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Cannabinoidi nel trattamento del vomito da antitumorali

di Lorenzo Gasperoni

Pubblicato il

Nonostante l’uso crescente delle designer drugs, stupefacenti creati in laboratorio, quello della cannabis non tende a calare. Secondo il rapporto sulle droghe 2011 dell’ONU la cannabis, sostanza stupefacente più diffusa al mondo, è stata utilizzata nel 2010 da un numero di consumatori, anche occasionali, compreso tra i 125 e i 203 milioni.

Può essere interessante e utile, tuttavia, considerare gli estratti della Marijuana non solo come sostanze di abuso, ma come farmaci che hanno effettivi impieghi terapeutici.

Nel 1985 la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato l’uso del Nabilone (Cesamet), derivato sintetico del tetraidrocannabinolo, principio attivo contenuto nella cannabis, come farmaco antiemetico(che ha cioè come fine quello di contrastare l’insorgenza del vomito), indicato nel vomito indotto da chemioterapici antitumorali. La commercializzazione del farmaco è stata autorizzata negli USA nel 2006 mentre in Italia non è disponibile in commercio, ma può essere importato dall’estero in base attraverso alla procedura prevista dal D.M. 11-2-1997 (Importazione di specialità medicinali registrate all’estero).

La nausea e il vomito sono effetti avversi dei farmaci citotossici antitumorali che possono risultare invalidanti per il paziente oncologico e ne peggiorano notevolmente la qualità di vita. I meccanismi con i quali questi farmaci inducono il vomito sono complessi e ancora non del tutto compresi. Pare che essi provochino una massiccia liberazione di serotonina a livello dell’encefalo e della parete intestinale che, una volta in circolo, va a interagire con i propri recettori (recettori 5HT3) nella Chemo Receptor Trigger Zone (CTZ):  un tessuto collocato nel tronco dell’encefalo che può essere definito un “sensore” di sostanze tossiche capace di inviare segnali al centro del vomito, il quale mette in atto il riflesso corrispondente. Probabilmente la serotonina provoca il rifllesso del vomitoanche stimolando le fibre nervose afferenti vagali nell’apparato gastroenterico. Il meccanismo d’azione dei farmaci che agiscono al fine di frenare questo processo risiede proprio nel blocco dei recettori serotoninergici (Ondansetron). Tuttavia anche farmaci inibitori dei recettori dopaminergici trovano impiego in questo senso (Domperidone).

Nel trattamento della  CINV (Chemotherapy-induced nausea and vomiting ) il Nabilone trova impiego come terapia di seconda linea, insieme alla Proclorperazina, in caso di trattamento altamente emetizzante  in pazienti intolleranti agli antagonisti dei recettori serotoninergici  e ai corticosteroidi. Il suo meccanismo d’azione non è del tutto noto, ma pare si fondi sul blocco dei recettori per la serotonina di tipo 3 e sulla stimolazione dei  Cannabinoid Receptor 1 e 2  a livello del sistema nervoso centrale (Ware Ma et al.)

Trials clinici dimostrano che l’efficacia del Nabilone è paragonabile a quella della Proclorperazina (un antagonista dei recettori D2 per la dopamina).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ther Clin Risk Manag. 2008 February; 4(1): 99–107.

 

Inoltre gioca probabilmente un ruolo anche l’effetto ansiolitico e rilassante del Nabilone che influisce positivamente sul vomito anticipatorio, che può verificarsi, in questi pazienti, prima dell’inizio della seduta di chemioterapia. In queste situazioni la terapia di prima scelta è quella a base di benzodiazepine.

Per una trattazione dettagliata e informazioni sugli effetti collaterali del farmaco: http://www.drugs.com/pro/cesamet.html

 

Fonti:

Farmacologia medica ed elementi di terapia – Derek G. Waller
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed
Il venerdì di Repubblica 8 luglio 2011

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