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La Riviera dello sballo

di Luca Rasponi

Pubblicato il

Scritto in collaborazione con Filippo Urbini.

Da sempre la Romagna è un luogo di ospitalità e divertimento per i turisti d’Italia e d’Europa, soprattutto per i giovani che affollano le discoteche della Riviera da Riccione a Marina di Ravenna. Quando però divertirsi diventa un obbligo, un traguardo da raggiungere a tutti i costi, ecco che entrano in gioco le droghe.

E allora l’abbinamento droga-Riviera diventa una marchio, quasi una sentenza, che ha guadagnato al litorale romagnolo il soprannome di Riviera dello sballo. Ma chi gestisce il traffico che porta in Romagna le droghe? In che modo? E cosa si fa per contrastarlo?

Gli stupefacenti arrivano in Romagna seguendo lo stesso percorso che li porta nel resto d’Italia: partenza dal Sud America, scalo nei Balcani e arrivo a Milano o nei grandi porti del meridione, come Reggio Calabria e Gioia Tauro. Proprio da quest’ultima città partivano tonnellate di cocaina provenienti dalla Colombia che la cosca ‘ndranghetista dei Mancuso di Limbadi distribuiva in tutto il Paese. Le operazioni della serie Decollo portate avanti dal Ros dei Carabinieri e dalla Dda di Catanzaro sono arrivate fino a San Marino e all’arresto tra gli altri di Valter Vendemini, direttore del Credito Sanmarinese dove i Mancuso ripulivano i proventi del loro traffico di stupefacenti (come scoperto con l’operazione Decollo Money).

La gestione dei traffici all’ingrosso diretti in Romagna è appannaggio delle cosche calabresi. Ma i referenti sul territorio sono altri, persone di fiducia che si occupano di piazzare materialmente la droga sul mercato. Fonti investigative riservate rivelano che le organizzazioni albanesi sono in prima fila nello spaccio di cocaina e marijuana in Romagna. Il traffico di eroina è in mano prevalentemente a gruppi criminali nordafricani di stanza nella zona di Ravenna, mentre organizzazioni del Maghreb e dell’Europa orientale si dividono il mercato dell’hashish.

I grandi gruppi criminali puntano su importazione e vendita di grossi quantitativi di droga per realizzare guadagni consistenti, anche nell’ordine del 300% se si parla di cocaina. Proprio per questo è diffusa la pratica di consegnare i pesci piccoli alle forze dell’ordine per distogliere l’attenzione dai carichi più importanti: spesso l’arresto dei corrieri minori o dei piccoli spacciatori è già deciso prima della loro partenza per volontà delle organizzazioni.

Una pratica evidenziata nel corso dell’incontro pubblico organizzato dal Gruppo Antimafia Pio La Torre il 14 maggio scorso a Rimini, assieme ad un altro punto chiave: il traffico della cocaina è in mano alle grandi organizzazioni perché sono le sole in grado di garantire quantità tali da mantenere i prezzi costanti, o addirittura abbassarli, e soddisfare la richiesta sempre crescente del mercato italiano. Per questo non bastano gli approvvigionamenti via aerea o terrestre garantiti dai piccoli trafficanti, ma servono le grandi partite che arrivano via mare alle organizzazioni mafiose.

L’abbassamento costante dei prezzi influisce direttamente sul consumo: l’eroina in particolare è diventata molto più accessibile, passando da un costo di 80-90mila lire al grammo nel periodo di boom degli anni ’80 al prezzo attuale di 10 euro al grammo. Conseguenze? L’abbassamento dell’età media dei consumatori e una sorta di “democratizzazione” nell’uso di questa sostanza: lo stesso trend della cocaina, un tempo considerata la “droga dei ricchi”, che pur restando la più costosa ora può essere acquistata per 90 euro al grammo. Gli stupefacenti più economici rimangono comunque le droghe sintetiche: si va dai 7 euro per una pasticca di ecstasy ai 10-15 per una dose di Md o ketamina. Proprio per questo, i consumatori di queste sostanze sono i ragazzi più giovani.

Se questi traffici sono spesso ostacolati e a volte stroncati del tutto, il merito è delle forze dell’ordine e del lavoro svolto dalle Procure di tutta Italia. Le leggi nazionali sono uno strumento efficace di contrasto alla compravendita di droga, soprattutto perché il codice penale prevede particolari deroghe per operazioni riguardanti le sostanze stupefacenti. Il problema principale sono le risorse, sempre al limite e spesso insufficienti per fronteggiare organizzazioni criminali potenti e all’avanguardia dal punto di vista della tecnologia.

In Romagna la presenza di San Marino ha sempre attirato l’attenzione di chi fosse intenzionato a ripulire i soldi guadagnati con il traffico di stupefacenti: è stato il grande lavoro della Guardia di Finanza di Rimini a far sì che molte di queste operazioni venissero a galla.

Ma la lotta in prima linea alla criminalità mafiosa è rischiosa e complessa, perché le organizzazioni sanno infiltrarsi anche nelle forze dell’ordine e portare dalla propria parte chi non riesce a dire di no: è accaduto di recente anche a Riccione, dove i Carabinieri sono stati costretti ad arrestare un loro collega, come ha raccontato Alessandra Nanni sul Resto del Carlino.

La consapevolezza della presenza mafiosa in Romagna non è ancora del tutto sviluppata, soprattutto per il basso profilo che le organizzazioni riescono a mantenere. Se da un lato hanno fatto grande rumore i primi tentativi di estorsione mafiosa effettuati nel riminese, dall’altro la presenza della criminalità organizzata nel circuito economico finanziario romagnolo è stata a lungo sottovalutata, come dimostra la collaborazione in alcuni casi scarsa o nulla offerta da locali e discoteche alle forze dell’ordine.

Si tratta, come sempre quando si parla di mafia, di una battaglia che va vinta soprattutto sul piano educativo e culturale. Il grande affare della droga può essere depotenziato solo togliendo alle organizzazioni i clienti, bambini e ragazzi che devono avere l’opportunità di imparare il valore della legalità e del rispetto delle regole, invece di essere contagiati dalla cultura dello sballo.

Per capire più da vicino il fenomeno mafioso anche in relazione alla droga segnaliamo Mafia, Camorra e ’Ndrangheta in Emilia-Romagna e tutte le altre opere del professor Vincenzo Ciconte.

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