdom come, Preacher, Sandman, Identity crisis, League of extraordinary gentlemen e Ronin, solo per citare i primi che mi vengono in mente: forse sbaglio, ma a me sembrano titoli assolutamente impareggiabili…

  • simogalli ha detto:

    Hai ben capito, sono un Marvel fan piuttosto accanito. Ho letto un pò di cose della DC ma purtroppo ho dovuto fare una scelta (di natura economica of course…) e ho continuato ad acquistare dove il cuore mi ha sempre portato. Concordo sul fatto che le serie che citi tu siano assolutamente impareggiabili (le ho lette quasi tutte) anche perchè scritte da dei assoluti dei comics, Alan Moore su tutti. L’unica lancia che mi sento di spezzare a favore della casa delle idee è che questa è quella che offre, secondo me, più continuità a livello qualitativo, soprattutto da quando Bendis e Millar hanno preso in mano le varie trame delle serie, intrecciandole come non mai e strutturando la narrazione come se fosse divisa in stagioni, prendendo spunto dai telefilm di ultima generazione. Da Secret War, passando per Vendicatori Divisi e Civil War, da Secret Invasion e Dark Reign siamo arrivati a The Siege, tutte saghe che mi hanno tenuto piuttosto incollato a tutte le testate Marvel. Ma è pur sempre l’opinione di un Marvel Zombie!
    P.S. Il mio preferito del D.C. Universe è sicuramente Freccia Verde. Come sta? Ancora ri-vivo e vegeto?

  • Luca Rasponi ha detto:

    Concordo in pieno, come dici la Marvel ha saputo garantire più continuità negli anni dal punto di vista qualitativo, anche perché può contare su più personaggi interessanti rispetto alla Dc.

    Anche per me la scelta è di cuore, tanto che l’unico comic americano che seguo con continuità, per le tue stesse ragioni economiche, è Batman: leggo le avventure dell’uomo pipistrello dalla tenera età di 6 anni, una vita ormai!

    Sai che non sei il primo marvellista che sento a cui piace molto Green Arrow tra i Dc? A quanto mi risulta il buon Oliver è in forma, con Flashpoint l’hanno spostato a Seattle alla faccia di Star City e chi s’è visto s’è visto (che orrore questi reboot). Non lo seguo molto a dire il vero, ma di recente ho letto il suo Anno uno e mi è piaciuto assai.

    E tu che mi dici di DareDevil, il mio Marvel preferito dai tempi in cui l’ha avuto per le mani il grande Frank Miller?

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