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Hardcore girls

di Andrea Sensoli

Pubblicato il

Partiamo dalle basi…L’hardcore americano, definito anche punk hardcore è una corrente musicale ma anche politica-sociale nata attorno al 1980 negli Stati Uniti, East Coast. Nato come movimento di reazione al governo di Reagan e volta alla conquista dei diritti civili delle classi meno abbienti, la scena rifiutava il perbenismo delle classi benestanti, la loro musica disco e soprattutto ripudiava il nuovo ordine socio-politico che si stava diffondendo rapidamente nel Paese.

Black Flag, Minor Threat, Dead Kennedys, BadBrains, Adolescents vi ricordano qualcosa?

Probabilmente no, ma non preoccupatevi…siamo in Italia.

Anche se potrebbe sembrare assurdo, parliamo di donne. L’ hardcore è’ stato la prima corrente del rock priva di una vera componente sessuale e la partecipazione delle donne ai concerti era rara. Ma proprio per questo fatto risulta interessante capire il motivo di tale particolarità.

Il movimento era composto da un mix di fattori come violenza, aggressività, adrenalina e frenesia. Ma per coloro che appartenevano al movimento, il sesso rappresentava un fattore di distrazione adolescenziale. Proprio perché si voleva creare qualcosa di nuovo, o meglio distruggere rabbiosamente quel qualcosa che si stava imponendo, occorreva spendere energie solo a tal fine. Le band e i kids hardcore cercavano (a loro modo) di creare una cultura sovversiva capace in qualche modo di cambiare lo status-quo dell’epoca negli Stati Uniti. E così ci fu l’esplosione di etichette indipendenti, testi e musica che non avevano niente a che fare con orizzonti, amore e pace fraterna. Uno dei motti più famosi dell’ epoca era proprio “Live fast die young!” e facilmente si può intuire il perché.

I kids trattavano le ragazze hardcore come estranee, nonostante alcune di loro venivano accettate in veste di fotografe, DJ o redattrici di fanzine. Nella maggior parte dei casi si trattava di ragazzine che venivano maltrattate e sfruttate come fossero oggetti. Ma questo cosa significava? Per le band e per i loro sostenitori esse rappresentavano solamente una pericolosa valvola di sfogo, e generalmente non veniva riconosciuto loro un ruolo, ma venivano allontanate. L’unica cosa che potevano offrire era il sesso e proprio per questo non erano le benvenute sulla pista e nel mosh pit, a meno che fossero dei veri maschiacci. Ma esse come si sentivano realmente ? Potevano essere protagoniste in un sistema che le rifiutava?

La maggior parte delle fanciulle hardcore rifiutava ogni forma di femminilità. Molti tra i protagonisti della scena raccontano come in  luoghi ci fossero poche veneri, ma solo ‘brutti rospi repellenti’, al contrario delle numerose sgualdrine cotonate presenti nei backstage dei concerti metal. Tra hardcore girls non esisteva né cameratismo né coesione, e per attirare l’attenzione era comune truccarsi pesantemente, indossare mini di pelle con borchie, ma soprattutto conoscere la musica e fare stagediving. Le fonti raccontano con insistenza come le ragazze di Washington fossero pulite, quelle di New York portavano invece reti da pesca imbrigliate, mentre quelle di San Francisco erano tendenzialmente lesbiche.

Da quel momento in avanti, sapendo di non essere considerati a dovere, i pochi gruppi al femminile aprirono la strada al sottogenere Riot Girl (ragazze in rivolta). Linup composte da donne che diffondevano tramite i loro testi tematiche forti come stupri, abusi domestici, predominio maschile, femminismo ma che evidentemente non raggiunsero mai fama e riconoscimento. Quello che invece va riconosciuto è che le prime band al femminile furono di grande influenza per quel movimento che sarebbe nato di li a breve: il movimento Indie.

I’m bored of the sleazy make-up

I’d fuck any guy in town

Your life’s a total mess-up

Why the hell do you hang around?

Adolescents, L.A Girl

Fonti:    American punk hardcore, Steven Blush (Shake edizioni 2007)

Post-punk 1978-1984, Simon Reynolds (Isbn edizioni 2006)

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