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Il minimalismo come ricerca dell’origine

di Lorenzo Sarti

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Per analizzare il mondo dell’architettura dei giorni nostri dobbiamo prendere le distanze dalla società del secolo scorso: ci distinguiamo sempre di più dal passato, abbiamo diverse necessità ed esigenze, senza contare una diversa sensibilità nei confronti dei problemi che ci circondano. Viviamo in un mondo in cui il problema ambientale sta diventando sempre più urgente per l’umanità e i ritmi frenetici dell’economia e del mercato ci impongono spesso uno stile di vita di bassa qualità. Le scoperte scientifiche compiono ogni giorno passi da gigante, portandoci sempre più lontano dall’emozione del vero contatto fisico.

Il design e l’architettura si muovono nella stessa direzione: sono il riflesso della società del presente, ed essendo “creature” dell’uomo rispondono in maniera indiscutibile alle sue esigenze. La purezza delle forme e la forte essenzialità degli oggetti rispecchiano esattamente l’uomo contemporaneo, figlio del mobile a buon mercato dell’Ikea e sempre più spinto verso il concetto anglosassone di casa prefabbricata e di rapida costruzione. Il forte pericolo portato da questa standardizzazione è l’impoverimento delle proprie radici nazionali, con la possibilità di un conseguente appiattimento culturale: ma si tratta solo un rischio. Il ritorno all’essenza delle forme pure e la mancanza di decorazioni superflue testimoniano un disperato bisogno di trovare il vero nocciolo di ogni cosa, riscoprendo l’immagine autentica di ciò che osserviamo e utilizziamo.

Un’architettura deve essere pensata, studiata e ricercata, ma non per questo deve presentare necessariamente caratteristiche estetiche simili alle ville palladiane o ai castelli in Normandia. Disegnando forme pure e semplici, a volte possiamo tornare a stupirci perché restituiamo il reale e crudo aspetto ad ogni oggetto: la finestra per eccellenza è quadrangolare, semplice, pulita, e armonizzata con tutto il prospetto dell’edificio avrà una sua forza, un suo carattere.

Ciò che rispecchia la società moderna è anche la qualità: un buon edificio, in questo momento storico, deve rispondere a standard che rendano decorosa la vita del fruitore. Bioarchitettura, eco-sostenibilità, riuso e riciclo sono i nuovi termini che accompagnano tanto il progetto di un edificio quanto quello di un mobile. È vero, le nuove case sono sempre più simili tra loro e a volte assomigliano a cubi quasi privi di decorazioni che le distinguano; al tempo stesso però hanno dispersioni termiche inferiori, una buona esposizione al sole e possono sfruttare la natura per produrre energia al loro interno. La nuova architettura è ricerca scientifica sui materiali e sulla statica, novità, stretta relazione tra forma e funzione: ci stiamo allontanando sempre di più dall’architettura rappresentata da maestosità e meticolosità nella decorazione.

Sull’autostrada A14, nei pressi dell’uscita per Reggio Emilia, si trova un cavalcavia: bello, possente, maestoso, pulito, frutto di un grande studio statico-ingegneristico che ha permesso, nonostante la luce ampia delle carreggiate sottostanti, di scavalcarle utilizzando semplicemente l’appoggio di partenza e quello di arrivo. Sono queste le nuove architetture, le nuove immagini del costruire contemporaneo, che esaltano con forza l’innovazione, i materiali e la ricerca. Il segreto per comprendere oggetti molto semplici e talvolta quasi poveri è non abbattersi di fronte ad essi, ma provare a capirne il vero significato.

 

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2 commenti per “Il minimalismo come ricerca dell’origine

  • Mara Sarti ha detto:

    articolo ben strutturato sensibile attuale in linea con la realtà e ben descrittivo della Architettura del nostro secolo. Colpisce la maturità delle descrizioni e la purezza ed eleganza della scrittura.

  • Anonimo ha detto:

    Condivido molto quello che hai scritto.
    Secondo me la vera sfida è quella di progettare e costruire edifici avendo rispetto del luogo e del tessuto sociale.
    Il problema è che in molti Paesi non si fa architettura (a partire dalla formazione universitaria)
    ma solamente edilizia speculativa oppure opere di grande effetto.
    Bisogna ripartire dei piccoli centri e fare degli interventi meno invasivi ma focalizzare l’attenzione sugli aspetti sociali ed emotivi dell’animo umano creando un coinvolgimento totale attorno all’opera.

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