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I lavoratori della notte

di Anna Chiara Obertis

Pubblicato il

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte

Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Paris at night – Jacques Prévert

Spesso accade che durante la notte gli unici rumori che si sentano siano i pensieri che corrono e si perdono nella mente o vengono scritti. C’è chi batte a computer e chi non rinuncia alla nostalgica carta; decine di fogli sparsi e vecchie agende ricche di parole. Ci sono gli amici che si ritrovano per parlare di tutto, senza regole, solo persone che si raccontano.
Ma esiste anche una parte d’Italia (e di mondo) che si alza ogni mattina alle 2, o che a mezzanotte inizia il turno di lavoro. Nella notte si muovono silenziose migliaia di persone, alcuni nelle fabbriche, in quei cicli continui di catene di montaggio; infermieri e dottori che non lasciano mai gli ospedali; autisti di autobus e taxi che viaggiano per le strade semi-deserte; fornai che impastano e preparano i profumi di pane del mattino.

Alessandra, fornaia da pochi anni, ha iniziato per cambiare vita. Dopo il divorzio, ha deciso di rivoluzionare tutto e ora è felice ed estremamente soddisfatta del suo lavoro. Come mai?

«Per me non è un peso svegliarmi così presto, amo il mio lavoro e amo creare sempre nuove ricette» e aggiunge «all’inizio è stata dura ma vedere il cliente che ritorna ogni mattina mi dà la forza per continuare». E anche Eleonora ha deciso di fare lo stesso mestiere, perché: «Lavorare di notte ha ritmi diversi. La gente non ha fretta, è più rilassata, ci conosciamo tutti perché siamo in pochi a vivere al contrario. Amo lavorare di notte per la calma della città. Respiro l’odore del buio, i lampioni colorano d’arancio le strade e c’è tempo, a volte, per le parlate elfiche con persone mai viste, che si aprono con noi senza paure di giudizi, solo per comunicare. Io vedo la parte più pulita, perché lontana dagli schiamazzi».

Maria mentre racconta del suo bar è stanca. «Mi alzo alle 3.30 e quando arrivo al locale faccio tutto da sola, alle 5 apro al pubblico e non posso permettermi di essere stanca, ma lo sono praticamente sempre; però il mio lavoro è bellissimo perché mi offre la possibilità di entrare in contatto con tante persone davvero molto diverse tra loro e poi è una cosa mia, l’ho costruita dalla base e ne sono fiera».

Anche Elisabetta, infermiera da più di vent’anni, racconta le sue esperienze delle notti passate in ospedale: «è un lavoro molto appagante, già aiutare le persone di giorno è una cosa stupenda ed è il motivo per cui tanto tempo fa ho fatto questa scelta, ma di notte, quando è buio, le persone spesso si sentono in qualche modo abbandonate e riuscire ad assisterle ed aiutarle è meraviglioso, nonostante sia tutto più difficile e faticoso dopo il tramonto».

Chi lavora di notte in qualche modo prepara le persone ad affrontare il giorno successivo, la routine del quotidiano inizia proprio da coloro che puliscono le strade, dai giornalai che ritirano le consegne ai baristi che preparano il locale per tutta la giornata.

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