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Disegnare con la luce

di Elena Ramilli

Pubblicato il

Il light painting, che letteralmente significa “disegnare con la luce”, è una tecnica fotografica che sfrutta la luce artificiale per disegnare, modellare, creare linee e oggetti luminosi. D’altra parte, banale dirlo, ma la fotografia opera in stretta simbiosi con la luce: se non c’è alcuna fonte luminosa non esiste nemmeno la fotografia. È la luce infatti che colpisce la pellicola e la “impressiona”.

 

 

Un po’ di storia

Questa tecnica non è così giovane come si potrebbe pensare: i primi si hanno già nel 1914 quando Frank Gilbreth decise di monitorare il movimento di alcuni lavoratori con piccole luci e otturatore. Più che una velleità artistica il suo era un esperimento per studiare la produzione dei dipendenti e semplificarne il lavoro.

Il primo artista che esplorò il mondo della “pittura con la luce” fu Man Ray, i cui contributi più significativi sono nella sua serie “Space Writing”. Più avanti nella lista dei fotografi-pittori troviamo Gjon Mili, famoso fotografo degli anni 50 che collaborò per la rivista Life. Mili fu  uno dei pionieri della fotografia con luci artificiali e tra i primi a sperimentare l’uso del flash elettronico. Nel 1940 attaccò piccole luci agli stivali di pattinatori sul ghiaccio, aprì l’otturatore della sua macchina fotografica e creò quella che sarebbe stata l’ispirazione per alcune delle immagini più celebri  della storia del light painting. Nel 1949 conobbe Picasso e con lui decise di realizzare “opere di luce”, disegni che sarebbero scomparsi nel momento stesso in cui venivano creati, ma che la macchina poteva immortalare. Nacque così una nuova forma espressiva, frutto della sinergia creativa tra uno scienziato della luce e un genio del tratto. Di questi disegni di luce firmati da Picasso, il più famoso è  “Picasso disegna un centauro”. Dagli anni Cinquanta tra i numerosi artisti che adottarono questa tecnica ci furono  Andreas Feininger, Eric Staller, Jaques Pugin, Jozef Sedlak, etc.

Istruzioni per l’uso

Oggi, grazie alle moderne tecnologie, il light painting può essere realizzato da chiunque in modo molto semplice e fantasioso.

Gli strumenti necessari sono quattro: una fotocamera con possibilità di posa B (o un tempo di posa abbastanza lungo per poter creare gli effetti, ad esempio 5-10 secondi), un cavalletto o un punto d’appoggio stabile, una torcia o qualsiasi altra fonte luminosa (anche lo schermo illuminato di un cellulare) e naturalmente la notte (o una stanza molto buia).

Purtroppo le fotocamere digitali compatte spesso non hanno possibilità di posa B, ovvero la posa Bulb che ci permette di usare un tempo di esposizione personalizzato. Nonostante ciò anche con queste si può ottenere qualcosa sfruttando le modalità preimpostate –  “fuochi d’artificio”, “paesaggio notturno” o simili – con le quali l’obiettivo resta aperto alcuni secondi, in genere non più di 5. Migliori per questi esperimenti sono macchine reflex, alcuni tipi di bridge o anche alcune macchine , come la Holga, la Diana+ e la LC-A, tutte  munite della tanto menzionata posa B.

Fotocamera alla mano bisogna posizionarla alla distanza desiderata su un appoggio stabile, mettere a fuoco il soggetto aiutandosi con la torcia, impostare la massima apertura disponibile, posa B, e quindi scattare!  Ogni fonte luminosa è materia prima nelle proprie mani. Se si vuole modellare una persona o una natura morta, bisogna far scorrere vicino al soggetto la luce, in modo da evidenziarne le forme, con l’intensità e la velocità che più si desidera. Ovviamente più passaggi si fanno con la luce più intensità avrà quella parte (attenzione a non “bruciare” il soggetto!).  Una cosa importante è l’immobilità del soggetto: se mentre lo “spennelliamo” con la luce si muove, otterremo un effetto mosso, in alcuni casi sgradevole. Per questo inizialmente è meglio usare nature morte o qualsiasi oggetto inanimato.

Se invece si vogliono creare effetti strani e disegni nell’aria, bisogna rivolgere la fonte luminosa verso la fotocamera muovendola a piacere. Si possono così creare scritte e disegni e per accentuare l’effetto artificiale della fotografia basta  usare luci o gelatine colorate.

Com’è evidente le immagini frutto del light painting vanno al di là della razionale visione delle cose. Il tempo di posa prolungato ci permette di unire la realtà del soggetto ripreso con la fantasia “pittorica” del fotografo,  a volte rendendo labile il limite tra reale e surreale. Il bello delle esposizioni lunghe combinate con il light painting è che “appaiono fantasmi”, scie di colore e auree come fossero angeli custodi. Una fotografia ottenuta con questa tecnica è unica e irripetibile da chiunque.

Con la lomografica è possibile inoltre realizzare più scatti sovrapposti così da ottenere, in una sola foto, più immagini di una stessa persona oppure diverse situazioni sovrapposte.

Un altro gioco realizzabile consiste nell’integrare l’uso del flash, grazie al quale il soggetto in primo piano viene fissato e disegnato con assoluta precisione. Una volta usato, si può continuare a disegnare con la luce sempre in posa B, oppure realizzare uno scatto sovrapposto.

Per farla breve: le modalità sono varie e sembrano complesse, in realtà la tecnica è molto facile e alla portata di tutti.  Sono doverosi un po’ di tentativi  iniziali “ragionati” per capire il meccanismo e l’effetto che più ci piace, poi il resto sarà puro divertimento!

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