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Night work and circadian disruption

di Lorenzo Gasperoni

Pubblicato il

IARC è acronimo di International Agency for Research on Cancer, l’organismo internazionale, facente parte della Organizzazione mondiale della sanità, con sede a Lione, che tra i vari compiti svolti, detta le linee guida sulla classificazione del rischio relativo di sviluppare determinati tipi di tumore in relazione all’esposizione a particolari agenti chimici, fisici (ecc.) definiti cancerogeni per l’uomo.

L’ente redige monografie su ogni nuovo cancerogeno riscontrato servendosi di riferimenti alla letteratura esistente e di studi appositamente progettati.

«IARC’s mission is to coordinate and conduct research on the causes of human cancer, the mechanisms of carcinogenesis, and to develop scientific strategies for cancer control. The Agency is involved in both epidemiological and laboratory research and disseminates scientific information through publications, meetings, courses, and fellowships».

Agenti, miscele ed esposizioni, sono suddivisi in cinque gruppi:

  • Gruppo 1 : cancerogeni per l’uomo.
  • Gruppo 2A: cancerogeni probabili per l’uomo.
  • Gruppo 2B: cancerogeni possibili per l’uomo.
  • Gruppo 3 : classificazione impossibile riguardo all’azione cancerogena per l’uomo.
  • Gruppo 4 : probabilmente non cancerogeni per l’uomo

Nel 2007 IARC ha inserito il cosiddetto Shift work that involves circadian disruption”(pdf) all’interno del gruppo 2A. Ciò significa che vi sono «limitate evidenze nell’uomo, ma sufficienti evidenze nell’animale» della cancerogenicità dell’agente in questione.

La monografia corrispondente riporta alcune definizioni di Shift work tra cui quella dell’International Labour Office  (International Labour Organization): «a method of organization of working time in which workers succeed one another at the workplace so that the establishment can operate longer than the hours of work of individual workers».

Poi aggiunge: «Besides these definitions, in the scientific literature, the term “shiftwork” has been widely used and generally includes any arrangement of daily working hours other than the standard daylight hours (7/8 am – 5/6 pm) .In most cases, shiftwork is synonymous of irregular, odd, flexible, variable, unusual pattern of work».

Si tratta dunque di considerare, compresa la definizione di shift work, la condizione di quei lavoratori che, per permettere la funzionalità del sistema, lavorano di notte e rientrano nel gruppo che subisce “circadian disruption” ovvero alterazione dei ritmi circadiani.

Non per tutti i Paesi il lavoro notturno è configurato e riconosciuto allo stesso modo, in Italia esso è definito come: «attività svolta in un periodo di almeno sette ore consecutive compreso l’intervallo fra mezzanotte e le cinque del mattino».

L’italia inoltre si colloca entro la media europea di prevalenza di shift work che comprende lavoro notturno con l’11,8 % contro il 22,2% della Spagna e il 15% del Regno Unito (dati IARC del 2005) tenendo presente che i settori lavorativi più  colpiti in Europa  sono quello  sanitario (gruppi di infermiere in cui si è registrata aumentata incidenza di carcinoma della mammella:   Lie JA et al. Am J Epidemiol. 2011 Apr 7. “Night Work and Breast Cancer Risk Among Norwegian Nurses: Assessment by Different Exposure Metrics”.) seguito da quello alberghiero, quello industriale e quello dei trasporti. (4th EU survey on working conditions   2005)

Il ducumento IARC riporta anche le principali teorie patogenetiche che pare possano legare al lavoro notturno l’insorgenza di svariate linee tumorali, dal carcinoma della mammella al carcinoma del colon-retto fino al carcinoma della prostata. Una delle ipotesi messe in campo, frutto di studi su ratti e uomo, è quella della disregolazione della produzione di melatonina provocata dalla esposizione alla luce artificiale durante la notte.

In realtà già a più di trent’anni fa risalgono le prime evidenze sperimentali della relazione fra diminuzione della funzionalità epifisaria per varie cause, compreso l’invecchiamento, e l’aumento di incidenza del carcinoma della mammella (Cohen et al. 1978), ma negli ultimi anni si stanno delineando sempre più distintamente i cosiddetti “Oncostatic effects” della melatonina secreta in misura fisiologica . Sperimentazioni in vitro su cellule di carcinoma della mammella hanno dimostrato un’azione inibitoria della melatonina sull’azione mitogenica di ormoni come estradiolo e  prolattina e di fattori di crescita come l’epidermal grow factor (che hanno azione promuovente, se in eccesso nell’organismo, nei confronti dello sviluppo del tumore). Inoltre si è riscontrato  un ruolo inducente della melatonina sull’espressione del gene TP53 che codifica per una proteina in grado di inibire la replicazione cellulare una volta che nella struttura genomica della cellula sia incorso un danno irreparabile.

Come conferma Aaron Blair, scientist emeritus at the U.S. National Cancer Institute and chairman of the IARC Working Group that evaluated the night-shift cancer link, in una intervista a ecancermedicalscience: «Melatonin gets made during the dark period, If you get light exposure during the normal dark period, it severely reduces the amount of melatonin that is made».

Da considerare è che «Shift works that involves circadian disruption» non è classificato come cancerogeno certo per l’uomo ma come cancerogeno  probabile. Naturalmente la ricerca continua e proprio lo scorso febbraio un gruppo di lavoro IARC ha pubblicato un report (Stevens RG et al. Occup Environ Med, febbraio 2011) che mira a definire meglio le modalità di studio del shift work nell’intento di uniformare le ricerche in questo ambito e tentare di capire come gestire il problema del lavoro notturno nel rispetto della salute pubblica.

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